Nuclitalia ha già in cassa 10 milioni di euro per muovere i primi passi. Li hanno versati pro-quota i soci Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%) all’atto della costituzione della newco. Ma soprattutto ci sono già tempistiche e un identikit dettagliato dei reattori che faranno da apripista se davvero l’Italia riaprirà al nucleare, come indicato dal governo per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050 e ridurre i costi energetici.
Come risulta dal verbale del cda sulla partecipazione di Leonardo alla newco, la scelta condivisa con i partner ricadrà sugli Smr-Lwr (Small Modular Reactor-Light Water Reactor) che, come spiegato dall’ad Roberto Cingolani, «costituiscono l'ambito tecnologico di riferimento per poter traguardare la realizzazione di un primo reattore a costi competitivi» intorno al 2030.
Sul piano pratico toccherà a Nuclitalia, che viene definita il «soggetto giuridico capofila della filiera industriale nucleare italiana funzionale ad aggregare le competenze nazionali per coordinare, con una dimensione di scala adeguata, le attività di ricerca e sviluppo nell'immediato», guidare lo studio di fattibilità e l'eventuale sviluppo e implementazione del Fitc (First In The Country), il primo impianto del nuovo nucleare italiano.
Sulla base del grado di maturità delle attività di Ricerca & Sviluppo in corso a livello nazionale ed europeo, per Cingolani «è possibile individuare nei reattori Smr-Lwr l'ambito su cui concentrare nella prima fase l'attività della newco, restando la possibilità di valorizzare le attività svolte su ulteriori ambiti (Amr, e fusione)». Il livello di maturità delle diverse opzioni tecnologiche scadenza anche le tappe dell’eventuale ritorno dell’Italia nel mercato del nucleare.
Nell’analisi dell’ad di Leonardo, perciò, con gli Small Modular Reactor ad acqua di generazione III+, si potrebbe partire intorno al 2030. Un decennio più tardi, quindi dal 2040, sarà possibile introdurre gli Amr (Advanced Modular Reactor) di generazione IV, con particolare attenzione alla tecnologia a piombo liquido. Per i primi reattori a fusione, invece, Cingolani ipotizza un esordio tra il 2045 e il 2050.
Per arrivare al primo step, Nuclitalia dovrà occuparsi dello studio e analisi tecnico-economica dei design più innovativi e maturi nel settore delle nuove tecnologie nucleari con particolare riferimento agli Smr ad acqua di III generazione avanzata e poi gestire il processo di selezione tecnologica che porti all'individuazione di una short list di design adatta al territorio nazionale per un futuro programma nucleare italiano. Tra i compiti della newco rientra anche l’esecuzione della due diligence tecnico-economica dei design selezionati. Calcolato anche l’impegno finanziario che Enel, Ansaldo Energia e Leonardo sono chiamati a sostenere. L'obbligo di contribuzione delle parti alla Fase 1 (Studio di fattibilità), «pro-rata e pari passu» per sostenere le esigenze finanziarie di Nuclitalia nei limiti della necessità di cassa e in conformità al budget, sarà al massimo di 30 milioni di euro complessivi. Non sono previsti finanziamenti pubblici, quindi l'investimento sarà interamente a carico dei soci. (riproduzione riservata)