La corsa al nucleare pulito non è più un tabù per i grandi gruppi industriali italiani. A far da capofila a questo nuovo modo di pensare l’energia è Maire, che attraverso la controllata Nextchem ha siglato un accordo con la startup Newcleo finalizzato all’utilizzo dei reattori nucleari di quarte generazione dell’azienda fondata e presieduta da Stefano Buono per dacarbonizzare l’industria chimica, includendo nel processo la produzione di idrogeno.
Nel dettaglio l’accordo, si legge in una nota, costituirà la base di un modello innovativo di «e-Factory for carbon-neutral chemistry». In altre parole le due aziende svilupperanno in forma esclusiva uno studio sulla produzione sostenibile di idrogeno a zero emissioni e di prodotti chimici, mettendo a fattor comune la tecnologia nucleare di Newcleo e le competenze chimiche di Maire, società quotata a Piazza Affari e guidata da Fabrizio Di Amato.
Questo accordo consentirà, inoltre, la produzione di idrogeno elettrolitico e di prodotti chimici a basso impatto ambientale, tra cui ammoniaca a zero emissioni, metanolo, e-fuel e derivati. Il tutto, specificano ancora le due aziende, «in linea con la decisione dell'Unione Europea di includere le tecnologie nucleari innovative, come quella di Newcleo, nella tassonomia Ue delle attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale».
C’è di più. Nei dettagli dell’accordo, infatti, è previsto che Tecnimont fornisca servizi di consulenza per la creazione della centrale elettrica di Newcleo, basata sulla tecnologia proprietaria Smr Lfr200. Nello specifico la società del gruppo Maire consentirà alla startup di utilizzare l’approccio alla modularizzazione per ottimizzare la metodologia di costruzione e pianificazione, riducendo tempi e costi di produzione e costruzione. L’obiettivo di Newcleo in tal senso è quello di realizzare un impianto completamente modulare, cioè accessibile e facile da installare.
Per Stefano Buono, presidente e ceo di Newcleo, «un prerequisito fondamentale per fornire energia sicura e priva di emissioni di carbonio per usi industriali è l'eliminazione degli incidenti nucleari». Il reattore di Newcleo in tal senso «è safe by design, grazie alle leggi della fisica, e questo consente ai nostri Lead Fast Reactors -Lfr- di rimanere in uno stato sicuro anche nell'improbabile eventualità di gravi incidenti o scenari di sabotaggio». Questo livello di sicurezza è inoltre «raggiungibile con una riduzione dei costi rispetto agli terza Generazione, aprendo la strada a una e-Factory per la chimica a zero emissioni di carbonio competitiva come previsto da Maire».
La partnership ha un significato strategico per Newcleo, che in questo modo si consolida con attore di primissimo piano nel panorama del nucleare di quarta generazione collaborando con uno dei principali attori industriali quotati a Piazza Affari. La startup, che lo scorso anno ha avviato un aumento di capitale da 1 miliardo di euro -se e quando andrà in porto farà dell’azienda il terzo unicorno italiano, il primo dell’energia- ha già annunciato un piano di investimenti da 3 miliardi di euro da realizzare nel primo mercato di riferimento, quello francese.
Partecipata da un parterre di soci illustri tra cui Azimut, Exor, le famiglie Petrone e Malacalza, Paolo Merloni di Ariston e Claudio Costamagna, Newcleo ha un azionariato al 90% italiano. Il ceo Buono non ha fatto mistero di puntare a una quotazione nel prossimo futuro. (riproduzione riservata)