Novo Nordisk ha annunciato giovedì 9 ottobre l’acquisizione della società farmaceutica statunitense Akero Therapeutics per un valore massimo di 5,2 miliardi di dollari. L’operazione mira a garantire l’accesso a efruxifermin, un promettente farmaco per il trattamento delle malattie del fegato.
Novo ha offerto agli azionisti di Akero 54 dollari per azione in anticipo in contanti, che rappresenta un premio di circa il 16,2% rispetto all’ultima chiusura di Akero. Ciò rappresenta circa 4,7 miliardi di dollari di pagamento anticipato. Le azioni della società farmaceutica Usa sono balzate di quasi il 18% nel pre market (alle 14:50 ora italiana). In parallelo Novo Nordisk perdeva il 2% a Copenaghen. La casa farmaceutica danese pagherà anche altri 6 dollari per azione se l’efruxifermin otterrà la piena approvazione degli Usa per la condizione entro il 30 giugno 2031, hanno detto le società.
Akero sta attualmente testando efruxifermin in uno studio clinico di fase avanzata su pazienti affetti da gravi cicatrici epatiche (cirrosi) causate da una forma di steatosi epatica nota come steatoepatite associata a disfunzione metabolica. Secondo quanto dichiarato giovedì dal ceo Mike Doustdar, efruxifermin potrebbe rappresentare una svolta nel trattamento della steatosi epatica e diventare una terapia «fondamentale», da sola o in combinazione con Wegovy.
Stando a quanto riporta Reuters, si tratta del primo grande accordo firmato da Mike Doustdar, nominato amministratore delegato di Novo Nordisk nel luglio 2025, con l’obiettivo di contrastare la perdita di quote di mercato a favore della rivale statunitense Eli Lilly e rilanciare la crescita del gruppo danese.
Lo scorso mese, la società aveva inoltre annunciato il taglio di 9.000 posti di lavoro, nell’ambito di un più ampio piano di riorganizzazione.
L’acquisizione di Akero rappresenta un’importante escalation nelle dimensioni delle operazioni di Novo Nordisk, dal momento che le sue recenti acquisizioni biotecnologiche nel campo delle malattie metaboliche oscillavano solitamente tra uno e due miliardi di dollari.
Lo scorso anno, la società aveva acquistato Cardior Pharmaceuticals, impegnata nello sviluppo di un trattamento per l’ipertensione, per un valore massimo di 1,1 miliardi di dollari.
Con riferimento a quest’ultimo punto, l’analista di Nordnet Per Hansen ha dichiarato che l’operazione «è costosa», ma questo dimostra che «sta ancora lavorando per ampliare la portata del proprio portafoglio».(riproduzione riservata)