Nel mondo digitale sembra quasi impossibile che si possa alzare la cornetta di un telefono, comporre un numero e parlare con un’altra persona. Pronto, Presidente come sta? «Bene e lei? Che idea si è fatto su quello che sta accadendo con l’inchiesta a Milano?». Seguiamo la vicenda e vediamo gli sviluppi, rispondo, pensando a quello che fu Mani Pulite per il capoluogo lombardo, troppo presto per trarre conclusioni. La conversazione avviene senza messaggini, Zoom, o WhatsApp. E avviene che dall’altra parte del filo ci sia Giuliano Amato per parlare del mondo che abbiamo fuori dal nostro sistema analogico: la rete.
Amato, oltre ad essere stato un cardine delle istituzioni in qualità di presidente del Consiglio (lo fu proprio durante l’inchiesta avviata nel 1992), ministro, presidente della Corte Costituzionale, è la persona ideale per conoscere cosa si muove nell’ecosistema delle regole e della concorrenza, lui che ha guidato anche l’Antitrust. Milano Finanza lo ha intervistato per sapere cosa pensa del nuovo dominio che Google sta mettendo in piedi a proposito dell’informazione digitale nel suo nuovo sistema di Intelligenza Artificiale. Una cosa già concreta, soprattutto su cui si può già discutere.
Risposta. La sua preoccupazione ha un grande fondamento. Google è cresciuto più velocemente dello skyline di Milano. Non conosciamo il suo codice sorgente, non viene reso noto come funziona l’algoritmo e gli utilizzatori non possono cambiare. Se io e lei, che abbiamo sette amici, creassimo un sistema chiuso, non faremmo danno a nessuno, se lo fa Google il discorso cambia completamente.
R. Sì.
R. Su Google ci ha messo gli occhi il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (uno dei due bracci operativi dell’antitrust americano, l’altro è la Federal Trade Commission, ndr) che sta indagando da tempo.
R. Sì. Una cosa è dire “voi europei non potete tassare le Big tech perché sono americane”. Un’altra è ragionare sul fronte interno, dove l’Antitrust ancora oggi funziona sul principio populistico di difendere i deboli dai grandi, che è poi il credo dello Sherman Act, la prima legge sulla concorrenza approvata negli Stati Uniti e che ha dato luogo a tutte le altre leggi antitrust. La legge antitrust si trova oggi ad operare in un clima populista, seppur diverso dallo stesso clima della fine dell’ottocento.
R. Di monopolio. E lo ha fatto davanti alla corte distrettuale di Washington che nell’agosto del 2024 ha stabilito che Google ha costretto soggetti come Apple e Mozilla a installare nei loro apparecchi Google Chrome. In questo modo, l’utente non ha possibilità di cambiare motore di ricerca in un sistema in cui Google controlla la ricerca medesima all’89%, che diventa 95% sui cellulari. Il governo americano agisce nei confronti del colosso per evidente monopolizzazione delle ricerche digitali e tale monopolizzazione è stata attestata dalla sentenza, che ha rinviato ad una seconda sentenza per i rimedi.
R. No. Ci si attende la sentenza in agosto e il governo statunitense ha chiesto che Google Chrome si separi da Google, per evitare questa monopolizzazione.
R. Sì, gli avvocati di Google hanno difeso l’operato della piattaforma e hanno sostenuto che le cose sono un po’ cambiate da quando è nata ChatGpt, ma il governo ha insistito sul punto.
R. L’avvocato del governo Usa ha infatti detto che se non si trova un accordo sui rimedi lo Stato agirà nei confronti di Google come monopolizzatore dell’Intelligenza Artificiale. Il giudice non si è ancora espresso ma è evidente che, se il sistema Gemini diventa chiuso, la cosa diventa ancora più importante perché non si saprà come viene programmata l’AI e come funziona l’algoritmo.
R. L’impatto sul giornalismo e sulla libertà di informazione è una cosa importantissima. per recuperare a questo deficit di competitività ho proposto di creare un Cern europeo.
R. È un bel paragone. Sì, le cose stanno così, l’autostrada non avrà più uscite, decide lei dove vai a finire. L’autostrada deve indicare dove si trovano i siti.
R. Mi sorprende ma va detto che Trump non ha mostrato di conoscere la virtù della coerenza. E anche l’Antitrust americano ha vissuto una fase in cui si pensava che tutto potesse essere regolato dal mercato, poi negli ultimi sette anni grazie all’azione di una giovane studiosa, Lina Khan, che ha poi guidato la Federal Trade Commission e che non è stata riconfermata, ha cambiato atteggiamento e cominciato a perseguire gli over the top.
D. Lina Khan ha scritto un testo fondamentale come il Paradosso di Amazon.
R. Sì un testo che è diventato un modo di pensare e l’Antitrust Usa ha continuato ad agire in modo aggressivo nei confronti dei giganti digitali.
D. Il prossimo libro dovrà essere Paradosso Trump.
R. Sì, vediamo come finisce. (riproduzione riservata)