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Gli Usa pagheranno il costo più alto della guerra: inflazione +4,2%. Il pil dell’Italia frenerà a +0,4%. Le stime Ocse
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Gli Usa pagheranno il costo più alto della guerra: inflazione +4,2%. Il pil dell’Italia frenerà a +0,4%. Le stime Ocse

26 marzo 2026, 11:41 Ultimo aggiornamento: 13:08

Con il conflitto in Medio Oriente e il rincaro dell’energia, l’istituto di Parigi taglia le stime di crescita per l’Italia e vede prezzi in risalita. Anche l’area euro rallenta (+0,8%), mentre la Germania segna il passo. La situazione peggiore? Negli Stati Uniti 

L’Ocse ha rivisto al ribasso le stime di crescita del pil italiano per il prossimo biennio. Nell’ultimo Economic Outlook intermedio, l’istituzione di Parigi delinea uno scenario più prudente rispetto a quanto ipotizzato a fine 2024. Dopo il timido segnale del +0,5% previsto per il 2025, l’Italia dovrebbe assestarsi su una crescita dello 0,4% nel 2026. Si tratta di una decisa correzione al ribasso rispetto al +0,6% stimato a dicembre dall’Istituto. Per il 2027, la risalita è fissata allo 0,6%, anche in questo caso perdendo un decimale rispetto alle previsioni precedenti che indicavano un +0,7%.

Politica fiscale e caro vita: i nodi dell’economia italiana 

Secondo l’analisi dell’istituto, a pesare sul nostro Paese sarà una politica fiscale più restrittiva, che costituirà un ostacolo alla crescita rispetto a Paesi come la Germania, dove «l’espansione fiscale sosterrà maggiormente l’attività economica», scrive l’Ocse. Alla crescita lenta, si affiancherà una decisa ripresa dell’inflazione: un fenomeno iniziato già prima dell’inasprimento del conflitto in Medio Oriente.  

I numeri parlano chiaro: dopo l’1,6% atteso per il 2025, l’inflazione in Italia è attesa in rialzo al 2,4% nel 2026 (contro l’1,7% stimato a dicembre) e all’1,8% nel 2027 (invariato). Previsto in aumento anche il dato “core”, con un 2,6% quest’anno (da 1,9% stimato a dicembre) e un 1,9% nel 2027 (da 1,8%), dopo l’1,9% del 2025. Per quanto riguarda l’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato, l’Ocse segnala che quelli a dieci anni «sono aumentati nelle principali economie avanzate e nei mercati emergenti. Ciò è avvenuto in particolare in Messico, Sudafrica e Turchia, ma anche in Italia, Canada, Francia, Spagna e Regno Unito».

Il rallentamento dell’Eurozona e il peso dell’energia

L’Italia non è l’unica a dover fare i conti con un rallentamento. L’Ocse ha tagliato le stime di crescita per l’intera area euro, avvertendo che «l’aumento dei prezzi dell’energia potrà pesare sull’attività economica». Per l’Eurozona si prevede una crescita del pil dello 0,8% nel 2026 (contro l’1,2% di dicembre) e dell’1,2% nel 2027.

Discorso analogo per i singoli Pae con la crescita della Germania che è stata ritoccata allo 0,8% per il 2026 (da +1%) e quella della Francia dove si attende un rialzo dello 0,8% quest’anno (da +1%) e del 1% il prossimo. A passo più rapido la Spagna con un +2,1% nel 2026 (da +2,2%) e un +1,7% nel 2027 (da +1,8%), dopo il +2,8% del 2025.

In questo contesto, l’inflazione complessiva dell’Eurozona, che «era ampiamente sotto controllo» prima del conflitto in Medio Oriente, ora è attesa al 2,6% nell’anno in corso e al 2,1% il prossimo. In Germania è vista al 2,9% quest’anno (da 2,1%) e in Francia è attesa all’1,8% nel 2026 (da 1,3%). L’aspettativa, scrive l’Ocse, è che torni ai target della Bce solo nel 2027.

Gli Stati Uniti pagheranno il prezzo più alto

A pagare il prezzo più caro per le tensioni geopolitiche saranno gli Stati Uniti. Nell’anno in corso l’impatto del conflitto in Medio Oriente rischia di spingere l’inflazione americana fino al +4,2%, un dato nettamente superiore rispetto al 3% inizialmente previsto, per poi rientrare all’1,6% il prossimo (da 2,3%). 

Sul fronte della crescita, l’economia statunitense dovrebbe tenere nel 2026 con un +2%, sostenuta dai massicci investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, l’Ocse prevede una frenata all’1,7% per il 2027 (dalla precedente stima dell’1,9%). Questo rallentamento sarà dovuto a una combinazione di fattori: il calo del potere d’acquisto, la fine dei risparmi accumulati dalle famiglie durante la pandemia e una crescita della forza lavoro meno brillante, elementi che insieme raffredderanno la spesa dei consumatori americani. (riproduzione riservata)  



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