L’Asia apre bene la settimana, lunedì 8 settembre il Nikkei corre (+1,54%) alle ore 7:30 italiane sostenuto dalle dimissioni del premier Shigeru Ishiba. Intanto l’Hang Seng sale dello 0,4% e Shanghai dello 0,22%, con gli ultimi dati sull’export piuttosto grigi, mentre il petrolio Wti americano guadagna l’1,2% a 62,62 dollari l’oncia. L’euro scambia a 1,1722 e i futures sul Nasdaq viaggiano per ora positivi per lo 0,25%.
Le azioni giapponesi sono salite verso livelli record lunedì 8 settembre, mentre lo yen si è indebolito dopo che il premier Shigeru Ishiba ha annunciato nel fine settimana che si dimetterà. L’addio arriva dalle sempre più forti divisioni all’interno del partito di governo e dalle pressioni legate alla sconfitta alle elezioni nazionali alla fine dello scorso anno. La decisione giunge anche mentre il Giappone affronta difficoltà nel concludere un accordo commerciale con gli Stati Uniti.
Il Pil del Giappone è cresciuto dello 0,5% trimestrale nel 2° trimestre 2025, superando la stima preliminare dello 0,3% e accelerando rispetto allo 0,1% del 1° trimestre. Si tratta del quinto trimestre consecutivo di crescita, trainata soprattutto dai consumi privati (+0,4% contro +0,2% nella stima flash, dopo un primo trimestre piatto). La spesa pubblica è rimasta stabile.
Il commercio ha contribuito per 0,3 punti percentuali, grazie al rimbalzo delle esportazioni (+2,0% contro -0,3% nel primo trimestre) e al rallentamento delle importazioni (+0,6% contro +2,9%). I gruppi esportatori hanno accelerato le spedizioni in vista dei dazi Usa, mentre i produttori di auto hanno attutito l’impatto dei dazi tagliando i prezzi per mantenere la produzione.
Gli investimenti aziendali sono cresciuti dello 0,6%, rivisti al ribasso dall’1,3% e al di sotto delle previsioni (1,2%), riflettendo l’impatto dei maggiori costi di finanziamento, dopo il +0,7% del primo trimestre. Nel frattempo, le improvvise dimissioni del premier Ishiba hanno introdotto incertezza politica, alimentando i timori che ritardi negli stimoli fiscali o nelle riforme possano pesare sul sentiment delle imprese e sulla fiducia delle famiglie nei prossimi mesi.
Le esportazioni dalla Cina sono cresciute del 4,4% anno su anno a 321,8 miliardi di dollari ad agosto 2025, al di sotto delle attese di un +5% e in rallentamento rispetto al +7,2% di luglio. Si tratta del ritmo più debole dal febbraio precedente, frenato dall’allentamento temporaneo delle pressioni tariffarie e dal calo della domanda interna.
L’11 agosto la Cina ha accettato di estendere per 90 giorni la tregua con gli Usa, mantenendo dazi del 30% sulle importazioni cinesi e dazi cinesi del 10% sui beni americani. Le esportazioni sono cresciute verso Paesi quali Giappone (+6,7%), Taiwan (+17,5%), Australia (+10,1%), area Asean (+22,5%) e Ue (+10,4%). Al contrario, le esportazioni verso gli Usa sono crollate del -33,1% e quelle verso la Corea del Sud del -1,4%.
Nei primi 8 mesi del 2025, le esportazioni cinesi sono salite del 5,9% a un totale di 2.450 miliardi di dollari. In questo periodo, la crescita ha riguardato prodotti agricoli (+1,0%), fertilizzanti (+53,2%), prodotti ceramici (+1,3%), moduli Lcd (cristalli liquidi, +8,8%), navi (+18,3%) e automobili (+10,8%).
Le riserve valutarie della Cina sono salite di 29,9 miliardi di dollari (+0,91%), a 3.322 miliardi ad agosto 2025, dai 3.292 miliardi di luglio, raggiungendo il livello più alto dal dicembre 2015. L’aumento è avvenuto mentre il dollaro si indeboliva rispetto alle principali valute. Lo yuan si è rafforzato dello 0,87% contro il dollaro ad agosto, mentre il biglietto verde è sceso del 2,19% rispetto a un paniere di valute principali.
Le riserve auree ammontavano a 74,02 milioni di once a fine agosto, in aumento rispetto ai 73,96 milioni di luglio, dopo che la banca centrale ha acquistato oro per il decimo mese consecutivo. Di conseguenza, il valore delle riserve auree è salito a 254 miliardi di dollari, dai 244 miliardi del mese precedente. (riproduzione riservata)