Non basta più guardare il mare: così i nuovi yacht cancellano il confine con l’acqua
Beach club, terrazze abbattibili e vetrate panoramiche: il design nautico riscrive l’esperienza di bordo. Dai superyacht ai modelli crossover, il mare entra nel cuore del progetto
Per anni il superyacht ha interpretato il mare soprattutto come scenario. Lo si osservava dalle finestrature del salone principale, lo si dominava dai ponti superiori, lo si viveva in rada attraverso la plancetta di poppa o il tender. Oggi, invece, il progetto sembra andare in una direzione diversa: eliminare ogni barriera possibile fra barca e ambiente circostante. Un percorso che, curiosamente, l’architettura civile aveva iniziato già nel Novecento. Quando Ludwig Mies van der Rohe progettò la Farnsworth House nei primi anni 50, immaginò un’abitazione nella quale il paesaggio non fosse più semplicemente incorniciato da una finestra, ma diventasse parte integrante dello spazio abitato. Oggi, a distanza di decenni, molti di quei principi sembrano riaffiorare nello yacht design contemporaneo.

Il cambiamento è evidente soprattutto osservando l’evoluzione dei layout negli ultimi dieci-quindici anni. La sezione poppiera dello yacht, un tempo semplice area tecnica utilizzata come garage, al massimo sovrastato da un prendisole, è diventata beach area, uno degli spazi centrali dell’esperienza di bordo. Le sue murate abbattibili ampliano le superfici a diretto contatto con l’acqua, trasformando la poppa in una sorta di terrazza sul mare. I balconi laterali, inizialmente introdotti come elementi distintivi su pochi modelli di fascia alta, si sono progressivamente diffusi anche su yacht di dimensioni inferiori. Parallelamente, le superfici vetrate sono cresciute in dimensione e complessità tecnica: finestrature a tutta altezza, porte scorrevoli completamente apribili, angoli vetrati strutturali e persino saloni capaci di trasformarsi in continuità con gli spazi esterni.
È una filosofia progettuale che oggi attraversa praticamente ogni segmento del mercato.

Il Sanlorenzo SX120, (sopra), ad esempio, sviluppa il concetto di crossover attraverso una poppa multilivello pensata come estensione naturale del mare, con una beach area di 70 mq con piscina a scomparsa e viste panoramiche a 360° dall’upper deck, mentre il Pershing GTX70, il modello più compatto della gamma di Sport Utility Yachts (sotto), interpreta il rapporto con l’acqua in chiave più sportiva, con una configurazione del main deck nella zona di poppa che si sviluppa su due livelli: il primo ospita una beach area molto ampia, il secondo dedicato al pozzetto in continuità con living e piattaforma bagno.

Anche il Pardo Endurance 72 (sotto) lavora sulla fluidità degli spazi, utilizzando grandi aperture laterali e superfici vetrate per mettere in connessione cockpit, salone e ambiente esterno: a prua, l’area lounge offre divani e sunbeds, mentre il flybridge, ampio e dotato di T-top a lamelle orientabili (elemento di novità per la gamma Endurance), garantisce ulteriore spazio per vivere al meglio momenti di relax e convivialità all’aria aperta.

Non si tratta soltanto di una questione estetica. Dietro questa evoluzione esiste un cambiamento più profondo nel modo stesso di vivere la barca. Lo yacht contemporaneo cerca sempre meno di replicare un ambiente domestico tradizionale e sempre più di valorizzare la relazione diretta con il mare, la luce naturale, la ventilazione e la percezione dello spazio aperto. Anche il linguaggio progettuale è cambiato. Il vetro, in particolare, è diventato uno degli elementi chiave dei progetti di oggi. Non più semplice finestra, ma componente architettonica vera e propria, utilizzata per aumentare la continuità visiva fra gli ambienti e ridurre la percezione del limite fisico della barca. In alcuni casi il mare entra letteralmente nel layout visivo degli interni, diventando parte integrante dell’arredamento e dell’esperienza di bordo.

Sul Baglietto T60 (sopra) questo approccio emerge chiaramente nel beach club in continuità col salone principale e zona pranzo, creando un ambiente su due livelli, per una superficie complessiva di quasi 100 metri quadrati.
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Le linee del Maiora 42 Exuma (sotto) sviluppano un linguaggio stilistico orizzontale e filante, caratterizzato da ampie superfici vetrate e da una forte continuità fra spazi interni ed esterni. La silhouette, pensata per trasmettere dinamismo anche all’ancora, privilegia luce naturale e connessione diretta con il mare, riducendo al minimo le separazioni visive tra scafo, ponti e ambiente circostante.

L’Arcadia A80New (sotto), coerentemente con la filosofia del cantiere campano, con un upper deck di 80 metri quadri, punta, invece, su grandi volumetrie vetrate e su un rapporto molto diretto fra interni, luce naturale e paesaggio marino, riducendo al minimo la percezione di separazione fra yacht e ambiente circostante.

Più classico nell’impostazione, ma altrettanto orientato alla vivibilità outdoor, il Riva 112’ Dolcevita (sotto) combina terrazze, ampie finestrature e zone lounge affacciate direttamente sul mare. Non sorprende quindi che molti yacht designer guardino sempre più spesso all’architettura residenziale contemporanea, adattando anche arredamenti e décor delle barche a questo nuovo linguaggio progettuale.

I riferimenti non sono soltanto stilistici, ma riguardano la concezione stessa dello spazio. Il superyacht tende progressivamente a trasformarsi in una piattaforma abitativa aperta, fluida e permeabile, dove la distinzione fra indoor e outdoor perde rigidità. Persino modelli più compatti come l’Azimut Seadeck 7 (sotto) lavorano chiaramente in questa direzione, trasformando la poppa in Fun Island, uno spazio conviviale completamente aperto verso il mare, con due ali apribili.

In fondo, il mare resta il vero motivo per cui si sale a bordo. E il progetto contemporaneo sembra averlo definitivamente compreso: non basta più guardarlo. Bisogna poterlo vivere senza interruzioni. (Riproduzione riservata)
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