skin track
Piaceri

Ospiti a Cortina nelle case più belle della regina delle Dolomiti

di Manuela Stefani
Leggi dopo
tempo di lettura

Più che un libro, è una dichiarazione d’amore: quella di una raffinata signora francese, Servane Giol, scrittrice ed esperta d’arte, di design e di moda, che si è innamorata di Cortina più di venticinque anni fa, quando l’ha conosciuta accompagnata dal futuro marito, Giovanni Giol, la cui famiglia materna è originaria del Cadore e che ha qui una casa. E più che un libro, è un affresco. Colorato come un murale, dettagliato come una miniatura, affollato di personaggi come un presepe. Brulicante di animali, uccelli, fiori, oggetti, storie, natura e vita. Come è questo celebre paese di montagna, d’altronde: una cartolina con le sue cime pallide di giorno e rosa al tramonto, i boschi abitati da tutte le specie selvatiche, i dolci prati, i tetti spioventi, i rintocchi delle campane. E come sono le sue case, decorate e bellissime, foderate come scatole di legni intarsiati, sfolgoranti di colori e scrigni di collezioni disparate e sorprendenti.

Un salotto della casa di Marta Marzotto realizzato da Luigi Vietti.
Un salotto della casa di Marta Marzotto realizzato da Luigi Vietti.

Un luogo a parte, diverso da qualsiasi equivalente alpino, che da generazioni, almeno per gli italiani, incarna un mito: per la sua eterna bellezza, il prestigio nato dai film che vi sono stati ambientati, l’aura degli habitués (intellettuali, imprenditori e divi) che l’hanno frequentato, per gli eventi mondani, le boutiques di lusso, gli alberghi esclusivi, le piste, le gare e tutto il resto.

Servane Giol è l’autrice del libro dedicato a Cortina e alle sue iconiche case.
Servane Giol è l’autrice del libro dedicato a Cortina e alle sue iconiche case.

«La prima volta che sono arrivata a Cortina, Giovanni mi aveva iscritta a una gara di sci benefica che si teneva sulle piste della Tofana», racconta Servane. «Sopravvalutavamo entrambi le mie doti di sciatrice: superata la prova del countdown in italiano, lingua che ancora non parlavo, mi ritrovai, infatti, sulla discesa più ripida che avessi mai affrontato. Fu solo quando arrivai a Piè Tofana, col cuore in gola, ma fortunatamente tutta intera, che mi guardai intorno e vidi il panorama mozzafiato che mi circondava. Fu amore a prima vista, misto ad adrenalina pura. Questo sentimento, da allora, non mi ha più lasciato».

La copertina del libro La Regina delle Dolomiti (Marsilio Arte).
La copertina del libro La Regina delle Dolomiti (Marsilio Arte).

Un lieu de rêve, insomma, al quale La regina delle Dolomiti (Marsilio Arte, 2024) rende omaggio, raccontandone passato e presente, sport estivi e invernali, riti religiosi e sociali, arti, mestieri e ricette. E aprendo le porte delle sue più iconiche abitazioni, catturate nella loro segreta intimità. Pagina dopo pagina, la narrazione procede su un doppio binario, quello delle parole di Servane e quello delle immagini di Mattia Aquila, fotografo creativo specializzato in interior design e architettura, e il libro si fa alternativamente romanzo, atlante, sceneggiatura teatrale e fiaba. Protagonista, un mondo fervoroso e antico che non dimentica le sue radici e si specchia nelle sue case: un po’ fienili e un po’ chiese di montagna, per via delle balaustre in legno intagliato a mano dai falegnami locali e perché sono piene di oggetti, di candele e di fiori, sospese tra luce e ombra come i boschi, esprimono gran gusto conservando «una rustica fragranza». Parole non di uno qualsiasi, ma del grande Indro Montanelli, che amava Cortina e vi trascorreva lunghi periodi nella sua villa La Montanella. Le case di Cortina, infatti, hanno sempre un sapore rétro e contengono vivide testimonianze della vita che si viveva e ancora oggi si vive fuori dalle loro porte. Così, alle pareti di ingressi e sale, sono appesi i palchi dei cervidi, allusioni alla caccia che è un’attività tradizionale da queste parti, mentre le camere da letto sono gallerie di immagini religiose, a simboleggiare una fede sentita e praticata nella valle, e le finestre sono velate da tende in lino ricamato, in memoria di quando i prati qui intorno erano azzurri di questi fiori.

La casa di Domitilla Clavarino: in salotto, una fotografia di Slim Aarons della serie di scatti cortinesi degli anni 60.
La casa di Domitilla Clavarino: in salotto, una fotografia di Slim Aarons della serie di scatti cortinesi degli anni 60.

E poi, disseminati dappertutto, si trovano campanacci di mucche, sgabelli da mungitura, boccali di birra, sculture di orsi, uccellini in ceramica, spilloni in filigrana, mazzi di fiori secchi, mobili dipinti, divani ricoperti di pelli e pellicce ed è ridondante sottolineare il legame di tutti questi elementi con la storia locale, le attività economiche del paese, le sue eccellenze nell’arte e nell’artigianato, i passatempi, le necessità. Aveva capito per primo le potenzialità di questa corrispondenza tra esterno e interni l’architetto Luigi Vietti (1903-1998), progettista delle più belle case di Cortina fin dagli anni Trenta, che diceva: «Io non invento niente. Seguo l’antica scienza del costruire e del vivere di questa gente».

Un carretto antico nella Ca’ dei Fiori di Nicola Giol.
Un carretto antico nella Ca’ dei Fiori di Nicola Giol.

Per non parlare dell’abbondanza di cuori, stelle alpine, scacchi, greche e figure di animali sparsi su cuscini e copriletti, omaggio alla decorazione tirolese. In fin dei conti, Cortina è stata austriaca fino al 1919 e poiché nulla del suo passato cancella, conserva traccia anche di questa eredità. «Una unicità della regina delle Dolomiti è l'intreccio tra due tradizioni, veneta e tirolese», conferma Servane Giol.

«Le case, così come i piatti tipici, offrono il meglio di questi due mondi. Stube e stufe tirolesi troneggiano regali sotto soffitti a stucco veneziano, per esempio: non c’è nessun altro posto al mondo in cui questi due stili si mescolino così bene».

La tavola con ceramiche di Nicola Giol nella casa di Alessia Bianchi.
La tavola con ceramiche di Nicola Giol nella casa di Alessia Bianchi.

A proposito di stufe e stube, e anche di camini che l’architetto Luigi Vietti definiva il «sole» della casa, inserendoli sempre nei suoi progetti, solitamente rialzati rispetto al pavimento, sono ben poche a Cortina le abitazioni che ne sono prive. In quelle più importanti, le stufe in ceramica, colossali e sfarzosamente decorate, fanno la parte del leone nell’arredo e sono il pezzo forte degli ambienti destinati al ricevimento. Ma se oggi sono soprattutto oggetti di pregio ammirati nei salotti, nondimeno smettono di raccontare un passato che non è poi tanto lontano: quando al centro della stube, unica stanza riscaldata della casa, erano perno della vita domestica che vi si svolgeva per intero intorno. Per questo sono circondate da panche sulle quali la famiglia si raccoglieva; per questo c’era sempre un tavolo vicino, con un Crocifisso sopra e un vaso di fiori freschi, l’angolo del Signore, davanti al quale si recitava il rosario; per questo stufa e stube erano un patrimonio che seguiva la famiglia nei traslochi, smontato e rimontato di volta in volta e alla fine lasciato in eredità ai figli.

Al di là dei passaggi di mano delle case e dei corredi, tutto ciò non è mai andato perduto. All’ascolto attento di nuovi proprietari e nuovi ospiti, le case di Cortina mormorano ancora antiche storie. Fanno parte del loro fascino e sono note del loro profumo. Sono ciò che rende questo posto così speciale. Assieme alla sua italianità, come dice Servane Giol: «In un mondo sempre più internazionale, Cortina è un piccolo gioiello tutto italiano. Sono ancora pochi gli stranieri che la conoscono, mentre sono molti gli italiani che la frequentano da sempre». Non parliamone troppo allora: sarebbe così sbagliato sperare che resti solo nostra? (Riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 28/11/2024 23:55
Ultimo aggiornamento: 29/11/2024 10:43
Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news





Iscriviti alla newsletter

Per essere sempre aggiornato sul lifestyle del Gentleman contemporaneo