Dopo aver toccato un nuovo record storico lunedì 20 ottobre a 4.381,52 dollari l’oncia, il giorno successivo le quotazioni dell’oro sono crollate, accusando la loro peggior seduta nell'arco di 12 anni e lasciando su terreno oltre il 6% in una sola giornata. Alla chiusura delle borse europee la situazione vedeva il metallo giallo con consegna a dicembre (il Comex) a 4.131 dollari (-5%). Il trend negativo è proseguito mercoledì 22 con l’oro in flessione dell’1% a 4.076 dollari intorno alle 15:30.
Cosa sta succedendo? L’attenuarsi delle tensioni geopolitiche ha ridotto la domanda degli investitori per i beni rifugio e il rafforzamento del dollaro ha giocato la sua parte, così come le prese di profitto di molti trader.
Secondo Carlo Benetti, market specialist di Gam, l’oro si trova «nel mezzo di una bolla che dura da 6 mila anni», come ha scritto un ex banchiere centrale. La ragione sta nel fatto che la quotazione è considerata irragionevole se confrontata con il suo valore intrinseco insignificante. Non si può infatti trascurare la consistente domanda di consumo: la gioielleria rappresenta il 45% del totale delle riserve “fuori terra” stimate a fine 2024, corrispondenti a 97.149 tonnellate su un totale di 216.265.
D’altro canto il prezzo è pienamente giustificato se messo in relazione alla domanda di sicurezza degli investitori. Nella «polifonia inquieta» dell’economia attuale, dai «venti contrari alla crescita» causati dalle tariffe commerciali, per arrivare ai livelli di debito, dall’apprezzamento dell’euro alla possibilità di una «Federal Reserve più sensibile all’amministrazione» americana, gli investitori stanno perdendo la bussola.
Non a caso un fattore di sostegno dell’oro è rappresentato dalle banche centrali dei paesi Brics ed emergenti, che hanno aumentato le riserve auree di oltre mille tonnellate all'anno a partire dal 2022.
Una soluzione può essere, secondo Benetti, quella di «riconoscere, con umiltà, che non si decide tutto oggi, che non si capisce tutto subito». Su questa falsariga, «lo smarrimento deve essere lo stimolo per ragionare sulla diversificazione del portafoglio con meno rumore, con più lucidità, con un orizzonte che si amplia» dice il gestore.
A maggior ragione se, secondo Riccardo Evangelista di ActivTrades, «le recenti perdite riflettono un miglioramento del sentiment di rischio del mercato a seguito di un allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina in materia di dazi. Un altro fattore sfavorevole per il metallo prezioso è stato il recente rafforzamento del dollaro statunitense, che tende a pesare sul lingotto a causa della correlazione inversa dei prezzi tra i due asset. Infine, i forti guadagni registrati nelle ultime settimane hanno fatto sì che, da un punto di vista tecnico, l'oro fosse entrato in territorio di ipercomprato, spingendo molti trader a chiudere le posizioni e a realizzare i profitti». In questo contesto, la domanda chiave è se il forte trend rialzista dei prezzi dell'oro sia giunto al termine o se la correzione di ieri sia stata solo un calo che gli operatori considereranno un'opportunità per rientrare a un livello più interessante. «Considerando le continue turbolenze geopolitiche, l'incertezza economica, le aspettative di una politica monetaria accomodante e i continui acquisti da parte delle banche centrali, tutti fattori di sostegno, ci vorrebbe una certa convinzione per scommettere contro ulteriori guadagni per il metallo prezioso» conclude Evangelista. (riproduzione riservata)