Officina Stellare fa un passo in più verso la fusione con Global Aerospace Technologies Group. L’operazione, tecnicamente un reverse takeover (fusione inversa) che consentirà alla società di rimanere quotata in borsa sul mercato Egm, è stata approvata dall’assemblea dei soci il 23 febbraio 2026. Con il disco verde degli azionisti si può procedere a un aumento di capitale da oltre 60 milioni di euro che servirà per creare una «space factory» italiana.
Prima della fusione per incorporazione è prevista una ricapitalizzazione da 60 milioni, in una o più tranche, da offrire in sottoscrizione ai soci di Global Aerospace Technologies Group (Gatg), controllata da Global Aerospace Technologies Investments (86,6%) e da Tre Gigli (13,4%). Altri 3 milioni saranno offerti in sottoscrizione a soggetti terzi.
Di queste risorse, circa 12 milioni potranno servire per l’acquisizione da parte di una controllata di Gatg di una società di nuova costituzione, nella quale conferire l’attività di Sitep Italia nel campo della produzione di sistemi elettronici per la difesa navale, come si apprende dal progetto di fusione.
L’obiettivo è ottenere, una volta completate tutte queste operazioni, un polo industriale altamente specializzato in aerospazio, difesa e cybersecurity.
Nel 2024 Officina Stellare ha registrato un valore della produzione di 22 milioni, in crescita del 20% rispetto al 2023, con un utile netto invece in calo da circa 1,9 milioni a 415mila euro a causa di un aumento dei costi per il personale e dell’assenza di proventi straordinari. In borsa, dove la società è stata quotata nel 2019 da Ambromobiliare, ha guadagnato oltre il 90% nell’ultimo anno. Inoltre, nei mesi passati Officina Stellare ha annunciato contratti milionari con big della difesa come Leonardo e Thales Alenia Space.
Il gruppo Global Aerospace Technologies, che include cinque controllate, ha invece riportato un valore della produzione di 12,9 milioni al 30 giugno 2025, nel primo bilancio semestrale dopo la costituzione del gruppo.
Il nuovo player punta ad affermarsi, in un mercato, quello della space economy, che sta crescendo a ritmo sostenuto. Secondo una stima di Pwc, il valore del comparto dovrebbe raggiungere 1.000 miliardi di euro entro il 2030. In Italia, però, il settore è presidiato soprattutto da piccole e medie imprese: secondo un approfondimento di Ambromobiliare sono più dell’80% del totale. (riproduzione riservata)