OpenAI inserisce la pubblicità all’interno di Chatgpt: comparirà in fondo alle risposte del chatbot. La fase di test riguarderà per ora solo gli Usa e le versioni Free e Go, ossia quella gratuita e l’abbonamento più economico.
Le preoccupazioni, ovviamente, riguardano l’indipendenza delle risposte, dal momento che qualcuno pagherà per i banner all’interno del chatbot.
A questo proposito, OpenAI fa sapere che i risultati delle ricerche saranno guidati «esclusivamente da ciò che è effettivamente utile e mai dalla pubblicità». Inoltre, precisa l’azienda: «i dati e le conversazioni sono protetti e non vengono mai venduti agli inserzionisti». Sarà possibile disattivare la personalizzazione degli annunci pubblicitari, mentre gli utenti sotto i 18 anni non riceveranno alcun contenuto pubblicitario.
Un cambio di rotta importante, questo, considerando che solo due anni fa il numero uno di OpenAi Sam Altman si esprimeva così sul tema in occasione di un discorso ad Harvard: «Pubblicità più intelligenza artificiale è qualcosa che, in un certo senso, mi mette profondamente a disagio. Tendo a considerare la pubblicità come un’ultima risorsa per noi come modello di business».
Evidentemente il momento dell’«ultima risorsa» è già arrivato: il mercato dei chatbot di AI è sempre più affollato e il player rivale, Gemini di Google, cresce sempre di più e aumentare i ricavi con la pubblicità è sembrata la strada più lineare per una realtà il cui numero di utenti globali si aggira nell’ordine degli 800 milioni a settimana. (riproduzione riservata)