Nissan vuole tagliare in Europa. La casa automobilistica giapponese, da tempo in difficoltà finanziare, ha avviato un confronto con i rappresentanti sindacali della sede regionale europea di Montigny-le-Bretonneux, in Francia, per discutere una riorganizzazione che prevede anche una riduzione della forza lavoro.
Lo ha riportato Reuters ma lo ha confermato la stessa casa automobilistica giapponese, impegnata in un piano di ristrutturazione su scala globale volto al rilancio del gruppo.
L’ufficio, che conta circa 560 dipendenti, gestisce non solo il mercato europeo ma anche le attività di Nissan in Africa, Medio Oriente, India e Oceania. Le trattative con le parti sociali si concentreranno inizialmente su uscite volontarie, prima di considerare eventuali licenziamenti forzati. L'obiettivo è concludere il processo negoziale entro il 20 ottobre, con una comunicazione più dettagliata ai dipendenti prevista per novembre.
«In questa fase non è stata presa alcuna decisione definitiva», ha precisato Massimiliano Messina, vicepresidente regionale di Nissan, in una comunicazione interna datata 31 luglio. Messina ha sottolineato che il processo sarà condotto «con cura, trasparenza e nel pieno rispetto delle normative vigenti».
Il riassetto rientra nel piano strategico lanciato dal nuovo ceo Ivan Espinosa, insediatosi ad aprile, che prevede il taglio del 15% della forza lavoro a livello globale, la riduzione della capacità produttiva da 3,4 a 2,5 milioni di veicoli annui e la chiusura di sette impianti produttivi (da 17 a 10). L’operazione punta a generare risparmi complessivi per 500 miliardi di yen (circa 3,4 miliardi di dollari).
Nel quadro di questa razionalizzazione, Nissan ha già annunciato lo stop alla produzione nello stabilimento messicano di Civac entro marzo 2026, mentre la produzione cesserà anche negli impianti giapponesi di Oppama (entro marzo 2028) e nello stabilimento Nissan-Shatai di Shonan (entro marzo 2027).
La casa automobilistica, che negli ultimi anni ha sofferto per il calo delle vendite in mercati chiave come Cina e Stati Uniti, impiega attualmente circa 19 mila persone nelle regioni tra Europa, Africa, Medio Oriente, India e Oceania. Di queste però quasi il 60% è concentrato in Europa. (riproduzione riservata)