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Nvidia chiude un anno da record, ma restano dubbi su sostenibilità del boom AI: i conti

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Nvidia da record, ma i mercati sono gelidi: il lato oscuro del rally AI

26 febbraio 2026, 09:35 Ultimo aggiornamento: 11:39

Nvdia ha sfondato per la prima volta i 200 miliardi di ricavi nel trimestre con margini al 75% battendo il consenso degli analisti mentre la guidance è stata del tutto brillante. Eppure la reazione dei mercati è fredda, ecco perché | Il video

I risultati tonici e le previsioni di crescita di Nvidia hanno ricevuto una reazione forse inattesa dal mercato: prima il titolo è balzato nel trading afterhours di Wall Street, poi si è appiattito. E ora i mercati cercano di capire perché, visto che a stretto giro l’Asia è finita in rosso, l’Europa pure i futures si muovono in calo. 

Guidance brillante

Il colosso Usa dei semiconduttori e dell’AI prevede ricavi per 78 miliardi di dollari nel trimestre in corso, ben al di sopra delle attese di Wall Street per 72,1 miliardi. «La domanda di capacità di calcolo sta crescendo in modo esponenziale… I nostri clienti corrono a investire nel computing legato all’AI», ha spiegato Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia.

Eppure i mercati si muovono con estrema cautela a causa dell’enorme livello di investimenti da parte dei giganti della Silicon Valley e per la carenza di memory chip. Melissa Otto, responsabile della ricerca di Visible Alpha, ritiene che Nvidia debba affrontare «molte preoccupazioni» sul modo in cui i grandi gruppi tecnologici e le startup da cui dipende stanno finanziando centinaia di miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture per l’AI. «Questi sono gli aspetti cruciali che pesano sul titolo e spiegano perché non si muove davvero», ragiona l’esperta. «Non abbiamo molta visibilità su come si evolverà nel resto dell’anno»

I risultati di Nvidia — considerati un indicatore fondamentale del boom dell’AI per il ruolo centrale dei suoi chip nel funzionamento della tecnologia — arrivano dopo settimane di volatilità dei mercati scatenata dalla paura che l’AI possa sconvolgere i settori tradizionali e dall’enorme ondata di investimenti nei data center.

I conti strabilianti di Nvidia che supera per la prima volta i 200 miliardi annui di ricavi

Nvidia ha registrato ricavi per 68,1 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre dell’esercizio fiscale, concluso a fine gennaio, in aumento del 73% su base annua e oltre le precedenti indicazioni di 65 miliardi. Il risultato ha superato anche le stime degli analisti per 66,2 miliardi. I ricavi dei data center — che comprendono la tecnologia dei chip per l’AI e la serie Blackwell lanciata lo scorso anno — sono stati pari a 62,3 miliardi, oltre le stime di 60,5 miliardi. 

Per la prima volta, il fatturato annuo complessivo ha superato i 200 miliardi di dollari nell’esercizio fiscale 2026, mentre l’utile netto si è attestato a 120 miliardi. Nell’ultimo trimestre l’utile netto è stato di 43 miliardi, sopra le attese di 36,4 miliardi.

La società ha centrato le attese sull’utile lordo, pari al 75%, che prevede di mantenere anche nel trimestre che finisce ad aprile, con margini «intorno alla metà dei settanta punti percentuali» per il resto dell’anno. «Tutti i sistemi sono go per Nvidia, ma lo scetticismo continua a permeare i titoli AI a grande capitalizzazione», hanno scritto gli analisti di TD Cowen. Gli esperti sono sempre più preoccupati per la dipendenza di Nvidia da un ristretto gruppo di grandi operatori di data center, gli hyperscaler, oltre che da startup dell’AI come OpenAI.

Microsoft, Google, Amazon e Meta prevedono complessivamente 660 miliardi di dollari di spese in conto capitale quest’anno, per lo più destinate ai data center per l’intelligenza artificiale. Questi colossi tecnologici si trovano ora a dover ricorrere ai mercati obbligazionari e azionari mentre consumano ingenti quantità di liquidità. Tanto da spingere Jamie Dimon, ceo di JP Morgan, a lanciare un allarme sull’enorme debito privato in circolazione che rischia di mandare al tappeto i mercati come nel 20026-2008.

Difesa e AI alzano il debito a livelli record: 348.000 miliardi

E mentre Dimon ha lanciato l’allarme, sono usciti i dati 2025: il debito globale è aumentato di 29.000 miliardi di dollari raggiungendo il livello record di 348.000 miliardi. L’Institute of International Finance ha scritto che gli investimenti governativi nella sicurezza nazionale sono stati il principale motore dell’aumento, con la spesa per l’AI che ha contribuito a quello che è stato il maggiore incremento annuo del debito globale dalla pandemia.

I dati dell’IIF, che aggregano il debito di governi, imprese e famiglie, mostrano inoltre che, in rapporto alla produzione globale, il debito mondiale è diminuito per il quinto anno consecutivo, attestandosi intorno al 308% del pil. Il rapporto debito/pil è considerato un indicatore importante della capacità dei debitori di onorare i propri obblighi. L’associazione bancaria ha tuttavia avvertito che il calo del rapporto è dovuto alla riduzione dell’indebitamento del settore privato, mentre il debito pubblico in rapporto al pil continua a crescere.

Round sempre più grandi: copriranno il debito dell’AI?

Le startup dell’AI, che utilizzano molto la capacità dei data center per addestrare e far funzionare sistemi come ChatGPT e Claude di Anthropic, devono nel frattempo continuare a chiudere importanti round di finanziamento per sostenere i costi di calcolo. L’ad Huang ha respinto i timori che gli investimenti non siano sostenibile, dichiarandosi «fiducioso nella crescita dei flussi di cassa degli hyperscaler». Secondo il top manager, l’aumento della potenza di calcolo genererà ricavi per questi gruppi. Huang ha inoltre previsto che l’utilizzo dell’AI continuerà ad accelerare dopo che i passi avanti dei maggiori sviluppatori di modelli, come Anthropic e OpenAI, hanno «aperto le porte all’adozione dell’AI da parte delle imprese».

Nvidia sta investendo 30 miliardi di dollari nell’ultimo round di finanziamento di OpenAI, sostituendo una precedente partnership strategica da 100 miliardi che prevedeva investimenti progressivi nel tempo in funzione dell’utilizzo dei suoi chip. Huang ha definito OpenAI «un’azienda che nasce una volta per generazione».

La carenza globale di memory chip

Un altro punto debole per Nvidia è la carenza attuale di memory chip, con i costruttori di data center che assorbono le forniture a banda larga da un numero limitato di fornitori: SK Hynix, Samsung e Micron. Secondo Otto, la stretta sull’offerta di memoria rende più difficile prevedere i margini di Nvidia, che necessita di memoria  per i processori avanzati. Il direttore finanziario del gruppo, Colette Kress, ha detto che Nvidia ha in portafoglio «impegni su scorte e forniture per soddisfare la domanda fino al 2027».

E la Cina?

Nvidia non ha previsto nei suoi obiettivi i ricavi dalla vendita di chip AI in Cina. L’accesso a questo mercato gigantesco potrebbe aumentare le entrate di miliardi di dollari, ma si scontra con le tensioni tra Washington e Pechino. Un accordo con la Casa Bianca a dicembre ha dato il via libera alle vendite in Cina del chip AI H200. Ma a gennaio le revisioni Usa in materia di sicurezza hanno ritardato il rilascio delle licenze ai clienti cinesi. Kress ha detto che «piccole quantità dell’H200 sono state approvate dal governo degli Stati Uniti, ma che Nvidia non ha ancora prodotto ricavi e non sappiamo se saranno consentite importazioni in Cina». (riproduzione riservata)



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