Per il momento il cambio al vertice di Nexi al vertice di Nexi non ha dato una scossa al titolo. All’indomani dell’avvicendamento dell’amministratore delegato Paolo Bertoluzzo con il suo vice Bernardo Mingrone il titolo della paytech non ha invertito il trend negativo che nell’ultimo anno ha visto le azioni perdere oltre il 40% contro un calo del 5% del Footsie Mib.
A Piazza Affari ieri Nexi ha chiuso in calo dello 0,33% a 3,04 euro, nonostante il nuovo ceo abbia provveduto a mettere titoli della paytech in portafoglio per dare un segnale al mercato che attende da tempo un’inversione di marcia nel gruppo controllato dal fondo H&F (22,23%) e Cdp (19,14%) legati da un patto di consultazione.
«Credo fermamente nel potenziale dell’azienda. Questo investimento personale rappresenta un segnale concreto del mio impegno verso il futuro di Nexi e della fiducia nel lavoro che stiamo portando avanti», ha spiegato Mingrone, dato fino a poche settimane fa in uscita per nuovi incarichi alla guida di un’altra quotata tech.
Nel 2021 il gruppo dei pagamenti nato dall’integrazione fra le nazionali Nexi, Sia e la danese Nets valeva oltre 21 miliardi. Ieri, al termine delle contrattazioni, poco più di 3,5 miliardi, circa un sesto del valore di cinque anni fa.
Il piano industriale disegnato da Bertoluzzo e presentato alla comunità finanziaria 20 giorni fa è stato accolto con un calo attorno al 16% e non ha invertito la china in borsa. Sul momento al mercato non è piaciuta la mancata riproposizione di 300 milioni di euro di buyback che il ceo aveva invece messo sul tavolo degli azionisti lo scorso anno.
Il piano ha continuato a non convincere per aver traguardato un ritorno a una crescita più sostenuta troppo in là, dal 2028 in poi in un settore dominato dalla concorrenza non soltanto dei diretti competitor come Worldline, Adyen e Stripe ma anche di operatori nuovi come Revolut e di realtà domestiche come Satispay. Lo scorso anno le difficoltà del settore hanno provocato un ribaltone al vertice anche della francese Worldline.
Cdp, che sulla quota incorpora una minusvalenza potenziale da circa 800 milioni, e il fondo H&F che deve invece realizzare l’investimento, sono stati concordi nella scelta del cambio. Un primo segnale era stato dato lo scorso anno con l’arrivo alla presidenza di Marcello Sala, direttore generale del Tesoro con delega alle partecipate e braccio destro di Giancarlo Giorgetti. L’asset è strategico non soltanto nel portafoglio di Cdp ma per tutto il sistema europei dei pagamenti.
Come rivelato da MF-Milano Finanza, Cassa sta studiando un rafforzamento nell’azionariato della paytech per stabilizzarne poi gli assetti attraverso un’alleanza con un altro investitore italiano, dopo le uscite di Bain, Advent e Clessidra, investitori della prima ora nell’ex Icbpi. A quel punto, secondo quanto riferiscono fonti vicine al dossier, potrebbe arrivare un nuovo piano industriale per ritrovare definitivamente il feeling con il mercato per cui il cambio di ceo è stato una discontinuità necessaria ma non sufficiente.
«L'obiettivo principale ora», hanno spiegato gli analisti di Mediobanca, «è accelerare le performance commerciali, tornare nel tempo a una crescita tangibile e garantire che il valore dell'azienda si rifletta chiaramente nelle sue performance e nella percezione del mercato». (riproduzione riservata)