Sul tavolo degli azionisti di Bancomat spunta il dossier Consorzio Cbi. È la società creata nel 2008 sotto l’egida Abi e partecipata da circa 400 banche e altri intermediari che gestisce il sistema dei pagamenti fra imprese (con più conti correnti bancari) e fra aziende e pubblica amministrazione, a cui aderiscono il 68% degli istituti che compongono il settore bancario italiano. Oltre a pagare tutte le fatture emesse dalle imprese e dalle amministrazioni pubbliche, l’infrastruttura consente ai clienti di saldare via internet anche le bollette.
La società è presieduta da Salvatore Maccarone, ex deus ex machina del Fidt intervenuto in alcune crisi bancarie (Tercas e Carige) ed è guidata da Liliana Fratini Passi. In cda siedono i rappresentanti delle principali banche italiane.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, un’aggregazione sarebbe allo studio dei grandi soci insieme a diversi altri dossier, visto che consentirebbe di creare un polo infrastrutturale integrato della monetica, forte sia sul lato retail che su quello corporate. Si tratta ancora di un esame alle fasi iniziali, ma c’è l’interesse a creare una filiera tecnologica dei pagamenti mettendo insieme varie società.
Quello di Cbi infatti è un business ancillare dal punto di vista della tecnologia per Bancomat. Inoltre, la carta d’identità degli azionisti dei due gruppi è la stessa. Nata su impulso di oltre 100 banche italiane per gestire i circuiti di pagamento e prelievo, Bancomat fa capo ora al Fsi di Maurizio Tamagnini, diventato primo socio con il 42,9% delle quote dopo un aumento di capitale che ha rimescolato le carte nell’azionariato. Gli altri soci forti sono Intesa, Banco Bpm, Bper e Iccrea, legati a Fsi da un patto parasociale che vincola il 74,7% del capitale.
L’operazione potrebbe passare da un’ulteriore iniezione di risorse fresche visto che la cassa disponibile, come raccontato da questo giornale, verrebbe usata da Burlando per internalizzare competenze per sviluppare nuovi servizi e spingere i ricavi commissionali. Arrivato a giugno, il ceo è al lavoro sul piano industriale che verrà presentato a inizio 2025 e che punta a fare di Bancomat una sorta di moneta digitale del Paese, ampliandone i servizi offerti: dal prelievo agli Atm al pagamento sui Pos, dall'e-commerce al trasferimento di denaro tra privati fino al pagamento delle bollette, della spesa al supermercato connessa alle tessere fedeltà e dei conti da saldare con la PA.
Fsi mira a fare di Bancomat il grande polo nazionale dei pagamenti alternativo a Nexi assieme agli investimenti nella monetica (Numia, cioè l’ex Bcc Pay e Banco Bpm). Cbi sarebbe un altro tassello. (riproduzione riservata)