L’obiettivo di Openjobmetis è di raggiungere quota 1 miliardo di fatturato entro i prossimi tre anni, in linea con il piano triennale. Lo ha anticipato a MF-Milano Finanza, Rosario Rasizza, presidente di Assosomm (Associazione Italiana delle Agenzie per il Lavoro) e ad di Openjobmetis, che a febbraio compie 25 anni. Un salto importante ma non irrealistico, considerando che «il fatturato 2024 - il dato 2025 non è ancora disponibile - ammonta a 830,47 milioni di euro». I primi segnali fanno ben sperare: Groupe Crit, la big francese della somministrazione di lavoro che controlla anche l'italiana Openjobmetis, ha chiuso il 2025 con un fatturato pari a 3,37 miliardi di euro, in crescita del 7,9% rispetto al 2024. Un incremento che include un impatto di perimetro dell'8,4% relativo all'integrazione di Openjobmetis in Italia, consolidata da maggio 2024.
Per Openjobmetis tutto è partito nel 1997 quando è diventata legale in Italia «l’intermediazione di soggetti privati per la ricerca di lavoro che prima era appannaggio esclusivo dei centri per l’impiego» dice Rasizza. L’imbarazzo di rivolgersi alle agenzie allora chiamate interinali è stato poi sostituito dalla sempre maggiore propensione dei lavoratori a «rivolgersi agli intermediari non solo per entrare nel mondo del lavoro ma anche per cambiarlo, migliorarlo o cercarlo in una nuova città». Soprattutto negli ultimi anni, «anche grazie a questo governo e alla ministra Marina Calderone - che infatti è una tecnica - non solo il mercato del lavoro sta macinando record positivi ma sono state anche accolte istanze per il settore come la piattaforma per garantire il match tra domanda e offerta» aggiunge l’ad. E così l’Italia ha recuperato il ritardo nello sviluppo delle agenzie del lavoro: il 40% dei lavoratori che ne usufruisce viene confermato a tempo indeterminato nella società in cui è stato inserito.
Ma, sottolinea Rasizza, per quanto non ci sia mancanza di lavoro in Italia, «non sempre si trovano le giuste competenze di cui le aziende hanno bisogno». Formazione è la parola d’ordine, «sin dalle superiori l’indirizzo deve essere pensato guardando anche al mondo del lavoro», spiegA l'ad. Il comparto delle Agenzie del lavoro offre già il suo contributo in questa direzione: «Investiamo come sistema 300 milioni in formazione nel Paese facendo compiere l’ultimo miglio al lavoratore, in linea con l’obbligo di versare il 2% del nostro fatturato in formazione appunto». Serve anche l’intervento pubblico, ma «nulla deve essere fatto senza coinvolgere o ascoltare il settore privato», ammonisce Rasizza. (riproduzione riservata)