Le imprese italiane fanno fatica a trovare le figure lavorative che cercano in 46 casi su 100. Un valore in leggera diminuzione rispetto alla prima metà del 2025 ma che resta un fattore critico per le aziende e dunque per il Paese. Lo si legge nel secondo Report di Cnel e Unioncamere sul mismatch tra domande e offerta di lavoro in Italia, in collaborazione con Istat, relativo al secondo semestre 2025.
Le maggiori difficoltà di reperimento si riscontrano nelle costruzioni (oltre il 60% delle entrate) e nell'industria metalmeccanica ed elettronica (59,2%). Nei servizi, le criticità risultano particolarmente elevate nell'informatica e telecomunicazioni (51,4%), mentre diminuiscono, pur restando rilevanti, nel turismo e ristorazione (46,9%).
Da notare inoltre, si legge nel rapporto, che le criticità risultano particolarmente elevate per dirigenti e operai specializzati, mentre impiegati e professioni non qualificate presentano livelli più contenuti.
I dati dell’indagine indicano «chiaramente una sfida cruciale e non più rimandabile: far incontrare i fabbisogni delle imprese, oggi alla ricerca di profili per quasi la metà delle assunzioni previste, con il capitale umano custodito nei serbatoi di potenziale inespresso del Paese, come i nostri giovani, le donne e gli anziani», ha commentato il presidente del Cnel, Renato Brunetta.
Negli ultimi tre mesi del 2025 l'occupazione delle persone tra i 15 e i 34 anni è infatti diminuita del 3,5% mentre è cresciuta l'inattività (+4%). La riduzione della disoccupazione (-4,7%) non si traduce in un aumento dell'occupazione, segnalando una minore partecipazione al mercato del lavoro.
Persistono inoltre differenze di genere nei tassi di occupazione: il divario resta significativo soprattutto tra i giovani con livelli di istruzione medio-bassi, evidenziando un potenziale occupazionale femminile ancora sottoutilizzato. Ecco che non stupisce che il tasso di disoccupazione si sia ridotto tra i giovani maschi (9,6%) e sia invece aumentato tra le giovani donne (11,4%), con maggiori difficoltà di inserimento per le qualificazioni medio-basse. E ancora il rapporto evidenzia che aumenta la disoccupazione giovanile di lunga durata, soprattutto tra le donne. (riproduzione riservata)