Palermo oggi: dove mangiare, cosa vedere e perché andarci ora
Palermo tra arte, cucina e luoghi nascosti: un viaggio tra chef stellati, palazzi segreti e un fascino che resta anche dopo la partenza
Palermo È sempre un’emozione. Il centro della città si apre con quel misto di sontuosità e decadenza, storia stratificata e tensione verso il recupero e la trasformazione. Come molti viaggiatori del passato siamo scesi allo storico Hotel Des Palmes, che deve il suo nome al giardino di palme, ora scomparse, che lo incorniciavano.
Una targa ricorda il lungo soggiorno di Richard Wagner, e famiglia, che qui terminò di comporre il Parsifal. L’occasione è il congresso biennale dell’Associazione La Sicilia di Ulisse, che riunisce tutto il meglio dell’hôtellerie, della ristorazione e dell’enologia siciliana. Si ritrovano così alcuni degli chef che nei loro ristoranti di Palermo e dintorni presidiano la tradizione millenaria dell’isola e il suo patrimonio gastronomico, ognuno con un tocco di originalità tutto suo. Come I Pupi a Bagheria, una stella Michelin, di Tony Lo Coco, insieme con la moglie Laura.

Una festa di creatività fatta di «esperienze passate, ricordi di viaggi, suggestioni, memorie d’infanzia, innamoramenti». Sempre nella città delle ville, nota per le sue sfarzose residenze barocche, si trova Limu (una stella Michelin) con lo chef Nino Ferreri e i suoi piatti siciliani elaborati in modo moderno e innovativo per «esaltare il meglio che la natura offre», racconta.

Oppure l’Osteria dei Vespri, nel settecentesco Palazzo Valguarnera-Gangi (Luchino Visconti vi ambientò la scena del ballo nel Gattopardo). La cucina è orchestrata da Alberto Rizzo in un’armonia di tradizione e incursioni territoriali di vari altrove. Al MEC (Meet Eat & Connect), a due passi dalla Cattedrale Arabo Normanna, si cena invece nel primo Museo della Rivoluzione Informatica in Sicilia, nella cornice di Palazzo Castrone Santa Ninfa.
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Lo chef Carmelo Trentacosti, altro stellato Michelin, gioca tra forme e colori con un menu di raffinato incrocio di culture gastronomiche. Nel cuore della Vucciria c’è Gagini, chiamato così perché tra le mura che nel ’500 ospitavano l’atelier dello scultore Antonello Gagini. Qui la chef Tiziana Francoforte offre un’esperienza olistica tra arte, musica, territorio e creatività pop. Dopo l’estasi delle papille, il piacere dell’arte.

La Fondazione Le Vie dei Tesori, fondata da Laura Anello per valorizzare il patrimonio culturale siciliano, introduce ad alcuni luoghi palermitani (sono molti di più) altrimenti inaccessibili. Lungo la passeggiata si passa accanto a monumenti come La Fontana di piazza Pretoria, con le famose 48 statue, messa in opera nel 1554 dal fiorentino Francesco Camilliani per la famiglia Toledo, e venduta nel 1573 alla città di Palermo. Una dopo l’altra si aprono altre porte segrete.

Al Palazzo delle Poste viene aperto il piano della dirigenza, con arredi originali degli anni Trenta e i grandi affreschi futuristi di Benedetta Cappa (moglie di Filippo Tommaso Marinetti) e di Paolo Bevilacqua. Al pianterreno si conserva ancora il casellario usato dai soldati americani per gestire la corrispondenza, dopo lo sbarco nel 1943. Ecco il settecentesco Palazzo Costantino, nella sua nostalgica decadenza, spogliato di arredi e di parte delle decorazioni, a parte alcuni affreschi dei soffitti, come La battaglia di Costantino di Giuseppe Velasco, oggi ospita esposizioni di arte contemporanea.

Si è a un passo dai Quattro Canti, cuore barocco della città, e dall’inaspettato Oratorio di San Pietro ai Crociferi, con la cappella affrescata nel ’700 da Guglielmo Borremans, in via Maqueda. I piani superiori della casa conventuale sono utilizzati per mostre temporanee. D’altra parte, da quando ha ospitato la biennale d’arte Manifesta, Palermo ha cominciato ad attirare collezionisti, fondazioni e gallerie, come Hauser & Wirth che ha acquistato Palazzo Forcella De Seta. Alla collezione de Le Vie dei Tesori si è aggiunta ora Casa Savona, un appartamento del 1931, decorato in stile Art Déco da Gino Morici, rimasto sigillato fino a oggi (visitabile a maggio prima dei restauri).

Con Rosario Schicchi, Professore ordinario di Botanica all’Università di Palermo e Direttore dell’Orto Botanico si visita questo museo naturale, tra piante secolari, alberi di agrumi, la collezione di palme e gli alberi di avocado dalle foglie profumate (che ispireranno un profumo).

Nel suo romanzo Dimenticare Palermo la scrittrice francese Edmonde Charles-Roux (Premio Goncourt 1966) descrive la città come «uno stato d’animo». E quello che si prova quando la si lascia è sospeso tra senso di scoperta, sottile malinconia per un passato splendore e curiosità per gli sviluppi futuri.(Riproduzione riservata)
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