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Giuseppe Castagna
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Opa Anima, gli azionisti di Banco Bpm pronti a votare il rilancio in assemblea

19 febbraio 2025, 20:10 Ultimo aggiornamento: 20:27

Davide Leone e alcune fondazioni e casse di previdenza potrebbero appoggiare la proposta del cda. Il Crédit Agricole è alla finestra. Le motivazioni del prezzo a 7 euro e la scommessa su una risposta di Unicredit

Molti azionisti di Banco Bpm sono disponibili ad appoggiare la decisione del cda di rilanciare sull’opa Anima. La proposta di alzare da 6,2 a 7 euro per azione il prezzo per la sgr sarà sottoposta al voto dell’assemblea il28 febbraio. La mossa potrebbe non solo sbloccare l’acquisto della target ma, alzando la posta, complicherebbe anche il tentativo di Unicredit di aggiudicarsi Piazza Meda.

Il prezzo messo sul tavolo da Andrea Orcel nell’ops ha lasciato insoddisfatti molti soci del Banco che oggi puntano a strappare un rilancio. Ecco perché la proposta del cda guidato da Giuseppe Castagna è stata accolta con favore ed è probabile che la maggioranza dell'assemblea approvi la delibera. Anche perché nell’assise non servirà la maggioranza dei due terzi (come spesso viene richiesto per le operazioni sotto passivity rule) ma il 50% più un’azione, rendendo così più semplice l’approvazione.

In genere le ultime assemblea di Banco Bpm hanno registrato un’affluenza compresa tra il 56% e il 60%, dato che però potrebbe salire leggermente questa volta propria per la delicatezza del tema sul tappeto. Quindi per ottenere luce verde al cda basterebbe il consenso del 30-35% degli azionisti. A rovinare la festa a Castagna potrebbe essere solo Orcel. Se infatti il ceo di Unicredit rilanciasse sul Banco entro il 28, l’esito dell’assemblea potrebbe essere completamente diverso. Ma la mossa non è scontata. Anche perché sinora il banchiere romano ha difeso il controvalore offerto e ha anzi ventilato di lasciar cadere l’ops in assenza di Danish Compromise.

Le aperture dei soci

In assenza di sorprese però le premesse perché la delibera passi ci sono. Ad oggi vicini alla posizione del cda del Banco sarebbero Davide Leone (5,47% del capitale) e alcune fondazioni e grandi casse previdenziali investite dell’istituto, mentre il Crédit Agricole rimane alla finestra. I francesi sono primi azionisti di piazza Meda con il 9,18% e hanno in mano derivati sul 15,1% che saranno convertiti in azioni una volta incassato l’ok della Bce.

La risposta che arriva dal gruppo sull’assemblea del 28 è un «no comment», anche se viene confermata la linea espressa il mese scorso dal ceo Philippe Brassac: «la nostra unica motivazione è difendere i nostri interessi». Nel frattempo il Banco ha pubblicato la relazione illustrativa per l’assemblea. Il documento ribadisce le finalità dell’opa e, soprattutto, giustifica il rilancio: «Il prezzo medio ponderato per i volumi registrato dal titolo Anima dalla data di annuncio dell’offerta all’11 febbraio è stato pari a 6,36 euro, e da sei sedute di negoziazione il prezzo è stabilmente sopra 6,7 euro. Dato tale andamento del prezzo del titolo, è ragionevole ipotizzare che gli azionisti di Anima si attendano un incremento del corrispettivo e che, se tale incremento non fosse confermato, l’ammontare delle adesioni, e quindi la probabilità di successo dell’offerta, sarebbero significativamente ridotte».

Il Danish Compromise e le condizioni dell’opa

Il documento si sofferma anche sulla concessione del Danish Compromise, il beneficio patrimoniale che Banco ha chiesto a Bce per l’operazione e che nei giorni scorsi è finito al centro di una polemica con Unicredit. «Nell’ipotesi di raggiungimento di una partecipazione pari al 100% del capitale di Anima, Banco Bpm sarà in grado di distribuire un ammontare di dividendi cash di oltre 6 miliardi cumulati nel periodo 2024-2027 mantenendo un Cet1 ratio al di sopra del 13% per tutto il periodo e indipendentemente dal trattamento regolamentare».

Inoltre tutte le condizioni volontarie di efficacia dell’opa – tra cui appunto c’è l’ottenimento del Danish Compromise vengono definite «di regola rinunciabili da parte degli offerenti i quali, nel contesto di un’offerta, devono necessariamente tempo per tempo eseguire un bilanciamento di interessi tra uno scenario ideale, rappresentato dal pieno soddisfacimento di tutte le condizioni di efficacia, e la possibilità o necessità di portare a compimento l’operazione anche qualora non tutte le condizioni siano soddisfatte». Ieri intanto anche l’ex presidente di Bpm Massimo Ponzellini si è espresso a favore di un rilancio di Unicredit: «Se Piazza Gae Aulenti dovrebbe offrire di più? Beh sì qualcosa, qualcosa di decente». (riproduzione riservata)



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