Palazzo del Lavoro a Torino e Torri Ligini a Roma in cerca di destinazione. Non c’è soltanto l’anno di costruzione, il 1961, ad accomunare il destino di due asset core nel portafoglio immobiliare di Cdp Real Asset. Ma anche il fatto che, dopo tanti anni in stato di abbandono e tentativi di riqualificazione, i due edifici aspettano di avere finalmente un impiego.
Si tratta di palazzi che per posizione o blasone architettonico spiccano nel parco immobili della Cassa rispetto ad altri 88 palazzi presenti nei fondi della controllata della Cassa che dal 2022 ne gestisce il business degli interventi di valorizzazione e di rigenerazione urbana.
O per lungaggini dovute all’identità del nuovo investitore o perché in Ferrovie dello Stato c’è stato un cambio di rotta rispetto ai piani originari del vecchio amministratore delegato Luigi Ferraris, la nuova gestione di Antonino Turicchi – ex Fintecna, da ottobre a capo di Cdp Real Asset – non è riuscita a imprimere una sferzata nell’impiego degli oltre 106 mila metri quadri del Palazzo del Lavoro e delle Torri Ligini che, nel patrimonio di Cassa, sono vuoti da decenni.
Progettato da Pier Luigi Nervi con la collaborazione di Gio Ponti per il centenario dell’Unità d’Italia e costruito nel parco denominato Italia ’61 a Torino, il Palazzo del Lavoro (43 mila metri quadrati) dista pochi km dal centro del capoluogo piemontese, lungo le rive del Po a due passi dal Campus dell’Onu.
Da simbolo della Torino del boom economico, l’immobile in stato di abbandono è diventato una cartolina della deindustrializzazione: la posizione alle porte sud, a detta del mondo imprenditoriale sabaudo, ne fa un pessimo biglietto da visita per la città nei confronti della comunità internazionale che ogni giorno transita nell’area in direzione dello staff college delle Nazioni Unite.
Fino alla metà degli anni ‘80 è stato sede del Bureau International du Travail, ma da allora è rimasto sostanzialmente in disuso. Centro commerciale, polo universitario e museo della scienza: sono stati molti i progetti di riqualificazione su cui le istituzioni cittadine si sono confrontate. L’ultimo che sembrava prendere corpo è quello di farne un polo culturale promosso dal fondo sovrano del Qatar: Al Mayassa bint Al-Thani, sorella dell'emiro e nota come «la sceicca dell'arte», puntava a trasformare l'edificio in un museo d’arte moderna con un investimento di circa 500 milioni di euro.
Committente e grandi fondazioni cittadine come la Compagnia di San Paolo – con tanto di finanziamento concesso da Intesa Sanpaolo che a Torino ha la sede – erano pronti a essere coinvolti. Poi, sul progetto in rampa di lancio, sono tornati il silenzio e le voci dell’ennesimo naufragio. Da Cassa spiegano che il progetto va avanti e che il rallentamento sarebbe dovuto solamente alle procedure interne dell’investitore internazionale.
A Roma, invece, a cinque minuti a piedi dalla Nuvola di Fuksas all’Eur, anche le Torri Ligini, ribattezzate nella Capitale le «Torri di Beirut», hanno un destino travagliato di cui non si intravede la fine. Progettati da Cesare Ligini, i tre edifici di 53 mila metri quadrati sono in stato di abbandono dagli anni ‘70, quando l’ultimo inquilino era stato il Ministero delle Finanze.
Da allora si sono succeduti vari progetti di riconversione a cominciare dalla trasformazione in hotel, fino alle ultime proposte più concrete di riqualificare gli immobili in head office di Tim (progetto stracciato nel 2017 dall’ex ceo Flavio Cattaneo), in sede di qualche authority europea e di alcune società non core del gruppo Fs.
Il piano firmato dall’ex ceo di Ferrovie Ferraris aveva fatto partire i lavori di rigenerazione che dovrebbero terminare nel secondo semestre. Ma per ospitare chi? Secondo quanto risulta a Milano Finanza il nuovo amministratore delegato Stefano Donnarumma (subentrato a Ferraris nel giugno 2024) ha preferito risparmiare sui costi futuri di affitto dopo un’analisi interna e un’ottimizzazione degli spazi immobiliari del gruppo.
Pare che ora, nel contratto stipulato con Cdp, possano subentrare alcune amministrazioni dello Stato, che nelle ultime settimane hanno messo gli occhi sui tre palazzi e per cui le metrature potrebbero risultare più idonee. (riproduzione riservata)