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Non solo Dubai e Abu Dhabi. Ecco Ras Al Khaimah, l’emirato che guarda al futuro

Ras Al Khaimah è un luogo che unisce passato e futuro. Perfetto per chi cerca relax, ma anche per i più avventurosi, ecco la guida per scoprirlo

di Elena Bianco
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Il dhow a motore scivola sull’acqua smeraldo come sulla seta, mentre dalle lingue di sabbia bianca che contornano la laguna i dromedari selvatici accoccolati nell’acqua occhieggiano simili a oziose bagnanti di uno stabilimento balneare Belle Epoque. Sulla riva opposta, fenicotteri rosa sono pennellate di colore pastello nel verde delle mangrovie. L’orizzonte si allarga e appare il muro ocra di Jebel Jais, la montagna più alta degli Emirati Arabi Uniti ondeggiante nell’umidità del mattino. A filo d’acqua s’intravede una struttura di legno, come una palafitta di pescatori.

Il pescatore di perle

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È la realizzazione del sogno di Abdulla Al Suwaidi, che ha aperto la Suwaidi Pearl Farm, una coltivazione di perle nata in onore di suo nonno Mohammed che qui, a Ras Al Khaimah, emirato a un’ora e mezza d’auto da Dubai, faceva il pescatore di perle. «All’epoca ci volevano capacità fisiche da autentici uomini-pesce», spiega Abdulla. «I pescatori stavano sott’acqua diversi minuti con uno stringinaso d’osso di tartaruga e le orecchie tappate con la cera, temprati da un pasto di datteri e caffè. Intanto nel villaggio di Al Rams le mogli e i figli facevano preghiere e offerte di muschio, zafferano, ambra per il loro ritorno».

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Un tempo i preziosi frutti di questo duro lavoro andavano agli sceicchi, mentre oggi un chiosco sulla riva nasconde un elegante negozio dove comprare gioielli d’oro e d’argento ornati di perle bianche e grigie, sferiche o barocche oppure di cangiante madreperla. Acquistarne uno è reiterare una tradizione antica di 7.000 anni, cresciuta nel Medioevo quando l’esploratore portoghese Duarte Barbosa, il gioielliere veneziano Gasparo Balbi, il viaggiatore marocchino Ibn Battuta elogiarono le meravigliose perle che fecero ricca Ras al-Khaimah.

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Seduto sulla tolda di una Sama'a, barca emiratina simile al sambuco, Abdulla mostra mucchi di perle, classificate per forma, colore, lucentezza, che nascono dalle ostriche Pinctada radiata a un mese da una vera e propria operazione chirurgica per inseminarle. Ras al-Khaimah guarda dunque al futuro grazie all’intraprendenza dei suoi giovani e punta su una natura straordinaria.

Una natura tutta da scoprire

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Il mare del golfo Persico, le falde del Rub’ al Khali, il quarto vuoto, e la catena dell’Hajar, montagne aspre nate da un primordiale scontro di placche tettoniche, concorrono a creare un unicum paesaggistico. Lo sa bene un altro giovane imprenditore che si è dedicato al turismo active, Fadi Hachicho, guida alpina libanese con la mission (possible) di promuovere l’avventura in montagna – hiking, trekking, climbing, biking - attraverso le sue attività: Adventurati Outdoor, Summit X Tourism Consultancy e Highlander Adventure.

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Grazie a lui si possono percorrere 94 km di sentieri sulle pendici e la vetta del Jebel Jais a 1.934 mt. Insieme alla Ras Al Khaimah Tourism Development Authority, Fadi sta richiamando gli appassionati di outdoor di tutto il mondo, che possono fermarsi nel suo campo tendato a 1.770 mt, sotto la cima del Jebel Jais. «Questo non è un glamping», precisa. «È un luogo dove riconnettersi con la natura, che utilizza solo materiali sostenibili, presi in montagna. Da qui si vedono sia l’alba sia il tramonto in un’aria così fredda e tersa da scorgere i monti dell’Iran oltre il Golfo Persico. In quest’atmosfera rarefatta si fanno yoga, meditazione, sound healing, tecniche di respirazione e crioterapia con bagni gelati. Molti vengono per acclimatarsi e prepararsi ad altitudini maggiori, come le Alpi o il Kilimangiaro».

L’avventura fa rima con cultura

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Parlando Fadi percorre, come fosse il giardino di casa, la distanza che separa dalla cima del Jebel Jais su sentieri di pietra calcarea, mostrando le vette tutto intorno, Jebel Yabanah, Al Ahqab, Yanas. Un cippo bianco mostra come, camminando, si sconfini in Oman. Quando scende la sera, intorno al fuoco prepara i cibi del posto come il balaleet, vermicelli di riso dolci al cardamomo, zafferano e frittata, i loqaimat, pasta fritta allo sciroppo di datteri, l’asidi, porridge di zucca, accompagnati dal karak, un te nero con latte di capra e zucchero. Chi è pronto per l’avventura, ma non avvezzo alle fatiche della salita in montagna, trova comunque sulla catena di Al Hajar la frescura su un versante meno wild: la terrazza panoramica del 1484 Puro, ristorante di cucina araba e fusion.

Adrenalina pura

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Da qui si parte per la zipline più lunga del mondo che attraversa la vallata all’adrenalinica velocità di 150 km/h, oppure per una discesa, divertente come una giostra, in sledder, lo slittino su binario, o ancora per un’esperienza di climbing su una via ferrata.

Ras al-Khaimah dall’alto affascina. Lo conferma il successo dell’Al Jazirah Aviation Club, dal 1998 punto di riferimento degli appassionati di volo di tutti gli Emirati, che oggi conta 1.300 soci e offre una scuola per prendere il brevetto degli aerei ultraleggeri. «Abbiamo sei piloti istruttori, di cui tre sono donne», spiega orgogliosa Dania Al-Aker, palestinese, farmacista di professione, pilota e responsabile commerciale del Club per passione. «Con un corso di teoria e 17 ore di lezioni pratiche di volo, si può pilotare un ultraleggero con passeggero nei cieli di Ras al-Khaimah». 

Spazio al relax in alberghi da Mille e una Notte

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Chiunque, poi, può noleggiarne uno con pilota e rilassarsi galleggiando nell’aria e scoprendo la bellezza del mare davanti al nuovo Sofitel di Al Hamra beach e dei palmeti intorno all’antico forte di Dhayah, teatro nell’800 delle battaglie fra inglesi e tribù Qawasim (sopra). Ma soprattutto del deserto.

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È questo, infatti, il vero padrone di casa degli Emirati Arabi e Ras al-Khaimah non fa eccezione. Wadi Khadeja, riserva di 500 ettari con all’interno il Ritz Carlton Al Wadi Desert è un’immersione nella wilderness con un pizzico di lusso d’antan.

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Nelle ville color ocra di foggia locale, in quelle in legno tendate ispirate alle esplorazioni del passato, ci si alza la mattina e ci si immerge nella piscina privata. Lentamente la luce sale illuminando dei vicini di casa particolari, le gazzelle fra le acacie e i ghaf tree, alberi simbolo culturale e di resilienza degli Emirati Arabi, perché nel deserto regalano ombra e cibo ai dromedari selvatici. Si guardano i giochi dei cuccioli di orice, le madri che li allattano, i maschi che combattono tra di loro o razzolano fra la sabbia e le erbe secche.

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Le signature villas, poi, sono un vero e proprio respiro del deserto, orientate verso il tramonto o verso l’alba, nascoste fra le dune dell’erg, isolate dal resto del mondo, essenziali all’esterno e di sobria eleganza all’interno. «Sono il nostro fiore all’occhiello», spiega Habiba Hossein, marketing e pr manager del Ritz Carlton, altra giovane protagonista della crescita turistica di questo piccolo Emirato. «Hanno il servizio personalizzato di un butler dedicato e contemporaneamente il privilegio impagabile della solitudine del deserto». È vero: non c’è lusso paragonabile al sole che scompare dietro alle dune dorate, mentre una volpe del deserto si nasconde sotto il fogliame tondo di un melo di sodoma. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 13/01/2025 00:00
Ultimo aggiornamento: 13/01/2025 00:00
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