Gas e petrolio made in Italy sono ancora lontanissimi dal rappresentare un’alternativa nei giorni più incerti della crisi di Hormuz, ma un paio di dati vanno registrati: la produzione nazionale, almeno per quanto riguarda il metano, è in crescita, mentre sul fronte del greggio potrebbe arrivare una spinta al raddoppio dei giacimenti della Val d’Agri, in Basilicata. Proprio dai pozzi lucani, infatti, arriva già circa l’85% dei volumi di petrolio di produzione italiana: un ulteriore passo avanti da parte di Eni e Shell, quindi, avrebbe il suo peso.
Partendo dai numeri, secondo i dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il 2025 si è chiuso con oltre 3,23 miliardi di metri cubi di gas prodotti, un aumento del 12,2% rispetto ai circa 2,9 del 2024. Il petrolio, invece, ha segnato una frenata, scendendo da 4,37 a 3,86 milioni di tonnellate, perdendo l’11,5%, flessione attribuita in larghissima parte proprio alla Basilicata.
Dati Mase alla mano, la regione è però ancora saldamente sul podio: di quei 3,86 milioni di tonnellate di greggio del 2025, infatti, ben 3,3 sono estratti in Basilicata. Sul gas la quota lucana è meno predominante ma comunque tale da superare il 30,4%, con 984 milioni di metri cubi sui 3,23 miliardi mc nazionali.
I due giacimenti di riferimento sono Val d’Agri, operato da Eni al 601% con Shell Italia al 39%, e Tempa Rossa, che vede TotalEnergies al 50% con Shell e Mitsui al 25% ciascuna. Vengono classificati tra i maggiori giacimenti onshore dell’Europa occidentale, con una produzione combinata di circa 70mila barili al giorno.
Eppure i dati operativi sono in calo: nel 2025 sono state estratte 410 mila tonnellate di greggio in meno rispetto al 2024 e quella flessione spiega interamente il segno negativo della produzione petrolifera nazionale, seguendo la curva di declino naturale dei giacimenti esistenti, senza nuovi pozzi.
Per il ceo di Shell Italia, Joao Santos Rosa, Val d’Agri potrebbe raddoppiare la produzione, passando quindi dagli attuali 40 mila agli 80 mila barili equivalenti al giorno, se venissero autorizzati nuovi pozzi, dal momento che le concessioni esistenti producono oggi ben al di sotto della metà dei volumi autorizzati e stimati.
Come sottolinea Shell, che è il principale investitore estero nell’upstream italiano, con circa 400 milioni di euro spesi ogni anno nel Paese nelle joint venture, Val d’Agri ha una capacità di 120 mila barili al giorno. Tempa Rossa, che potrebbe produrne 50 mila, è ancora ferma a 30 mila, sempre al giorno.
Il problema è che, nonostante il quadro autorizzativo sia leggermente cambiato a seguito delle ultime norme emanate, che tendono a semplificare una parte dell’iter autorizzativo (come prevedono il decreto Bollette e Gas Release), la conseguente riduzione delle tempi di realizzazione è ancora in fase di analisi sulla base dei criteri di applicabilità. (riproduzione riservata)