Occorre «vigilare con rigore affinché le informazioni riservate non siano usate per intimidire, manipolare, ricattare, screditare il servizio di politici, giornalisti o altri attori della società civile». Lo ha dichiarato papa Leone in un’udienza agli 007 italiani, nel centenario della fondazione del servizio di Intelligence, ringranziandoli del lavoro che «vi investe della grave responsabilità di monitorare costantemente i pericoli che potrebbero affacciarsi sulla vita della Nazione, per contribuire soprattutto alla tutela della pace». Si tratta - ha aggiunto il Pontefice - di un «lavoro impegnativo, che anche per la sua riservatezza spesso corre il rischio di essere strumentalizzato, ma che è di grande importanza per cogliere in anticipo eventuali scenari pericolosi per la vita della società».
Il Pontefice ha posto «l'accento sull’etica della comunicazione». Negli ultimi decenni e oggi la rivoluzione digitale è «qualcosa che semplicemente fa parte della nostra vita e del nostro modo di scambiarci informazioni e di relazionarci». Inoltre «l'avvento di nuove e sempre più avanzate tecnologie ci offre maggiori possibilità, ma al tempo stesso ci espone a continui pericoli». Ecco che, osserva Leone, «lo scambio massiccio e continuo di informazioni chiede di vigilare con coscienza critica su alcune questioni di vitale importanza: la distinzione tra la verità e le fake news, l'esposizione indebita della vita privata, la manipolazione dei più fragili, la logica del ricatto, l'incitamento all'odio e alla violenza».
È necessario inoltre che «vi siano dei limiti stabiliti secondo il criterio della dignità della persona e che si resti vigilanti sulle tentazioni a cui un lavoro come il vostro vi espone». Insomma il Pontefice chiede agli 007 «fate in modo che le vostre azioni siano sempre proporzionate rispetto al bene comune da perseguire e che la tutela della sicurezza nazionale garantisca sempre e comunque i diritti delle persone, la loro vita privata ai familiari, la libertà di coscienza e di informazioni, il diritto al giusto processo». In questo senso, ha osservato, «occorre che le attività dei servizi siano disciplinate dalle leggi debitamente promulgate e pubblicate che vengano sottoposte al controllo e alla vigilanza della magistratura e che i bilanci siano sottoposti ai controlli pubblici e trasparenti». (riproduzione riservata)