Un giovedì da leoni in Asia, il Nikkei tocca a nuovi massimi con un +6%, mentre alle ore 7:40 italiane l’Hang Seng sale dell’1,4% e Shanghai dello 0,25%, con i prezzi del greggio stabili. I futures sul Nasdaq si muovono per ora laterali.
L’indice Nikkei 225 è balzato del 6% oltre quota 63.000 giovedì dopo le festività, raggiungendo un nuovo record grazie ai solidi risultati del settore tecnologico e alle crescenti aspettative di un accordo di pace in Medio Oriente, che hanno rafforzato la propensione globale al rischio.
Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un memorandum d’intesa in 14 punti per porre fine al conflitto, con disposizioni che potrebbero portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla definizione di un quadro per ulteriori negoziati sul nucleare.
Le azioni giapponesi hanno recuperato terreno in linea con i rialzi dei mercati globali, sostenute anche dai risultati positivi delle grandi società tecnologiche statunitensi, che hanno rilanciato l’ottimismo sull’intelligenza artificiale. Advanced Micro Devices è salita di quasi il 20% nella notte dopo conti superiori alle attese grazie alle commesse sull’AI.
In Giappone si sono distinti non a caso i titoli legati all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori, tra cui: Advantest (+7%), SoftBank Group (+11%), Fujikura (+7%), Keyence (+6%), Lasertec (+7%).
La Francia sta cercando di accelerare la creazione di una coalizione per scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Israele, invece, ha effettuato il primo raid aereo su Beirut dall’8 aprile, quando aveva lanciato una serie di attacchi sulla capitale libanese e in altre aree del Paese che avevano causato oltre 300 vittime.
Il Wti si è mantenuto sopra i 95 dollari al barile dopo essere sceso fino a 88,66 dollari nella seduta precedente, il Brent a101,8 dollari mentre i mercati valutano le notizie secondo cui Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un accordo per porre fine al conflitto. Tuttavia, Trump ha avvertito che nessun accordo è stato ancora finalizzato, minacciando nuovi attacchi militari nel caso in cui l’Iran non rispettasse gli impegni.
Secondo Tony Fernandes, amministratore delegato di AirAsia, lo shock del carburante per jet causato dalla guerra con l’Iran rappresenta una crisi ancora più grave per il settore aereo globale rispetto alla pandemia di Covid-19.
Mentre le compagnie low cost statunitensi sono state particolarmente colpite dall’impennata dei prezzi negli ultimi due mesi, le concorrenti asiatiche hanno beneficiato dell’aumento della domanda di viaggi all’interno dell’area. «Pensavo di aver visto tutto con il Covid… ma vedere il carburante per jet triplicare di prezzo è molto peggio», ha dichiarato Fernandes al Financial Times.
La Francia sta cercando di creare una coalizione per scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, nel caso in cui Iran e Stati Uniti raggiungano determinate condizioni. «Quello che proponiamo è che l’Iran ottenga il passaggio delle proprie navi attraverso lo stretto e, in cambio, si impegni a negoziare con gli americani su nucleare, missili e temi locali», ha dichiarato un funzionario della presidenza francese. «Proponiamo inoltre che gli Stati Uniti, da parte loro, revochino il blocco dello Stretto di Hormuz ottenendo in cambio l’impegno dell’Iran ai negoziati».
Francia e Regno Unito stanno coordinando colloqui con 40 Paesi per valutare come contribuire alla sicurezza di questa fondamentale rotta marittima. Mercoledì il presidente Emmanuel Macron ha parlato con l’omologo iraniano Masoud Pezeshkian per sottolineare la necessità di riaprire lo stretto. La Francia ha inviato nel sud del Mar Rosso la propria portaerei. (riproduzione riservata)