Nissan guarda oltre la crisi che l’ha colpita e accelera sulla tecnologia della guida assistita con l’obiettivo di colmare il divario con Tesla e i grandi player cinesi.
Sotto la guida del nuovo ceo Ivan Espinosa, il gruppo giapponese ha annunciato lo sviluppo della prossima generazione del sistema ProPilot, che sarà lanciata entro l’anno fiscale 2027-2028 e che promette prestazioni paragonabili al Full Self-Driving (Fsd) della casa americana guidata da Elon Musk.
La novità più rilevante è l’integrazione dell’intelligenza artificiale della britannica Wayve Technologies, startup sostenuta da SoftBank e Nvidia, che ha aperto di recente un centro di sviluppo a Yokohama. È la prima volta che una casa automobilistica di rilievo inserisce nei propri modelli la tecnologia di Wayve, pensata per affrontare anche la complessità del traffico urbano con un numero ridotto di sensori rispetto agli standard attuali.
Durante una dimostrazione a Tokyo Nissan ha presentato prototipi di Ariya elettriche dotate del nuovo sistema, equipaggiato con 11 telecamere e 5 radar e. Si tratta di soluzioni ancora classificate come Livello 2 di autonomia, quindi con la necessità della supervisione umana, ma che secondo l’azienda giapponese rappresentano un passo avanti significativo in termini di «consapevolezza situazionale».
«Crediamo che il nostro sistema sia più intelligente del Tesla Fsd, anche se ancora meno rifinito come prodotto» ha dichiarato Tetsuya Iijima, general manager della divisione ingegneria per la guida assistita.
Introdotto nel 2016 e aggiornato nel 2019, il ProPilot ha finora coperto soprattutto le esigenze della guida autostradale e non di quella in città. La nuova versione punterà invece alle aree urbane, dove la gestione di pedoni, consegne e veicoli parcheggiati rappresenta la vera sfida tecnologica.
Se da un lato Nissan si prepara a lanciare entro il 2027 anche un servizio di ride-hailing autonomo in Giappone, dall’altro deve confrontarsi con un contesto internazionale sempre più competitivo. In Cina colossi come Baidu Apollo Go e Pony.ai stanno già testando su larga scala robotaxi con capacità di Livello 4, supportati da investimenti governativi e un quadro normativo favorevole. Alcuni operatori hanno avviato servizi commerciali senza conducente in città come Pechino e Shanghai, con piani di espansione in Medio Oriente.
Il Giappone resta invece uno dei mercati più complessi per la regolamentazione: le leggi attuali impongono ancora la supervisione continua di un guidatore umano. Ma la carenza di autisti legata all’invecchiamento demografico giapponese rende particolarmente strategico lo sviluppo della guida autonoma come risposta alle esigenze di mobilità del Paese asiatico. (riproduzione riservata)