La newco del nucleare non si è ancora formalmente costituita, ma Enel e i partner Ansaldo Nucleare e Leonardo sono già al lavoro. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, infatti, i tecnici hanno iniziato a confrontarsi sulla fattibilità dei reattori Smr (Small Modular Reactor) e Amr (Advanced Modular Reactor) sul mercato italiano in anticipo sull’atto costitutivo vero e proprio della società a maggioranza Enel (51%).
A questo punto, infatti, la nascita ufficiale della newco è solo una formalità, dopo il via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge che delega il governo «in materia di energia nucleare sostenibile».
Qualche elemento in più arriva dalle relazioni che accompagnano il ddl e che escludono «nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Al contrario, si legge nei documenti, potrebbero esserci semmai «nuove entrate», visto che sono anche previste sanzioni da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, guidato da Gilberto Pichetto Fratin.
Se invece dai decreti attuativi dovessero emergere extra-costi a carico delle casse pubbliche, «gli stessi potranno essere adottati solo successivamente o contestualmente all’entrata in vigore di provvedimenti legislativi di stanziamento delle occorrenti risorse finanziarie».
Degli Smr come scelta chiave per il futuro del nucleare, intanto, ha parlato anche un manager di Enel, Salvatore Bernabei, a capo di Enel Green Power e Thermal Generation, al Forum in Masseria di sabato 1mo marzo 2025. «Si tratta di tecnologie esistenti, ma che devono essere ingegnerizzate su scala industriale per diventare competitive», è la premessa di Bernabei. «Oggi non produciamo gli Smr su larga scala e questo incide sui costi. È auspicabile la nascita di un consorzio europeo per lo sviluppo degli Smr, così da costruire una filiera industriale integrata e competitiva a livello globale».
«La questione non è solo energetica, ma anche strategica: dobbiamo riportare in Europa le competenze industriali sulle tecnologie pulite, dal nucleare alle rinnovabili. L’innovazione e la capacità di fare ce l’abbiamo, ma senza una politica industriale forte e senza regole uguali per tutti, le nostre imprese non potranno competere con i player asiatici. E senza una supply chain europea, nessuno in Europa sarà più in grado di competere con l’Asia». (riproduzione riservata)