Norges Bank Investment Management (Nbim), il fondo sovrano della Norvegia che ha in portafoglio asset per 1.900 miliardi di dollari ed è presente a Piazza Affari in oltre 100 società (in fondo la tabella completa), ha registrato un rendimento complessivo dalle partecipazioni (quotate e non) del 5,7% nei primi sei mesi del 2025, leggermente sotto l’indice di riferimento. La performance è stata trainata soprattutto dalle azioni (incidono per il 70,6% del totale) salite del 6,7%, secondo quanto comunicato dallo stesso fondo statale.
Nel complesso si tratta comunque della migliore performance dal 2023 grazie agli investimenti effettuati proprio nei mercati azionari. Nel solo secondo trimestre del 2025, questi ultimi hanno reso l’8,45%, mentre le infrastrutture non quotate l’8,1%. Le obbligazioni e il comparto immobiliare non quotato hanno offerto un contributo positivo marginale.
All’interno degli investimenti azionari, i titoli finanziari hanno garantito un rendimento del 16,5% nel primo semestre 2025, rappresentando il 17% degli investimenti azionari complessivi del fondo sovrano norvegese. Il contributo maggiore è arrivato dalle banche europee, «sostenute dalle aspettative di un aumento della spesa pubblica e di una forte redditività». Performance positive anche da società di telecomunicazioni e utility, mentre il comparto sanitario ha registrato i risultati più deboli.
«Se qualcuno mi avesse detto cosa sarebbe successo sul piano politico, tecnologico, nel contesto globale e con la situazione dei dazi, non avrei mai creduto che i mercati avrebbero tenuto così bene», il commento dell’amministratore delegato Nicolai Tangen. Il fondo detiene partecipazioni di almeno l’1% fino al 2,9% circa nelle italiane Unicredit, Intesa Sanpaolo, Enel, Ferrari, Generali, Banco Bpm e Stellantis, Leonardo e Tim.
Il rafforzamento della valuta norvegese ha inciso negativamente al risultato semestrale, contribuendo a una riduzione dello 0,8% del valore complessivo del fondo, sceso a 19,6 trilioni di corone (1.900 miliardi di dollari).
Il fondo sovrano norvegese, il più grande al mondo, detiene circa l’1,5% di tutte le azioni quotate a livello globale. Oltre due terzi del portafoglio è investito in azioni, tutte fuori della Norvegia. Una quota significativa è concentrata negli Stati Uniti, in colossi tech come Apple, Microsoft, Nvidia, Alphabet, Amazon e Meta Platforms.
Nel primo semestre il fondo ha incrementato le partecipazioni in Nvidia, Apple, Taiwan Semiconductor Manufacturing, Tesla e Berkshire Hathaway. Parallelamente, ha ridotto le quote in Microsoft, Alphabet, Meta Platforms e Broadcom, oltre ad aver alleggerito le posizioni nei principali gruppi petroliferi.
Fondato agli inizi degli anni Novanta, il fondo sovrano norvegese investe all’estero i proventi del petrolio e del gas del Paese nordico a beneficio delle future generazioni, con una performance annualizzata (in corone) del 7,39%. Segue un indice di riferimento stabilito dal Ministero delle Finanze e ha margini limitati per investimenti attivi. Sul fronte azionario, replica l’indice Ftse Global All Cap, con circa 8.700 società quotate in 44 Paesi. La componente obbligazionaria segue invece gli indici Bloomberg Barclays, con il 70% in titoli di Stato e il 30% in obbligazioni societarie.
Di recente, il fondo è stato oggetto di pressioni per le sue partecipazioni in aziende coinvolte nella guerra di Israele a Gaza. Lunedì scorso ha annunciato la cessione di 11 società israeliane (un quinto degli investimenti nel Paese) e la cessazione di tutti i contratti con gestori esterni nel Paese, in seguito alle proteste pubbliche. E ha poi precisato che arriveranno altre dismissioni. (riproduzione riservata)