Non solo swing al Castello di Tolcinasco Golf Resort & Spa
Alle porte di Milano, l’esclusivo club, meta di golfisti di tutta Europa, apre le sue porte anche ai non soci. Per un’esperienza gourmand da hole in one
Andare a cena fuori porta, ma non troppo fuori? Sedendo, magari, a un tavolo che guarda prati verdi a perdita d’occhio, alberi ad alto fusto, specchi d’acqua sorvolati dagli aironi e un antico castello che sembra uscito dalle favole?

Si può: a poco più di mezz’ora d’auto dal centro di Milano, il Castello di Tolcinasco Golf Resort & Spa, un esclusivo club, già famoso tra i golfisti italiani ed europei, apre le porte anche ai non soci, accogliendoli nel suo ristorante, fresco di restyling - firmato dall’architetto Giorgia Longoni - e forte di una nuova, prestigiosa partnership con Maio Group, brand di eccellenza nella ristorazione di alta gamma.
Oltre al golf c’è di più

«Il nostro intento è quello di potenziare la ricettività della struttura, al di là della sua vocazione sportiva», dice Emanuel Stilo, proprietario e general manager di Castello Tolcinasco Golf Resort e Spa, dove, nel 1993, il mitico Arnold Palmer (1922-2016), leggenda del golf professionistico, disegnò ben tre percorsi di 9 buche ciascuno che hanno ospitato diverse competizioni nazionali e internazionali. «Tolcinasco è un luogo talmente suggestivo da meritare di vivere tutti i giorni dell’anno e di essere conosciuto da un numero più ampio di utenti, oltre ai giocatori di golf: persone che ne condividano l’aspirazione alla sicurezza e alla riservatezza, l’amore per la natura, il gusto per un’eleganza senza esibizioni e la familiarità con un quiet luxury di sapore contemporaneo e nello stesso tempo ben radicato nella storia e nel territorio».
Abbondanza di legno e coerenza cromatica

È stata interpellata Giorgia Longoni, titolare di un avviato studio nel centro di Milano, che ha creduto nel progetto al punto di impegnarsi sia nel rinnovamento del ristorante sia in quello del bar (inaugurazione prevista per il prossimo gennaio) e degli spazi all’aperto (che verranno riprogettati entro la primavera 2026): «Per prima cosa, ho conservato gli elementi che sottolineavano il carattere country del ristorante: il soffitto spiovente in legno, le travi a vista e il pavimento in parquet. Poi mi sono concentrata su colori, materiali e luce», dice l’architetto. «Per il rivestimento delle pareti ho preferito una boiserie con pannelli fonoassorbenti in fibra di legno tagliati a riquadri, che ha il merito di decorare la sala e di isolarla acusticamente. Come fil rouge di tutti gli ambienti destinati all’accoglienza ho scelto il verde e il crema, che troviamo e ritroviamo ovunque, alternativamente o accostati l’uno all’altro: dalla carta da parati avorio effetto rafia della zona d’ingresso alle pareti satinate in tinta bosco del ristorante fino al tessuto a righe appositamente realizzato per la panca a tutta parete. Questi stessi colori verranno riproposti nel bar e nei salotti prospicienti la piscina».

Un discorso a parte merita lo studio dell’illuminazione: «Prima del mio intervento, c’erano solo dei faretti a led, che proiettavano una luce piuttosto fredda e piatta. Io invece ho voluto scolpire gli spazi, valorizzando gli ambienti sia nel loro complesso sia esaltando i dettagli d’arredo: ecco perché ho giocato sull’alternanza di faretti a luce calda puntati verso l’alto e verso il basso e ho introdotto luci d’accento illuminando alcuni tavoli e i banconi di servizio con sospensioni e lampade da appoggio».
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Una storia d’amore e di famiglia

Ma tutto questo sarebbe solo un meraviglioso fondale di scena, se non fosse per il contributo dei fratelli Alessandro e Massimo Maio, fondatori di Maio Group. Sono figli d’arte e cioè del leggendario Piero Maio, nato nel Monferrato, e di sua moglie Eda, mantovana: «Siamo nati e cresciuti in cucina perché i nostri genitori ci lavoravano sette giorni su sette dal mattino alla sera», racconta Alessandro. «La passione del cibo e del vino, la voglia di saperne sempre di più andando alla ricerca di materie prime di altissima qualità, di nuove tecnologie e di segreti ben custoditi, il rispetto del saper fare e del talento, l’attenzione al cliente sono i capisaldi con i quali siamo stati allevati dai nostri genitori. Forse non ce ne siamo neanche accorti, ma li abbiamo assorbiti assieme ai sapori e agli odori di piatti cucinati a regola d’arte e non c’è dubbio che abbiano fatto radicare dentro di noi una vera e propria vocazione. Al momento giusto – quello di scegliere il cammino da prendere, una volta finite le scuole – si è fatta sentire forte e chiara. Abbiamo seguito la strada della famiglia e non l’abbiamo mai abbandonata».
Tradizione e innovazione

Ovviamente i fratelli Maio ci hanno messo del loro, non soltanto aggiornando le ricette di papà Piero, basate sulla cucina tradizionale piemontese e lombarda, con un occhio all’alleggerimento delle calorie e un altro all’impiattamento e alla decorazione, ma anche trasformando il concept che ispira il loro modo di fare ristorazione: «Siamo presenti all’interno di strutture di prestigio in diverse città d’Italia: come per esempio la Rinascente di Milano e di Roma e, adesso, il Castello di Tolcinasco Golf Resort & Spa», dice Alessandro Maio.

«Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di Emanuel Stilo, incantati dalla sua visione imprenditoriale che guarda al futuro e dalla bellezza di questo luogo. Come sempre, siamo guidati dai principi sui quali abbiamo costruito la nostra reputazione: solida tradizione, ricerca dell’eccellenza, apertura all’evoluzione. Proponiamo ricette che possono essere apprezzate sia dagli sportivi sia dai gourmet: nella nostra carta trovano infatti posto piatti signature come il vitello tonnato, i risotti e i ravioli del Plin, oltre a molti altri, accompagnati da una selezione di vini con rinomate etichette italiane». Il meglio è servito.(Riproduzione riservata)
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