L’ipotesi di un nuovo scandalo di corruzione agita il Parlamento europeo. All’alba di giovedì 13 marzo la polizia giudiziaria del Belgio, su ordine del giudice istruttore e della procura federale, ha condotto perquisizioni a tappeto in 21 indirizzi sparsi tra Bruxelles, in Vallonia e nelle Fiandre.
Un centinaio di investigatori, secondo quanto conferma la procura federale al quotidiano belga Le Soir, hanno fermato diversi lobbisti che lavorano per il colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei. Il sospetto è che le persone sottoposte ora a fermo abbiano corrotto una quindicina di eurodeputati (attuali ed ex) per favorire gli interessi commerciali dell’azienda cinese in Europa, contrastando gli sforzi di Washington per marginalizzare Huawei nel mercato europeo.
L’indagine è ancora soltanto alle fasi iniziali. Le accuse sono di corruzione, falsificazione e uso di documenti falsi, riciclaggio di denaro e organizzazione criminale. Nelle prossime ore le persone fermate dovranno essere interrogate.
Al centro del presunto caso di corruzione ci sarebbe un dirigente locale dell’azienda che in passato è stato assistente parlamentare di almeno due eurodeputati italiani, uno di S&D (socialisti) e uno del Ppe (popolari) per dieci anni. Sarebbe Valerio Ottati, 41enne belga-italiano, originario del comune di Woluwe-Saint-Pierre, nella regione di Bruxelles-Capitale, entrato a far parte di Huawei nel 2019 come responsabile public affairs in Europa del colosso cinese delle tlc.
Secondo le informazioni di Le Soir, la presunta corruzione si sarebbe concretizzata mediante l’invio di regali quali oggetti di valore (tra cui smartphone Huawei), biglietti per partite di calcio (la società possiede una tribuna privata al Lotto Park, la casa dell’Rsc Anderlecht) ma anche in bonifici di alcune migliaia di euro.
Secondo il codice di condotta dei deputati al Parlamento europeo, qualsiasi regalo fatto da terzi di valore superiore a 150 euro deve essere dichiarato e inserito pubblicamente nel registro dei regali. «La corruzione sarebbe stata praticata regolarmente e in modo molto discreto dal 2021 a oggi», ha confermato la procura federale al quotidiano belga, senza menzionare espressamente Huawei, «sotto le mentite spoglie di attività di lobbying commerciale e assumendo varie forme, come la remunerazione per posizioni politiche o persino regali eccessivi, come spese di vitto e di viaggio, o persino inviti regolari a partite di calcio.
«Abbiamo ricevuto una richiesta di cooperazione dalle autorità belghe per assistere l’indagine» sul caso dei lobbisti legati a Huawei fermati dalla polizia belga perché sospettati di aver corrotto ex e attuali eurodeputati, «che il Parlamento onorerà rapidamente e pienamente». Lo fa sapere il servizio stampa dell’Eurocamera, rimandando alle stesse autorità federali del Belgio per qualsiasi ulteriore informazione.
Già monta il caso politico, con la sinistra europe all’attacco: «Nonostante i ripetuti avvertimenti della sinistra sul fatto che il Parlamento europeo rischia di cadere in un altro scandalo di corruzione, non è stato fatto quasi nulla per impedirlo», scrive in una nota la co-presidente della Sinistra Ue, Manon Aubry. «Abbiamo urgente bisogno di scoprire quanto è profondo questo scandalo e imporre rigide regole di etica e trasparenza, altrimenti le lobby continueranno a far girare soldi nelle tasche di un’istituzione sempre più corrotta». (riproduzione riservata)