Le bigtech hanno un ruolo centrale nel mondo dei pagamenti. Perciò occorre che le autorità Ue siano pronte a intervenire per garantire il rispetto della concorrenza e l’accesso ai servizi da parte dei cittadini. Il rischio è anche quello di «ecosistemi chiusi» che impediscano la parità di condizioni rispetto a soggetti terzi. Senza adeguate contromisure non solo i concorrenti ma persino le autorità pubbliche potrebbero essere escluse da sistemi chiave nei pagamenti. È quello che potrebbe avvenire persino per l’euro digitale.
Perciò la Bce ha alzato l’attenzione su Apple Pay dopo l’indagine avviata dalla Commissione Ue. Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della banca centrale, ha inviato sul tema il 19 aprile una lettera di tre pagine alla vicepresidente della Commissione Ue Margrethe Vestager e al commissario per il Mercato interno Thierry Breton.
Tutto è iniziato nel 2022, quando Bruxelles ha informato Apple in via preliminare di abuso di posizione dominante sui wallet negli iPhone. L’accusa è quella di restringere l’accesso alla tecnologia usata per i pagamenti contactless con lo smartphone nei negozi (la Near-Field Communication o Nfc, chiamata da alcuni «tap and go»). La Commissione Ue ha rilevato che Apple Pay era l’unico wallet che poteva accedere all’input Nfc necessario per le transazioni.
La società americana secondo le regole europee rischia una multa fino al 10% del fatturato. In risposta all’azione Ue, Apple si è offerta di aprire la tecnologia a terzi che così potrebbero operare con sistemi diversi da Apple Pay. Ma il diavolo è nei dettagli.
La Bce ha osservato che Apple, nonostante gli impegni, non darebbe a terzi pieno accesso al cosiddetto «secure element», cioè a un processore nello smartphone dove sono registrate informazioni necessarie per le transazioni (come quelle della carta di credito collegata a Apple Pay).
Di conseguenza il risultato potrebbe essere «un’esperienza d’uso non alla pari rispetto a quella offerta da Apple Pay in termini di autenticazione e velocità di transazione», ha rilevato la Bce nella lettera.
La questione si può sintetizzare così: Apple ha accettato di consentire a tutti gli operatori di trasferire le informazioni dallo smartphone al negozio quando si fa un pagamento, ma resterebbe l’unica ad accedere ai dati conservati nel secure element. Altri operatori invece dovrebbero passare da server esterni, offrendo così un servizio più lento e meno agevole.
Questo problema riguarderebbe altri soggetti privati, ma anche la Bce nel caso dovesse emettere un euro digitale. Gli impegni di Apple «non garantirebbero, di per sé, pagamenti in euro digitali fluidi e user-friendly», ha rilevato Francoforte.
Ci sono altri punti critici nelle proposte avanzate finora da Apple, secondo la Bce. Uno riguarda i pagamenti offline, quelli cioè in grado di essere conclusi anche in assenza di connessione a internet. In questo caso i server esterni sarebbero di fatto irraggiungibili. «L’accesso al secure element è fondamentale per i pagamenti offline in euro digitali su dispositivi mobili», ha osservato la Bce. «Pertanto gli impegni proposti da Apple, che non prevedono l’accesso completo al secure element degli smartphone iOS, non agevolerebbero i pagamenti offline con euro digitali sugli iPhone».
Inoltre l’indagine antitrust della Commissione Ue e la successiva risposta di Apple sono limitate alle transazioni nei negozi attraverso iPhone. Ma la Bce ha osservato che molte tipologie di pagamento sono rimaste escluse. In particolare, se si resta ai negozi, non sono stati considerati strumenti come Apple Watch. Ciò significa che questi pagamenti passeranno sempre attraverso ApplePay e non attraverso un’app di terze parti.
Inoltre il tema dell’e-commerce non è stato per nulla affrontato da Bruxelles e Apple. Così secondo la Bce «le app di pagamento di terze parti non possono offrire un’esperienza utente pari a quella di ApplePay nei casi di e-commerce e mobile-commerce in cui è necessario l’accesso al secure element per fare il check-out direttamente senza essere reindirizzati a un’app separata».
Infine la banca centrale ha rilevato che anche i pagamenti da persona a persona non sono stati considerati nell’indagine Ue. «Questo caso d’uso è fondamentale per l’euro digitale», ha osservato Francoforte.
La palla passa ora alla Commissione e a Apple per capire come risponderanno ai rilievi della Bce. Il caso Apple Pay mostra intanto la necessità di monitorare l’espansione delle bigtech nei pagamenti e più in generale nel settore finanziario. In tal senso, accanto alla regolamentazione, appare sempre più importante l’offerta di una moneta pubblica elettronica come l’euro digitale, tale da garantire a tutti parità di condizioni. (riproduzione riservata)