Oltre la Biennale di Venezia: le mostre da non perdere tra Marina Abramovic, Baselitz e la nuova isola dell’arte
Dalle installazioni di Marina Abramovic ai dipinti di Georg Baselitz, fino alla nuova Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: guida alle mostre più spettacolari tra arte contemporanea, grandi collezionisti e luoghi segreti della Laguna
La Laguna di Venezia, durante la Biennale, si trasforma nel palcoscenico dell’arte contemporanea. Per l’edizione in corso, dal titolo In Minor Keys, a cura della scomparsa Koyo Kouoh, nei giorni della vernice, quelli su invito, si è registrato un incremento di pubblico. Non sono mancati gli eventi spettacolari e le feste da Mille e una notte: da quella della famiglia indiana Ambani, sponsor del Padiglione nazionale, la più faraonica, al tradizionale invito di François Pinault, alla Fondazione Cini, sull’Isola di San Giorgio. Come non sono mancate le polemiche sull’apertura o meno dei padiglioni di Russia e Israele che hanno attirato giornalisti e curiosi. E un coup de theatre: la giuria istituzionale prima dell’inaugurazione si è dimessa in tronco. Toccherà così a quella popolare, per la prima volta, il 22 novembre, premiare con il Leone d’oro i migliori artisti in mostra.
Ma l’offerta culturale della città, che si confronta con un pubblico sempre più internazionale ed esigente, va oltre i Giardini e l’Arsenale, aree espositive principali della Biennale, con numerose iniziative e mostre collaterali influenzate, molto spesso, dalla tematica delle diversità scelta da Koyo Kouoh. Ormai è, infatti, diventata una gara tra fondazioni e musei a chi organizza la mostra da non perdere, spesso con il supporto delle gallerie private. Gentleman ha selezionato le più interessanti da vedere e le aperture.
Collezione permanente e non solo sull’Isola di San Giacomo, dove ha sede la nuova Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Le polveriere delle truppe napoleoniche trasformate in hangar espositivi, le foresterie in residenze per artisti e curatori. Prato all’inglese, vista sulla Laguna, una piccola vigna in memoria degli orti dei monaci che abitavano qui. L’isola di San Giacomo, sulla rotta tra Murano e Burano, è diventata un museo a cielo aperto da quando, a maggio, la coppia Patrizia Sandretto e Agostino Re Rebaudengola hanno aperto qui la nuova sede veneziana della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Dall’installazione Uff and Puff Chapel, una chiesetta a misura naturale, inclinata di 40 gradi dell’artista americano Hugh Hayden (sotto), al razzo GoNoGo, dell’artista polacca Goshka Macuga.

E poi, le installazioni luminose di Claire Fontaine e le opere permanenti di Mario Garcia Torres, Pamela Rosenkranz, Thomas Schütte, Hugh Hayden, Goshka Macuga. In palinsesto, fino al 12 settembre, Fanfare/Lament, la personale di Matt Copson, curata da Hans Ulrich Obrist; la collettiva Don’t have hope, be hope!, con opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo, e Isola di San Giacomo 2022–2026, A Story in Images, una selezione di scatti di Giovanna Silva e di Antonio Fortugno.
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, Collezione Peggy Guggenheim, fino al 19 ottobre

Tutto inizia a Londra, con una galleria d’arte, la Guggenheim Jeune. È il 1938 e una giovane Peggy Guggenheim (sopra), con la consueta audacia, impone al pubblico inglese, normalmente di gusti più tradizionali, le avanguardie dell’epoca. Stringe relazioni con figure chiave del modernismo, tra cui Jean Arp, Samuel Beckett, Marcel Duchamp, e organizza una ventina di esposizioni, tra cui la prima mostra di Vasilij Kandinskij nel Regno Unito e una monografica dedicata a Jean Cocteau. Il progetto dura 18 mesi, poi scoppierà la guerra.

Ci sono voluti oltre sei anni per organizzare e riunire i lavori nel museo veneziano per la mostra Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, curata da Gražina Subelyte e Simon Grant, aperta fino al 21 novembre. In esposizione, oltre un centinaio di artisti (Jean Arp, Barbara Hepworth, Piet Mondrian, Henry Moore, Sophie Taeuber-Arp, Yves Tanguy), protagonisti dell’arte astratta e del movimento surrealista. Tra le blue chip, il dipinto di un giovanissimo Lucian Freud: si tratta del debutto espositivo del celebre artista britannico.
Georg Baselitz. Eroi d’Oro, Fondazione Cini, fino al 27 settembre

La Fondazione Cini, sull’isola di San Giorgio, è uno dei posti più suggestivi in Laguna. Oggi ospita la prima mostra di Georg Baselitz dalla sua scomparsa (30 aprile). Sono esposte le opere della serie più recente, i dipinti di grandi dimensioni dell’artista tedesco caratterizzati da una linea chiara nel disegno e il fondo oro per tutte. Opere con tratti decisi, linee precise e profonde. I soggetti raffigurati rispettano la cifra dell’artista e sono a testa in giù. I piani dorati sullo sfondo escludono la terza dimensione: sono piatti. Come le icone medievali, e richiamano i fondi oro del pittore rinascimentale tedesco Stefan Lochner. In questa serie appare sempre sua moglie Elke, la sua musa ispiratrice. I dipinti finali, i ritratti di lui e di lei, onesti, senza esitazioni e profondamente umani, fluttuano sospesi, capovolti, tra un’eternità dorata e le molte vite dorate che hanno vissuto insieme.
Alighiero Boetti, Spazio SMAC, fino al 22 novembre

A pochi passi dal campanile di San Marco, alle Paratie, nello spazio SMAC, è in scena la retrospettiva Alighiero Boetti, curata da Elena Geuna e sostenuta dalla galleria Ben Brown. Tra le 80 opere esposte del maestro dell’Arte Povera, ci sono le serie più iconiche, da Aerei agli Arazzi ricamati dalle donne afghane, azione che mette in discussione la paternità delle opere d’arte. Chi è l’autore: chi le pensa o chi le realizza? Il punto focale della rassegna è come Boetti si sia confrontato con la propria identità e il concetto di doppio. Nel 1972 l’artista decide di firmarsi Alighiero e Boetti. Come fossero due persone diverse. Il senso di questa dualità è spiegato nella prima sala, quella degli autoritratti. Opere come Autoritratto (1969) e Gemelli (1968) «esplorano l’identità come scissa, riflessa e moltiplicata, mentre l’uso di forme accoppiate e strutture seriali introduce una logica della dualità che rimarrà fondamentale nella sua pratica», spiega Elena Geuna.
Lorna Simpson. Third Person, Palazzo Grassi, Punta della Dogana, fino al 22 novembre
Negli spazi di Punta della Dogana, rivisitati dall’architetto Tadao Ando, si sviluppa la mostra dell’artista Lorna Simpson, a cura di Emma Lavigne, direttrice generale della Pinault Collection, organizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York. Classe 1960, nata a Brooklyn, origini afroamericane, Simpson, con 50 opere spesso oversize (dipinti, collage, sculture, installazioni e un film), tra cui alcune inedite, create specificatamente per la mostra, presenta un lavoro concettuale sulla memoria, che rievoca le origini africane e il dramma irrisolto della schiavitù, in linea con il tema In minor Keys di Koyo Kouoh. Da circa 15 anni, il collage occupa un posto centrale nel processo creativo dell’artista e la mostra ne da` testimonianza con un’installazione che ne riunisce 40. Tra i temi affrontati ci sono gli stati della materia e dei fenomeni naturali (acqua, fuoco, ghiaccio, polvere, meteoriti, nuvole), mentre compone un universo instabile, favorevole alle metamorfosi e alle temporalità sospese.
Helter-Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, Fondazione Prada, fino al 23 novembre

I controsensi della cultura americana esplodono nella mostra Helter Skelter: Arthur Jafa e Richard Prince, a cura di Nancy Spector. Oltre 50 opere, tra fotografie, video, installazioni, sculture e dipinti che pescano dalla storia americana più buia senza sconti sui trascorsi brutali e le prepotenze di chi fa della libertà un vessillo. Helter-skelter significa, infatti, «in modo caotico», ed è il titolo di una canzone dei Beatles, la più metal mai scritta, e di una mostra del 1992 del MoCA di Los Angeles dedicata alla città che, diversamente da ora, escludeva i black artist. Da una parte, l’America pop di Richard Prince, oggetti, immagini già esistenti trasformate in opere d’arte come dei ready made sulla scia di quelli di Marcel Duchamp. Dall’altra, Arthur Jafa punta il dito sulle profonde tensioni razziali, il trauma e le contraddizioni dell'immaginario americano (sopra, la sua Viriconium, del 2026). Il progetto centra l’obiettivo di scuotere il pubblico.
Transforming Energy, Gallerie dell’Accademia di Venezia, fino al 18 ottobre

Marina Abramovic è stata la prima donna a ricevere nel 1997 il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia. Ed è sempre la prima artista donna che, in occasione dei suoi 80 anni, espone negli spazi dell’Accademia di Venezia, con la mostra Transforming Energy, a cura di Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum di Shanghai. «È un vero onore e sono profondamente toccata da questa opportunità», ha dichiarato la performer. Abramovic è icona di rivoluzioni intellettuali e pioniera di performance ingombranti, come quando ha simulato un amplesso con uno scheletro, o quando ha lasciato il compagno, l’artista tedesco Ulay, camminando in direzioni diverse per 2.500 km sulle muraglia cinese per poi dirsi addio. Nessuno si stupisce. La rassegna ripercorre alcune tappe della carriera dell’artista in dialogo con i capolavori rinascimentali esposti nelle sale della collezione permanente, un’assoluta novità nella storia dell’Istituto, inserendo la ricerca di Abramovic nel cuore stesso del patrimonio veneziano.
Jenny Saville, Galleria Internazionale di Arte Moderna Ca’ Pesaro, fino al 22 novembre

I corpi sensuali, ma fragili, di Jenny Saville riempiono gli spazi della Galleria Internazionale di Arte moderna a Ca’ Pesaro nella mostra a cura di Elisabetta Barisoni, con il supporto di Gagosian. Trenta quadri, di grandi dimensioni, ripercorrono la carriera della pittrice inglese, con qualche omaggio a Venezia e alla sede che la ospita. Saville si è fatta conoscere nel gruppo dei Young British Artists, una generazione di pittori e scultori che si distinsero nel Regno Unito tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90, ma la sua pittura figurativa affonda le radici nei maestri del passato. «I miei compagni di viaggio sono i grandi pittori e scultori», ama ripetere, e si riferisca a Tiziano, Tintoretto, Velasquez. Con qualche citazione ad artisti più recenti, da Willem de Kooning a Cy Twombly. Anche se quei grandi corpi voluttuosi che sfondano la tela (sopra, Red Stare Head IV) richiamano i ritratti di Lucien Freud con la follia di Francis Bacon. (Riproduzione riservata)
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