Diventa un caso di interpretazione del Codice Civile la riduzione del capitale sociale di Olidata. Il cda del gruppo di information technology - coinvolto a ottobre nel caso Sogei per il possibile ruolo dell’allora presidente (pochi giorni dopo la contestazione si è dimesso) e primo azionista Cristiano Rufini - ha comunicato di aver scelto di presentare ricorso al Tribunale di Roma per valutare la legittimità della delibera assembleare di fine dicembre per ridurre il capitale sociale da 21,9 a 10 milioni di euro e contro la scelta del notaio Alessandro Di Zillo di rifiutarsi di iscriverla nel Registro delle Imprese. Un rifiuto, quello del notaio, dettato dalla convinzione che non siano stati rispettati i quorum necessari in assemblea.
Per comprendere la situazione è necessario un passo indietro. In assemblea è stato approvata la decisione di ridurre il capitale di 11,9 milioni. Nel progetto di Olidata parte delle risorse verrebbero utilizzate per coprire le perdite accumulate (2,4 milioni) e azzerare le riserve da fusione (4,2 milioni). Gli altri 5,3 milioni verrebbero divisi tra riserva legale (2 milioni) e riserve disponibili (3,2 milioni).
Il nodo sta nelle risorse destinate a riserva legale. Il notaio ha spiegato a Olidata che non sarebbero state «adempiute le condizioni stabilite dalla legge» per l’operazione straordinaria perché le riduzioni del capitale «con modalità diverse dalla creazione di una riserva disponibile sono praticabili» soltanto «con il consenso del 100% del capitale».
Per il notaio questo è il caso, perché nella proposta approvata parte delle risorse è destinata alla creazione di una riserva legale, quindi non distribuibile. L'ok del 100% dei soci significherebbe che tutti hanno scelto di abdicare al diritto di rimborso presente nell’articolo 2445 del Codice Civile. La società, invece, ritiene che sia sufficiente l’ok del 66% del capitale sociale per approvare la modifica e sottolinea in una nota che dubbi sul quorum non sono stati sollevati dal notaio in occasione dell’assemblea.
Nel verbale dell’assise si legge che ad approvare la proposta è stata l’unanimità dei soci presenti, rappresentanti il 68,129% del capitale. Ma va rilevato che all’assemblea straordinaria si sono presentati solo l’ex presidente Rufini, che controlla il 68,126%, e Daniela Ranalletta, responsabile del comparto legale di Olidata e in possesso di 5.800 azioni (0,003%). Nessun altro socio si è presentato all’assise.
Nella stessa occasione è stato approvato anche un raggruppamento delle azioni ordinarie con l’emissione di un nuovo titolo per ogni dieci esistenti in modo da ridurre la probabilità che Olidata diventi una penny stock sul listino milanese. Ieri il titolo ha chiuso con un rialzo dell’1,48% a 0,24 euro. (riproduzione riservata)