C’è un nuovo oggetto del desiderio tra gli investitori che guardano a Wall Street: con una corsa scatenata sul Nasdaq sta facendo impallidire le performance stellari, ultimamente un po’ appannate, di Nvidia e delle altre big tech americane. Si tratta di Palantir, quotata nel 2020 e guidata dai guru della tecnodestra Usa Peter Thiel e Alexander Carp.
La società - il cui nome fa riferimento alle pietre della preveggenza descritte da Tolkien nella trilogia del Signore degli Anelli - ha messo il turbo a cavallo delle elezioni presidenziali del novembre scorso e da allora non ha smesso di correre realizzando un exploit sul parterre del 146% da inizio anno e di oltre il 500% a un anno.
I due fondatori rappresentano il cuore di quella new wave della supremazia tech tanto cara a Trump, vecchie conoscenze dell’entourage della nuova amministrazione repubblicana. A partire dal vice-presidente Jd Vance storico amico e mentore di Thiel. Di fatto, il duo ha sostituito il controverso Elon Musk dopo il progressivo raffreddamento dei rapporti con Trump. Thiel e Karp lo hanno soppiantato e stanno consolidando settimana dopo settimana il rapporto sempre più stretto tra l’azienda di software, AI e commesse governative dell’apparato Usa: intreccio tra politica e business che sta facendo la fortuna dell’azienda.
Oltre metà del fatturato di Palantir è infatti figlia di commesse pubbliche, a partire dalla difesa e dall’esercito, passando per salute ed economia. Le poderose piattaforme di elaborazione dati e di intelligenza artificiale hanno vinto ricchi contratti governativi. Soprattutto sul piano militare e non solo negli Usa. Tra i più ghiotti stipulati nei mesi scorsi quelli con la Nato, il cui sistema - Maven Smart System Nato - verrà impiegato in operazioni congiunte dell’alleanza.
Del resto il business della difesa è all’origine della nascita della stessa Palantir, creata nel 2003 all’indomani degli attentati dell’11 settembre sulla spinta di una necessità di rafforzare le difese contro il terrorismo. Un tema caro a Thiel e Karp, propugnatori di una nuova dottrina: una sorta di repubblica tecnologica libera da vincoli e predisposta alla tutela della nazione a fronte delle minacce sempre più incombenti per la sicurezza degli Usa.
Il primo contratto veniva da un veicolo finanziario della Cia: un gigantesco data center, una sorta di nuovo Grande Fratello, offerto da subito al governo Usa e alle sue appendici. Dalla difesa agli apparati di sicurezza, all’esercito, fino di recente al governo di Israele, impegnato nel conflitto con Hamas e cliente del gruppo. Da lì il cammino in discesa: grazie alle commesse governative le applicazioni dei software sono state trasmigrate per usi civili e commerciali con clienti tra le più grandi multinazionali globali.
Da qui è partita la lunga rincora di Palantir che - commessa dopo commessa - nel 2024 ha chiuso i conti con ricavi a 2,8 miliardi, quasi raddoppiati nell’ultimo triennio, con utili netti per 462 milioni. Dopo una partenza stentata che ha visto bruciare dall’anno della quotazione, il 2020, ben 2 miliardi di dollari, il business di Palantir ha dimostrato di saper crescere a doppia cifra anno su anno.
Anche nel primo semestre di quest’anno ha confermato il trend ormai più che profittevole: i ricavi sono saliti a sfiorare 1,9 miliardi, con gli utili a quota 546 milioni. Il tasso di marcia nella crescita di fatturato e margini è ora del 48% annuo e dai conti emerge la stretta dipendenza dalle commesse pubbliche. Dall’amministrazione americana arrivano tuttora un miliardo di ricavi a fronte di meno di 900 milioni di ricavi dalle commesse commerciali.
Lo scorso 4 agosto, alla presentazione dei conti del semestre, l’azienda ha fornito la guidance sull’intero 2025. Stima ricavi intorno a 4,1 miliardi, con un utile operativo di 1,9 miliardi e flussi di cassa liberi tra 1,8 e 2 miliardi.Il gruppo non ha di fatto debiti e ha una posizione di liquidità a fine giugno del 2025 per 6 miliardi. Cassa investita per oltre 5 miliardi in titoli di Stato Usa a breve termine.
Le premesse per far bene in borsa, come si vede, ci sono tutte. A partire da quello stretto legame instaurato dai cantori della supremazia tecno con i centri nevralgici dell’amministrazione trumpiana che stanno sostenendo a colpi di commesse milionarie la crescita di Palantir.
Ma l’enfasi borsistica riservata alla società sta sfidando la legge di gravità. Vero che le prospettive sono di un tasso di crescita intorno al 50% dei ricavi, ma le quotazioni paiono più che sopravvalutare le virtù del gruppo. Palantir infatti capitalizza ormai poco più di 440 miliardi di dollari. Nell’agosto di un anno fa la market cap era di soli 60 miliardi e prima delle elezioni del novembre scorso era di poco più di 100 miliardi.
Come si vede un incremento di valore esplosivo che ha più a che fare con la vicinanza di Thiel e Karp al cerchio magico di Trump che non ai fondamentali della società.Certo la crescita nei numeri è indubbia, ma il valore odierno di mercato di Palantir dice che l’azienda viene valutata oltre 200 volte gli utili che produrrà a fine del 2025, 100 volte il suo fatturato stimato a fine esercizio.
Tanto per dare un’idea della distanza abissale di valutazioni tra il nuovo re del firmamento borsistico Usa, val la pena confrontarla con i big del tech Usa. Nvidia con i suoi 4.400 miliardi capitalizza vale dieci volte Palantir, ma produce utili per 72 miliardi quasi 40 volte i profitti attesi da Palantir a fine anno.
E il rapporto prezzo/utili di Nvidia si attesta a 60 volte, non certo a 200 come Palantir.Apple ha un rapporto prezzo e utili per azione di 35 volte; Microsoft con i suoi 3,9 miliardi di valore di borsa vanta un p/e di 38 e cosi via.
Dalla sua Palantir ha crescite dei ricavi del 50% annuo mentre i grandi big hanno ormai crescite più contenute. Microsoft cresce in media del 15%; Apple a una sola cifra percentuale; Alphabet che quota 21 volte gli utili sta crescendo negli ultimi 2 anni a ritmi di fatturato di poco più del 10%. Solo Nvidia ha ancora tassi eclatanti dell’80% a ritmi superiori a Palantir, quotando però 60 volte gli utili e non 200.
A trainare i prezzi in borsa oltre al retail ci sono i grandi fondi globali. In Palantir i primi soci sono BlackRock e Vanguard. Thiel dal canto suo possiede 100 milioni di azioni della società pari a poco meno del 5% per un controvalore di poco meno di 20 miliardi. La quota di Karp è la metà di Thiel: poco più di 50 milioni di titoli per 10 miliardi di valore patrimoniale. (riproduzione riservata)