I bond high yield globali restano, «oggi più che mai, una componente strategica» per diversificare il portafoglio. Ne sono convinti Tim Crawmer, Global Credit Strategist e Frasat Shah, Portfolio Manager Global Fixed Income di Payden & Rygel secondo cui, «nonostante gli spread si trovino a livelli storicamente compressi, la combinazione di fondamentali societari solidi, duration contenuta e flussi di domanda costanti, superiori all'offerta, mantiene questa asset class in posizione favorevole per gli investitori professionali». Questo perché si tratta di emissioni a rischio più elevato rispetto a quelle investment grade.
Per capire quali emissioni scegliere bisogna capire se l’allentamento monetario di Fed e forse anche Bce sarà il risultato «di un raffreddamento duraturo dell’inflazione, accompagnato da un mercato del lavoro solido». In questo caso il credito high yield potrà beneficiare di un contesto favorevole perché i «tassi di default rimarranno contenuti, le imprese continueranno a rifinanziarsi a condizioni sostenibili e gli investitori potranno godere di cedole generose in un quadro di stabilità».
Se, invece, i tagli dovessero essere una risposta a un «brusco indebolimento della crescita e a un aumento della disoccupazione, lo scenario cambierebbe radicalmente, con un probabile aumento dei tassi di insolvenza e un rischio più elevato». Per questo motivo, i due gestori monitorano l’evoluzione del mercato del lavoro che finora ha registrato solo un lieve rallentamento, non un deterioramento strutturale. Molta liquidità, poi, è ancora parcheggiata in strumenti a breve termine, favorita dai rendimenti attuali. Tuttavia, con il progressivo calo dei tassi, il costo-opportunità di mantenere la liquidità spingerà i capitali verso asset a rendimento più elevato.
La strategia di Payden & Rygel privilegia le obbligazioni con rating BB/B, fascia che «storicamente ha garantito il miglior equilibrio tra rischio e rendimento e mantiene un'esposizione limitata del 2% alle CCC». L’analisi dei fondamentali conferma la validità di questo approccio dal momento che i tassi di default si attestano al 3% e sono concentrati in comparti come i media e le tlc (Altice France, Sinclair negli Usai) e in alcune nicchie del retail e della chimica. (riproduzione riservata)