L’opa su Eles non è finita, infatti il fondo Xenon ha riaperto i termini per una settimana, fino a venerdì 13 marzo, sempre al prezzo di 3,2 euro. Valore a cui nel frattempo si è adeguato il mercato dopo che il co ceo di Xenon, Franco Prestigiacomo, ha detto a MF-Milano Finanza che non intende alzare la proposta economica. Nella stessa intervista, il manager ha anticipato il progetto di un rafforzamento di capitale in capo ad Eles, pmi umbra che produce chip anche per la Difesa, in vista di acquisizioni anche negli Usa. Ma questo fatto non trova il consenso di Mare Group, che su Eles ha lanciato la sua opa, conclusa lo scorso dicembre. Per ora nessuno dei due contendenti ha il 51% dei diritti di voto in questa doppia offerta piuttosto accesa.
«Bene il confronto, ma la società è quotata, evitiamo fughe in avanti», avverte Antonio Maria Zinno, ad di Mare Group. «E iniziamo a dare i numeri reali: la partecipazione Xenon è il 45% e include anche le azioni proprie cedute dal cda al fondo e da noi contestate». Dal documento di offerta, riprende Zinno, «emerge un dato semplice: a seguito dei conferimenti previsti, la partecipazione riconducibile all’offerente è pari a circa il 45% del capitale e dei diritti di voto e non al 48%, come indicato nei comunicati sull’offerta». Infatti, con il conferimento realizzato nell’ambito dell’offerta pubblica di acquisto il 4 marzo, sottolinea Zinno, «delle azioni a voto plurimo da parte di Francesca Zaffarami (ceo di Eles, ndr) ha portato alla perdita della maggiorazione del loro diritto di voto, come previsto da statuto della società. Non solo. Quel 45% include anche il conferimento delle azioni proprie deliberato dal board di Eles e che la società ha già contestato nelle sedi competenti».
Zinno sostiene che questa fase dovrebbe essere affrontata «senza fughe in avanti, piuttosto col confronto tra azionisti sulle strategie». E ricorda che la società è quotata e che «annunciare aumenti non è il modo migliore di agire». Il primo punto da affrontare riguarda quindi la governance, che dovrà tenere conto dei nuovi equilibri. In secondo luogo, «prima di discutere di leva finanziaria per una società che dispone di grande liquidità, il punto centrale resta la creazione di valore industriale. Il valore si crea con progetti di investimento», sottolinea Zinno. In questo quadro, Mare ritiene «fuori contesto parlare già di operazioni di M&A negli Stati Uniti, quando il contesto geopolitico ed economico europeo – e le stesse indicazioni del governo – indicano la necessità di rafforzare le filiere tecnologiche continentali e costruire campioni nazionali ed europei nei settori strategici». (riproduzione riservata)