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Opec+, l'Arabia Saudita rinuncia ad un milione di barili al giorno. Petrolio sui massimi da febbraio
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Opec+, l'Arabia Saudita rinuncia ad un milione di barili al giorno. Petrolio sui massimi da febbraio

di Marco Vignali
06 gennaio 2021, 11:00

Per Goldman Sachs la decisione riflette i segni di indebolimento della domanda dopo i nuovi lockdown, ma il target per il 2021 (Brent a 65 dollari) è confermato. Secondo Credit Suisse, a differenza della Russia, l'Arabia Saudita non è ancora soddisfatta dei prezzi attuali | Petrolio, Opec+ trova l’intesa sui tagli ma la Russia aumenterà la produzione

I prezzi del petrolio si muovono sopra la parità (Brent +0,58% a 53,91 dollari, Wti +0,06% a 49,96 dollari) dopo che, nelle scorse ore, erano schizzati al rialzo in seguito al nuovo compromesso dell'Opec+ sui livelli produttivi di greggio per febbraio e marzo. Nei prossimi due mesi, l'accordo consentirà a Russia e Kazakistan un aumento della produzione pari a 75mila barili al giorno, mentre l'Arabia Saudita ha offerto di farsi carico di un taglio extra alla produzione, nell'ordine di 1 milione barili al giorno, necessario per compensare i tagli mancati degli altri Paesi.
 
A seguito dell’annuncio, i prezzi del petrolio sono saliti sui massimi da febbraio 2020, spinti anche dai dati del settore, i quali hanno mostrato una riduzione delle scorte di greggio nel corso della scorsa settimana: secondo i dati resi noti dall’American Petroleum Institute, le scorte statunitensi sono scese di 1,7 milioni di barili a 491,3 milioni, superando le aspettative degli analisti di Reuters che stimavano un calo di 1,3 milioni. Il Brent si è spinto fino a 54,09 dollari al barile prima di ritracciare di circa mezzo punto, sui massimi dal 26 febbraio scorso, mentre i futures del Wti sono saliti a 50,24 dollari al barile, anche in questo caso il livello più alto dallo scorso 26 febbraio, prima di scivolare all’attuale valore di 49,96 dollari.
 
Dato l’elevato numero di casi da coronavirus e le nuove restrizioni messe in atto nonostante l’inizio della campagna di vaccinazioni, i produttori stanno cercando di sostenere i prezzi con una domanda continuamente soggetta a fluttuazioni al ribasso. Proprio a tal proposito, le riduzioni concordate dall'Arabia Saudita si sono rivelate fondamentali per convincere gli altri produttori del gruppo a mantenere la produzione stabile. "Nonostante questo accordo, che avrà carattere rialzista per i prezzi del petrolio, crediamo che la decisione saudita rifletta probabilmente i segni di indebolimento della domanda in seguito ai nuovi lockdown", sostengono gli analisti di Goldman Sachs, i quali hanno tuttavia confermato la propria previsione di fine 2021 con un Brent a 65 dollari al barile, sottolineando anche che “il sequestro di una petroliera sudcoreana da parte dell'Iran, membro dell'Opec, avvenuto lunedì nel Golfo, ha continuato a fungere di driver per sostenere i prezzi”.
 
Secondo Goldman Sachs, “l'impegno dell'Arabia Saudita di tagliare la produzione di petrolio, più di quanto richiesto dall’accordo con gli altri produttori, punta ad indebolire una domanda sempre più influenzata dalle nuove restrizioni anti Covid-19, e pone le basi per un mercato più serrato nel secondo trimestre del 2021. Questo, così come un eventuale rimbalzo della domanda che stimolerà la capacità di riavviare la produzione, dovrebbe probabilmente sostenere i prezzi nelle prossime settimane, il che ci porta a ribadire la nostra visione rialzista sul petrolio". Anche se “il livello di produzione dell’Opec a marzo sarà ancora basso, un brusco rimbalzo della domanda globale guidato da clima più favorevole e dal crescente numero di vaccinazioni potrebbe portare l’Opec ad aumentare l'output abbastanza rapidamente", concludono gli strategist della banca americana.
 
Per Mediobanca, l’accordo rappresenta ovviamente una notizia positiva per tutto il settore petrolifero. “Riteniamo che l'attuazione del taglio volontario dell'Arabia Saudita potrebbe tradursi in un deficit di approvvigionamento di oltre 1-1,5 milioni di miliardi di dollari al giorno nel corso del primo trimestre del 2021, sostenendo così un'ulteriore riduzione delle scorte mondiali di petrolio”, sottolineano gli analisti del gruppo bancario. Per Intesa Sanpaolo, invece, il risultato dell'incontro è stato addirittura “ben al di sopra delle nostre aspettative e di quelle del mercato. Nel complesso, vediamo i livelli di produzione petrolifera come ampiamente stabili attraverso il primo trimestre del prossimo anno, e riteniamo questa novità decisamente positiva per tutto il settore ad eccezione del ramo della raffinazione, che presenta ancora dei margini a rischio”.
 
Per Credit Suisse, quello che è accaduto in questa circostanza si discosta da quanto successo lo scorso giugno, quando i tagli volontari erano stati attuati dall’Arabia, dagli Emirati Arabi Uniti e dal Kuwait. “L'Arabia Saudita vuole essere preventiva”, sottolineano gli analisti del gruppo elvetico, “e se la domanda non soffrirà così tanto i recenti blocchi, i tagli volontari accelereranno il processo per normalizzare gli inventari, che con l'aggiornamento di oggi ci aspettiamo possa avvenire entro la fine del 2021. Si tratta solo di un leggero miglioramento rispetto alle nostre previsioni precedenti, in quanto avevamo ipotizzato che l'aumento della produzione di gennaio sarebbe stato in gran parte invertito a febbraio e mantenuto costante fino alla metà del 2021, il che significa che il beneficio netto della decisione saudita ai nostri saldi, sebbene utile, è in qualche modo attenuato”.

Infine, secondo Credit Suisse, questo risultato è “decisamente meglio di quello che la Russia aveva espresso come la propria preferenza, ovvero aumentare gradualmente la produzione. Questo, probabilmente, dimostra che la Russia è relativamente soddisfatta dell'attuale livello del prezzo del petrolio, che invece si discosta molto da quello che l’Arabia Saudita definisce come livello ideale”. Dal punto di vista operativo, infine, il quadro di breve termine rimane molto volatile, ma con un’impostazione di fondo in rafforzamento. Il Wti ha già evidenziato una bella rottura della resistenza andando a superare anche la soglia psicologica dei 50 dollari: sarà importante sfruttare i pull back verso le ex resistenze, divenute ora livelli di supporto, tra 46,5 (Brent) e 43,8 (Wti). (riproduzione riservata)



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