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Giancarlo Giorgetti
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Nodo Mes all’Eurogruppo: i ministri dell’Eurozona premono sull’Italia per ratificare il Fondo Salva Stati

12 maggio 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2025, 10:51

Fonti italiane parlano di normale dialettica. La Commissione chiede un compromesso sui punti in sospeso sull’euro digitale. Debutto del nuovo governo tedesco, che presenta il maxi piano d’investimenti

Dai dazi all’euro digitale, passando per i piani di spesa del nuovo governo tedesco. Pomeriggio di confronti a Bruxelles nell’Eurogruppo, convocato in realtà per analizzare lo stato di salute del settore bancario. Per i ministri delle Finanze dell’Area Euro quella del 12 maggio è stata l’occasione anche per aggiornarsi sul Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes).

Italia sotto pressione?

Secondo fonti europee Giancarlo Giorgetti è finito di nuovo sotto pressione perché l’Italia resta l’unico Paese a non aver ratificato la modifica del Fondo Salva Stati. Fonti italiane invece hanno parlato di normale dialettica.

«Giorgetti ha ricordato le difficoltà del Parlamento italiano, posizione che noi rispettiamo», spiega il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe. «Continueremo a lavorare con l’Italia, che speriamo di convincere ricordando l’importanza del Mes per la stabilità economica».

Il no di Roma impedisce anche di avviare un confronto sull’uso del Meccanismo per altri scopi, come il finanziamento del piano di riarmo dell’Unione Europea.  

I dubbi di Roma

Il Parlamento italiano, come ripetuto dal ministro dell’Economia, resta contrario al Fondo Salva Stati perché limiterebbe la libertà di scelta dei Paesi che se ne servono (il riferimento è a quanto accaduto alla Grecia con la Troika). Lato europeo viene ricordato invece che l’attivazione del Mes non ne rende obbligatorio l’uso e che il no dell’Italia blocca l’accesso anche agli altri Stati.

Con la nuova versione, inoltre, il Fondo Salva Stati interviene come strumento di ultima istanza per la risoluzione degli istituti di credito, quindi è un passaggio centrale per completare l’Unione bancaria. «Tutti i Paesi dovrebbero ratificare con urgenza la revisione del trattato del Mes per istituire il sostegno comune al Fondo di risoluzione unico», è la posizione del Single Resolution Board, che presiede l’autorità di risoluzione delle crisi bancarie europee. «Avere fonti di finanziamento adeguate in caso di crisi è più importante che mai in questi tempi volatili».

Compromesso sull’euro digitale

All’Eurogruppo si è fatto il punto anche sull’altro grande incompiuto: l’euro digitale, su cui procede la fase di sperimentazione della Bce, ma che aspetta un quadro normativo compiuto. «Il lavoro è ben avviato ma c’è ancora molto da fare», spiega Donohoe. L’ultimo progetto si è arenato nella precedente legislatura del Parlamento Europeo per i dubbi di alcuni partiti sulla privacy.

Anche le banche hanno espresso perplessità sul tetto massimo di euro digitali per cittadino, perché il denaro convertito esce dalla disponibilità degli istituti e quindi ne riduce i depositi. Governi e Bce sembrano più favorevoli e, attraverso Valdis Dombrovskis, hanno chiesto «progressi sui negoziati legislativi. C’è un accordo ampio sul fatto che rappresenti una grande opportunità: è giunto il momento di trovare compromessi sui punti ancora in sospeso».

L’euro digitale, ha aggiunto il commissario all’Economia, «serve a garantire l’autonomia strategica dell’Europa» mentre prolificano i sistemi legati al dollaro. «Riescono ad attirare i cittadini dell'Eurozona, dove i metodi di pagamento sono invece frammentati», aveva dichiarato Giorgetti al Salone del Risparmio 2025. «Per questo motivo l’Ue deve accelerare sul fronte dell’euro digitale per ridurre l’accesso ai colossi stranieri nei pagamenti».

Gli altri temi

Al vertice del 12 maggio ha debuttato il nuovo governo tedesco, che ha illustrato il suo maxi-piano di investimenti per rilanciare il Paese, da due anni in recessione. La Germania ha chiesto all’Ue di derogare al Patto di Stabilità e Crescita per incrementare la spesa militare.

L’Olanda ha escluso un’ulteriore allentamento delle regole, come chiesto in passato dall’Italia in settori diversi dalla difesa. Più unità invece sui dazi: la speranza è di procedere compatti per azzerare le tariffe su entrambe le sponde dell’Atlantico. Il 13 maggio il confronto proseguirà all’Ecofin con tutti i ministri dell’Economia e delle Finanze. (riproduzione riservata)



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