Il prezzo dell'oro si impenna di nuovo ed è pronto a dribblare il massimo storico. La domanda di beni rifugio è aumentata a causa delle crescenti preoccupazioni per un'azione militare di Israele contro l'Iran, mentre i commenti del presidente statunitense, Donald Trump, sui dazi suscitano una reazione di avversione al rischio: gli Stati Uniti invieranno entro una o due settimane le lettere che delineano i termini degli accordi commerciali a decine di altri Paesi, che potranno accettare o rifiutare. Un aut aut che non piace agli investitori, prudenti anche perché i colloqui tra Stati Uniti e Cina hanno fatto progressi, ma mancano i dettagli sull’accordo.
«A sostegno dei prezzi dell'oro, i dati hanno mostrato che i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati meno del previsto a maggio, spingendo gli operatori a puntare su un taglio dei tassi di interesse della Federal Reserve già a settembre, il che ha indebolito il dollaro e rafforzato l’oro», sottolinea Saverio Berlinzani, analista senior di ActivTrades. Gli operatori ora attendono i dati sull'indice dei prezzi alla produzione (Ppi) attesi nel pomeriggio, per ulteriori indizi in vista della riunione di politica monetaria della Fed della prossima settimana, occasione in cui dovrebbe mantenere fermi i tassi, mentre il mercato sconta al 70% la possibilità di una riduzione dei tassi di interesse di un quarto di punto entro settembre.
L’amministrazione Trump ha anche confermato che gli Stati Uniti stanno ritirando personale dall’Iraq, dal Bahrein e dal Kuwait, temendo un’escalation della guerra. Parallelamente ministri iraniani hanno minacciato di colpire le basi americane nella regione in caso di conflitto. Tutte notizie arrivate pochi giorni dopo che Trump aveva dichiarato di aver perso fiducia nei colloqui nucleari con Teheran, soprattutto dopo aver affermato che al Paese non sarà più permesso di arricchire l’uranio. In questo contesto di tensioni crescenti l’Oman ha comunque confermato che ospiterà un sesto round di colloqui sul nucleare tra i due nemici nel fine settimana. Così l’oro spot sale dello 0,91% a 3.360 dollari l’oncia (massimo intraday a 3.377), mentre i futures sull’oro crescono dell’1,10% a 3.380 dollari l’oncia.
Il prezzo dell’oro sta consolidando dopo aver raggiunto il massimo storico a 3.500,1 dollari l’oncia lo scorso 22 aprile. «Con l’arrivo dei mesi estivi è probabile che le condizioni di mercato diventino più soggette a movimenti bruschi del prezzo dell’oro», afferma Joni Teves, strategist di Ubs che vede la possibilità di un ulteriore consolidamento nel breve termine. «I livelli di incertezza elevati sui dazi Usa, la politica fiscale e la risposta conseguente della Fed rafforzano l’attrattiva di diversificare i portafogli, in cui l’oro spicca come un’opzione interessante», spiega l’esperto di Ubs.
«Un ulteriore rialzo del prezzo dell’oro potrebbe essere amplificato dalle condizioni di liquidità più modeste. Attualmente non servono volumi rilevanti per muovere il prezzo del metallo giallo. Sebbene l’oro sia trattato come un’attività macro, è anche una commodity fisica e le recenti dislocazioni di mercato ne hanno ricordato la natura. Gli acquisti continui da parte del settore ufficiale, gli afflussi negli Etf e un interesse relativamente robusto per l’investimento fisico suggeriscono che una parte del metallo venga sottratta al mercato», precisa Teves.
Viceversa, i futures sul platino stornano dello 0,91% a 1.248 dollari l’oncia dopo aver raggiunto il massimo da oltre quattro anni a 1.251,65 dollari l’oncia come quelli sull’argento (-0,61% a 36.030 dollari l’oncia) che restano, comunque, vicino al recente massimo degli ultimi 13 anni. Per Goldman Sachs il rally del platino, iniziato da fine maggio, è probabilmente di breve durata. Tanto da prevedere un ritorno nel range tra 800 e 1.150 dollari l’oncia, a causa di una domanda cinese più debole per i gioielli in platino. Anche la diminuzione della domanda di sistemi di controllo delle emissioni nell’industria automobilistica, dovuta alla crescente adozione dei veicoli elettrici, e la forte produzione sudafricana, dovrebbero pesare sul platino.
In ogni caso con il rapporto tra oro e argento/platino recentemente spostatosi a favore dei metalli bianchi, molti si chiedono se gli investitori stiano vendendo le loro posizioni in oro per spostarsi verso i metalli preziosi più industriali. «È difficile saperlo con certezza, ma non si può escluderlo osservando l’andamento dei prezzi, soprattutto con il platino che ha nettamente sovraperformato il comparto nelle ultime sedute», nota Teves, ammettendo che sta effettivamente avvenendo una rotazione, ma dubita che ciò significhi un cambio di sentiment negativo verso l’oro. Piuttosto, «riteniamo che rifletta quanto i valori relativi di questi metalli si fossero distanziati», spiega l’esperto di Ubs. (riproduzione riservata)