Un martedì 13 gennaio bello tonico, in Asia: alle ore 7:30 italiane, il Nikkei vola (+3,16%) sulle attese di nuove elezioni a febbraio, l’Hang Seng sale dello 0,7% mentre Shanghai cede lo 0,4%. Giù l’oro dai massimi (4.594 dollari l’oncia), torna a salire il petrolio Wti americano (59,85 dollari, +0,6%) mentre lo yen cade (-0,5% a 158,96). I futures sul Nasdaq viaggiano in calo dello 0,12%.
L’indice Nikkei 225 è balzato di oltre il 3% martedì, con il mercato azionario giapponese che ha toccato nuovi massimi storici alla riapertura dopo un weekend più lungo per festività.
La domanda di azioni è rimasta forte, dal momento che che società giapponesi sono considerate tra i principali beneficiari dei progressi nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie d’avanguardia, mentre gli investitori esteri scommettono su maggiori utili e sulle prospettive di crescita nel Paese.
I titoli tecnologici hanno guidato il rally: Advantest ha registrato un balzo del 9,6%, SoftBank Group ha guadagnato il 4,3% e Tokyo Electron è salita del 7,5%. Sono saliti anche altri titoli a grande capitalizzazione, tra cui Tokyo Engineering (+3,2%), Mitsubishi UFJ (+3,5%) e Toyota Motor (+4,8%). Nel frattempo, permane una certa incertezza politica, alimentata dalle speculazioni secondo cui la premier Sanae Takaichi potrebbe sciogliere il parlamento già dal prossimo mese.
Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito al 2,14% martedì, segnando il livello più alto dal 1999, tra le speculazioni su un possibile scioglimento del parlamento da parte della premier Sanae Takaichi già a febbraio, elemento che aggiunge ulteriore incertezza politica.
Takaichi dovrebbe sfruttare il forte consenso popolare per promuovere politiche fiscali espansive. Le attese di un aumento della spesa pubblica hanno spinto al rialzo i rendimenti giapponesi, riflettendo crescenti preoccupazioni sulla solidità fiscale del Paese.
Sul fronte monetario, i mercati restano divisi sui tempi del prossimo rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan, visto che gli ultimi dati economici hanno fornito segnali contrastanti. Tuttavia, il governatore della BoJ, Kazuo Ueda, ha ribadito che la banca centrale continuerà ad aumentare i tassi se l’andamento dell’economia e dei prezzi resterà coerente con le previsioni.
I futures sul greggio Wti sono saliti a 59,85 dollari al barile martedì, il livello più alto da oltre un mese, dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato nuovi dazi sui partner commerciali dell’Iran.
Trump ha dichiarato lunedì che imporrà tariffe del 25% sui beni provenienti da qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con l’Iran, intensificando la pressione su Teheran a causa di forti proteste interne. Il presidente Usa ha affermato che la misura sarà «efficace immediatamente», senza però fornire ulteriori dettagli.
Oltre ai nuovi dazi, Trump ha anche minacciato possibili azioni militari contro l’Iran, alimentando i timori di interruzioni delle forniture di petrolio da uno dei maggiori produttori mondiali. Le preoccupazioni sul fronte dell’offerta sono state aggravate anche da altri fattori: la produzione del Kazakhstan è messa sotto pressione da condizioni meteo avverse, lavori di manutenzione e danni alle infrastrutture russe causati da attacchi ucraini. Questi elementi hanno controbilanciato le aspettative di un aumento dell’offerta di greggio legato al previsto ritorno del Venezuela alle esportazioni. (riproduzione riservata)