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Oro di Bankitalia, FdI contro le fake news sull'emendamento in manovra. Sciolte le riserve della Bce sulla proposta
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Oro di Bankitalia, FdI contro le fake news sull'emendamento in manovra. Sciolte le riserve della Bce sulla proposta

11 dicembre 2025, 17:51 Ultimo aggiornamento: 18:46

Una nota informativa interna per il partito della premier Meloni spiega che l'emendamento non viola i trattati europei e mira a proteggere le riserve auree da speculazioni

L'emendamento presentato da Fratelli d'Italia in Senato alla legge di Bilancio «per ribadire un principio scontato, e cioè che le riserve auree sono di proprietà del popolo italiano, non mette in discussione l'indipendenza della Banca d'Italia, né viola i trattati europei». Con queste parole si apre la nota informativa interna, diretta ai gruppi parlamentari di Camera e Senato e che MF-Milano Finanza ha potuto visionare, intitolata «Oro di Bankitalia al popolo italiano: smontiamo le fake news».

In attesa dell’ennesima riformulazione della proposta del partito della premier Giorgia Meloni - è atteso lunedì 15 dicembre il maxi emendamento alla manovra in commissione Bilancio al Senato - il centro studi di FdI diretto da Francesco Filini va all’attacco.

Le fake news da smentire

Il dossier riservato parte dal fare chiarezza su una serie di «false affermazioni che sono comparse nel dibattito delle ultime settimane» da quando il 19 novembre Fratelli d’Italia ha presentato in Senato un emendamento alla legge di Bilancio, a firma del capogruppo Lucio Malan, per sancire che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d'Italia appartengono al popolo italiano.

Innanzitutto è «FALSO», scrive in maiuscolo il centro studi di FdI, che l’emendamento in questione «lede l’autonomia di Bankitalia» perché «dire che la proprietà delle riserve auree sia del popolo italiano non lede in alcun modo la prerogativa della Banca d’Italia di ‘detenere e gestire’ le riserve».

Seconda fake news da smentire è che «l’emendamento è in contrasto con i trattati europei». Il Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea stabilisce all’articolo 127 comma 2 che il compito della Banca Centrale Nazionale è quello di «detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri», senza entrare nel merito della «proprietà». Tuttavia nel testo si parla di «riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri», quindi si prevede implicitamente che la proprietà delle riserve sia in capo agli Stati. Insomma «l’emendamento di Fratelli d’Italia vuole esplicitare nell’ordinamento italiano questa previsione».

Fratelli d’Italia ci tiene poi a etichettare come «FALSO - rigorosamente in maiuscolo - affermare che la proprietà delle riserve auree di Bankitalia è del popolo italiano non serve a nulla». Questo perché il capitale della Banca d’Italia, comprese quindi le riserve auree, è «detenuto da banche, assicurazioni, fondazioni, enti ed istituti di previdenza, fondi pensione ecc. aventi sede legale in Italia. In molti casi si tratta di soggetti privati, alcuni dei quali controllati da gruppi stranieri».

Da qui l’affondo del dossier: «L’Italia non può correre il rischio che soggetti privati rivendichino diritti sulle riserve auree degli italiani. Per questo c’è bisogno di una norma che faccia chiarezza sulla proprietà». Inoltre, aggiunge il centro studi, sul sito della Banca d’Italia si afferma che l’oro è di «proprietà dell’istituto. Un motivo in più per esplicitare che le riserve auree sono di proprietà di tutti gli italiani».

Sulla stessa linea di pensiero, è bene evidenziare per Fratelli d’Italia che «il governo non vuole l’oro di Bankitalia per venderlo». Anzi al contrario, «vogliamo affermare che la proprietà dell’oro detenuto dalla Banca d’Italia è dello Stato proprio per proteggere le riserve auree da speculazioni» aggiunge la nota informativa.

Altri casi di statalizzazione dell’oro

Inoltre FdI precisa che «l’Italia è l’unico Paese che vuole specificare che la proprietà delle riserve appartiene al popolo». Almeno in quattro dei principali Paesi industrializzati – Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti - le riserve auree ufficiali risultano formalmente di proprietà dello Stato e non delle rispettive banche centrali, cui spetta «solo» il compito di gestirle.

I dettagli su Usa, Regno Unito e Giappone ricalcano di fatto quanto messo nero su bianco da Unimpresa in uno studio ad hoc, ma è la situazione francese che merita maggior attenzione. La Francia, stato membro dell’Unione europea e quarto Paese al mondo per riserve auree, «sulla base dell’articolo L141-2 del Codice monetario e finanziario assegna alla Banca Centrale francese (Banque de France) il compito di ‘detenere e gestire le riserve in oro dello Stato’». La legislazione francese, quindi, afferma chiaramente che le riserve sono assegnate alla Banque de France con la missione di conservarle e gestirle per conto dello Stato.

Le ragioni dietro l’emendamento

La nota informativa riporta che la Bce ha due volte chiesto chiarimenti alle autorità italiane «in merito alle finalità della proposta» emendamenti alla manovra. E le interlocuzioni con Francoforte sono ancora in corso, con l’intermediazione in primis del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Anche se per FdI è chiaro: «Specificare con una norma che la Banca d'Italia non è proprietaria delle riserve auree della nazione ma le gestisce e le detiene ad esclusivo titolo di deposito, senza con ciò pregiudicare il diritto di proprietà dello Stato italiano su dette riserve, comprese quelle che si trovano fisicamente all’estero, è una previsione di buon senso su cui Fratelli d’Italia si batte da anni – la proposta era contenuta anche in una mozione presentata nel 2019 - al fine di evitare speculazioni sulla ricchezza che appartiene al popolo italiano». In poche parole «è importante ribadire che queste riserve non saranno mai nella disponibilità dei soggetti privati che detengono quote di capitale di Banca d’Italia, alcuni dei quali fanno capo anche a gruppi stranieri». O meglio «si tratta di una norma utile e giusta che mette in sicurezza la ricchezza del popolo italiano».

Al massimo, concede il dossier, l’unica critica sensata che «si potrebbe sollevare è che l’emendamento in questione sia ridondante e non necessario».

Giorgetti e Lagarde chiudono la questione sull’oro

Nel frattempo, come anticipato da MF-Milano Finanza, l’incontro a margine dell’Eurogruppo di oggi – 11 dicembre – tra il ministro Giorgetti e la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha messo fine a qualsiasi incomprensione tra Roma e Francoforte. Il faccia a faccia si è imperniato su quanto il titolare del Mef aveva già scritto in una lettera rispondendo alla richiesta di chiarimenti dell’Eurotower: l’emendamento di FdI vuole solo «chiarire» che «la disponibilità e gestione delle riserve auree del popolo italiano sono in capo alla Banca d'Italia». La volontà è quindi ribadire un’evidenza che non collide con i trattati europei e l'indipendenza di via Nazionale.

Concretamente nella lettera, che MF-Milano Finanza, ha potuto visionare si legge: «Con la presente voglio rassicurarla sul fatto che la disposizione è volta a chiarire nell'ordinamento interno che la disponibilità e gestione delle riserve auree del popolo italiano sono in capo alla Banca d'Italia in conformità alle regole dei Trattati e che la la riformulazione della norma che le ho trasmesso è il frutto di apposite interlocuzioni con quest'ultima per addivenire ad una formulazione pienamente coerente con le regole europee». Insomma il numero uno di Via XX Settembre ha chiarito le ragioni della modifica e ha confermato il coinvolgimento di Bankitalia nella riscrittura della norma, i due punti sollevati dalla Bce. 

La Lagarde avrebbe compreso la posizione delle autorità italiane e la norma si sarebbe così garantita un iter tranquillo in Parlamento. (riproduzione riservata)



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