«L’ops su Banca Generali? È veramente difficile dare un giudizio. Non abbiamo un minimo di dettagli sull’offerta. Come Delfin siamo coinvolti da entrambe le parti, Mediobanca e Generali, con un investimento più o meno simile. Gradiremmo che questo tipo di operazioni non avessero né un vinto né un vincitore».
A margine dell’assemblea di EssilorLuxottica a Parigi, Francesco Milleri - che presiede sia il colosso dell’occhialeria controllato dai Del Vecchio sia Delfin, la holding della famiglia milanese - è stato interpellato anche sull’ultima ops lanciata in ordine temporale nel panorama bancario italiano. La cassaforte lussemburghese è socio rilevante sia di Piazzetta Cuccia con il 19,81% sia di Generali con il 9,82%. A sua volta il Leone controlla con il 50,1% Banca Generali, finita nel mirino di Mediobanca che propone un’operazione carta contro carta in cambio della propria quota del 13,1% della compagnia triestina.
«Dovrebbe essere un’operazione di mercato che rafforza entrambe le società. Dal punto di vista della visione industriale quella di Mediobanca è la più facile da capire. Nagel alcune cose le ha fatte», ha continuato il top manager a cui il fondatore di Essilux Leonardo Del Vecchio ha lasciato le chiavi di un impero finanziario da quasi 40 miliardi di euro. Oltre a Mediobanca e Generali, Delfin è al 32,3% di EssilorLuxottica che ai corsi attuali vale oltre 27,9 miliardi. E in portafoglio ha anche il 2,7% di Unicredit e il 27% del gruppo immobiliare Covivio.
«Dalla parte di Generali - ha aggiunto Milleri - non ho sentito alcun tipo di indicazione su come reagisce il board e non ho ancora parlato con il ceo Philippe Donnet. Quando capiremo dal board della compagnia se approva questo deal e se ci dirà cosa vuol fare con queste azioni, potremo esprimere un giudizio informato». «Dato che sono professionisti che gestiscono questo business da nove anni e Philippe (Donnet, ndr) è una persona che ha dimostrato di fare le cose correttamente, aspettiamo che ci spieghino le loro ragioni. Alberto (Nagel, ndr) alcune cose per Mediobanca credo le abbia già fatte. Sta cambiando la forma della banca».
Poi ha aggiunto: «Forse è stato un po’ spinto, ma questo compito spetta agli azionisti finanziari che vogliono migliorare la performance delle società. Lui sta cercando di cambiare il ruolo di Mediobanca, c’è da apprezzarlo. Poi se questa operazione è giusta (l’ops su Banca Generali, ndr) lo vedremo quando avremo i dettagli».
A fine gennaio Piazzetta Cuccia è finita a sua volta nel mirino del Montepaschi che, a sorpresa, ha lanciato un’ops sulla merchant bank milanese. Per Milleri l’offerta lanciata da Mediobanca su Banca Generali non inficia l’affondo della banca senese: «Non mi sembra sia un ostacolo per il piano industriale», ha spiegato ancora ricordando che il ceo Lovaglio «ha illustrato un piano in cui la partecipazione di Mediobanca in Generali era quasi un elemento estraneo o di disturbo». Ne consegue che «Mps avrebbe la possibilità di acquisire un’azienda più omogenea e strutturata che va dalla banca retail al credito al consumo, con un leader nel risparmio gestito. Dal punto di vista di Siena è solo positiva».
Il primo appuntamento in agenda è l’assemblea di Mediobanca, chiamata a esprimersi sull’offerta totalitaria su Banca Generali, assise convocata per il 16 giugno. Cosa farà quindi Delfin? «A oggi non abbiamo ancora assunto nessuna decisione, ci manca un pezzo dell’informazione e quando avremo tutto, voteremo sempre nell’interesse delle aziende e a sostegno del management e dei piani industriali che portano valore. Se ci spiegheranno che questa è un’operazione che porta valore in entrambe le società, allora ci vedrà sicuramente a favore».
Cambiando fronte, nei mesi scorsi sono circolate indiscrezioni in merito alla possibile vendita della quota di Unicredit, banca in cui Delfin è presente sin dai tempi della privatizzazione. La holding resterà investita nella banca guidata da Andrea Orcel? Milleri apre alla dismissione.
«Sono valutazioni che facciamo continuamente, siamo investitori finanziari di lungo termine e a un certo punto potremo pensare a come riordinare le partecipazioni di Delfin, specialmente in quelle quote dove noi possiamo aiutare di meno e dove pensiamo di aver raggiunto delle plusvalenze enormi», ha spiegato ancora il top manager di Città di Castello. Che conclude: «Anche se in una forma particolare di nomina a vita, noi siamo sempre dei gestori e non siamo gli azionisti, quindi c’è l’approccio del buon padre di famiglia. Abbiamo generato in questi tre anni una plusvalenza infinita all’interno di Delfin. La prudenza dice che poi a un certo punto c’è la necessità di - com’è che si dice? - vendere e pentirsi. E noi abbiamo decine di miliardi di plusvalenza». (riproduzione riservata)