Il Nikkei torna da una giornata di festività e balza del 2,8% martedì 13 agosto, mentre la Cina continua a soffrire. Alle ore 7:30 italiane l’Hang Seng sale dello 0,3%, Shanghai cede lo 0,15%, con il petrolio che ritraccia dopo il rally delle ultime sessioni nonostante le attese di un imminente attacco dell’Iran su Israele. Il Brent cede lo 0,8% a 81,6 dollari il barile, il Wti americano lo 0,5% a 79,67 dollari, in leggero calo anche l’oro. Lo yen cede lo 0,35% sul dollaro a 147,69, intanto il T bond Usa decennale viaggia in frazionale rialzo al 3,91%, mentre i futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,3% dopo la buona sessione di Nvidia (+5%) nelle ore precedenti.
Dopo il lunedì nero di Tokyo (Nikkei -12,4%) l’indice giapponese deve recuperare parte delle perdite accumulate (-12,6% nell’ultimo mese), mentre il sentiment nei mercati finanziari si è stabilizzato. Un funzionario della Banca del Giappone ha recentemente spiegato che la BoJ non intende aumentare di nuovo i tassi di interesse quando il mercato è instabile.
Il parlamento giapponese prevede inoltre di tenere una sessione speciale la prossima settimana per discutere la decisione della Banca del Giappone di aumentare il costo del denaro, riporta Reuters, citando fonti governative.
Nel frattempo,i prezzi alla produzione in Giappone sono saliti ai massimi da 11 mesi a luglio, indicando persistenti pressioni inflazionistiche. I titoli legati alla tecnologia e all'intelligenza artificiale guidano la corsa martedì, bene anche i beni di consumo, industriali e finanziari, a partire da Toyota Motor (3%), Sony Group (5,4%), Mitsubishi Heavy Industries (2%) e Sumitomo Mitsui (0,8%).
L'indice di fiducia dei consumatori del Westpac-Melbourne Institute australiano è salito del 2,8% su base mensile, raggiungendo il massimo degli ultimi 6 mesi di 85,0 ad agosto 2024, un'inversione di tendenza rispetto al calo dell'1,1% di luglio. La ripresa ha segnato la lettura più alta da febbraio grazie ai tagli alle tasse mentre i timori su un aumento del costo del denaro si è attenuato.
Gli Stati Uniti ritengono che un attacco iraniano contro Israele sia diventato ancora più probabile e potrebbe verificarsi già questa settimana, mentre gli alleati cercano di scongiurare una guerra a tutto campo e il Pentagono ha schierato più forze armate nell’area. Il portavoce della Casa Bianca John Kirby ha spiegato che gli Stati Uniti e gli alleati «devono essere preparati a quella che potrebbe essere una serie significativa di attacchi». Israele, dal canto suo, ritiene che sia «sempre più probabile che ci sarà un attacco» da parte dell'Iran, ha aggiunto Kirby.
Le implicazioni sono state sottolineate dalla decisione di Fitch di tagliare il rating su Israele di un livello, da A+ ad A, mantenendo un outlook negativo e citando come causa la «guerra continua» e i rischi geopolitici. L'Iran minaccia da giorni di vendicarsi dopo l'assassinio del leader di Hamas Ismail Haniyeh a Teheran, un omicidio che Israele deve ancora rivendicare. Nel frattempo, gli alleati stanno facendo tutto il possibile per sventare un attacco iraniano, che temono possa innescare una guerra allargata in Medio Oriente.
L'ultima volta che l'Iran ha attaccato Israele, ad aprile, ha lanciato centinaia di missili balistici e droni, quasi tutti intercettati. Le vittime sono state limitate e Israele ha risposto all'epoca con un'operazione limitata con i droni, ma ha scelto di non intensificare ulteriormente gli attacchi. Gli Usa temono che questa volta potrebbe essere diverso, soprattutto se un attacco iraniano provocasse molti morti o feriti. In una dichiarazione congiunta di lunedì, il presidente Joe Biden e i premier di Francia, Germania, Italia e Regno Unito hanno sostenuto gli sforzi per completare un accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas e garantire il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas.
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