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Nexi +2,8% in borsa, Cdp esclude la cessione della sua quota. Deal con Cvc complicato: ecco cosa dicono gli analisti
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Nexi +2,8% in borsa, Cdp esclude la cessione della sua quota. Deal con Cvc complicato: ecco cosa dicono gli analisti

29 aprile 2026, 10:15 Ultimo aggiornamento: 17:58

Per il FT il fondo britannico Cvc Capital Partners starebbe analizzando un’offerta su Nexi da 9 miliardi di euro. Banca Akros: premio nullo o molto limitato. Il nodo Cdp

Il titolo Nexi prima balza a Piazza Affari sui massimi del 6 gennaio a quota 4,16 euro in scia alle indiscrezioni del Financial Times secondo le quali il fondo britannico Cvc Capital Partners starebbe analizzando un’offerta sulla società di pagamenti con obiettivo il delisting, poi lima i guadagni e sul finale il 29 aprile chiude con un +2,85% a 3,968 euro (oltre 46 milioni di pezzi passati di mano, decisamente sopra la media giornaliera a venti giorni di 506.481 pezzi) dopo che è emerso che Cdp, che possiede il 19% della paytech italiana attraverso la controllata Cdp Equity, secondo alcune fonti citate da Reuters, non ha in programma di dismettere la sua partecipazione. Come anticipato da MF-Milano Finanza, «il rumor avrebbe trovato molto freddo» l’ente, soprattutto non sarebbe favorevole a un delisting di Nexi.

Più in dettaglio, secondo il FT, il fondo starebbe considerando una possibile valorizzazione di Nexi pari a 9 miliardi di euro a livello di ev, il doppio dell’attuale capitalizzazione di mercato, ma inclusi 6 miliardi di debito. Il tutto a seguito del significativo calo del prezzo dell’azione negli ultimi anni (a 18,49 euro il massimo storico a luglio del 2021). 

Non è la prima volta che Cvc esplora un’operazione su Nexi. Aveva già valutato una possibile offerta nel 2023 con Silver Lake, Brookfield e Blackstone e prima ancora aveva espresso un interesse nel 2015 (quando alla fine prevalsero Bain, Advent e Clessidra). Ad oggi, comunque, non vi sarebbe alcuna offerta formale, anche perché qualsiasi avance da parte di Cvs è subordinata al previo sostegno del governo italiano, dato il ruolo strategico di Nexi e l’applicazione delle norme sul golden power.

Il nodo Cdp

Si ricorda che Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal Mef, è tra gli azionisti di riferimento di Nexi insieme al fondo Hellman & Friedman (22%) che non sarebbe attualmente nelle trattative, ma naturalmente risponderebbe a un’eventuale offerta. Di recente proprio Cdp aveva sottolineato la strategicità di Nexi per il sistema Paese, arrivando anche a bloccare, nel dicembre 2025, la cessione al fondo americano Tpg della divisione Digital Banking Solutions (business che include la rete nazionale interbancaria). In quell’occasione la divisione Dbs, che ha registrato ricavi pari a 391 milioni e un ebitda di 172 milioni nell’esercizio 2025, era stata valutata 1 miliardo di euro.

Il recente cambio del management di Nexi, con le dimissioni di Paolo Bertoluzzo e la nomina del cfo, Andrea Mingrone, come nuovo ceo, secondo MF-Milano Finanza, potrebbe essere preparatorio a una ristrutturazione dell’azionariato, con H&F che starebbe valutando l’uscita e Cdp che starebbe considerando un possibile aumento della propria partecipazione, eventualmente anche con un altro investitore italiano.

Una soluzione per superare i vincoli legati agli asset strategici e al golden power potrebbe essere proprio lo scorporo della divisione Dbs dal resto delle attività commerciali di Nexi, divisione che potrebbe essere poi trasferita a Cdp, al fine di mitigare le preoccupazioni politiche. Così Nexi diventerebbe una società di software a tutti gli effetti, focalizzata sulle soluzioni per merchant e issuing.

Equita calcola l’equity value di Nexi

Nexi ha chiuso il 2025 con una posizione finanziaria netta di -4,96 miliardi ed Equita stima -4,6 miliardi a fine 2026. «Partendo da una posizione finanziaria netta di -4,9 miliardi a fine 2025, l’equity value risulterebbe pari a 4,1 miliardi, circa 3,5 euro per azione contro i 3,86 euro del 28 aprile», precisa la sim per la quale resta da capire l’esatto perimetro dell’eventuale offerta, considerando il possibile scorporo della divisone Dbs. «Il processo rimane altamente incerto, con una forte componente politica legata al golden power e alla struttura strategica degli asset, che rappresentano il principale  fattore di rischio/complessità dell’operazione», avverte Equita che sul titolo mantiene un rating cauto hold e un prezzo obiettivo a 3,10 euro.

Assumendo che i 9 miliardi indicati dal Financial Times si riferiscano all’enterprise value, per Banca Akros (rating neutral e target price a 3 euro) ciò implicherebbe un premio nullo o molto limitato rispetto all’attuale capitalizzazione di mercato di 4,5 miliardi, «considerando la nostra stima di indebitamento netto 2026 pari a 4,5 miliardi, corrispondente a un multiplo implicito ev/ebitda 2026 di 4,8x».

Sul mercato obbligazionario, l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo (rating neutral e target price a 4 euro) segnala che i bond di Nexi includono opzioni put in caso di cambio di controllo, che però verrebbero attivate solo se associate a un downgrade del rating legato a un’acquisizione.

Troppi ostacoli

Al contempo, prosegue Banca Akros, la proposta di Cvc sembra in contrasto con le recenti indiscrezioni di mercato secondo cui Cdp starebbe valutando un aumento della propria influenza su Nexi, potenzialmente in partnership con un investitore italiano e fino a poco sotto la soglia d’opa del 30%. «Queste indiscrezioni riflettono una visione di Nexi come asset strategico nella sua interezza, piuttosto che come un insieme di divisioni separate, con l’iniziativa che sarebbe supportata sia dal Mef sia dalle autorità europee di riflesso alle preoccupazioni legate a possibili acquisizioni di società europee dei pagamenti da parte di operatori statunitensi».

Lo stesso Dario Scannapieco, ceo di Cdp, ha di recente commentato Nexi, descrivendo la società come un’importante infrastruttura nazionale con solide prospettive di lungo periodo, che dovrebbe essere valutata al di là delle fluttuazioni di breve termine del mercato, anche alla luce della potenziale rilevanza dell’euro digitale come futura infrastruttura.

«Questa divergenza è particolarmente rilevante, poiché la proposta di scorporo della divisione Dbs implicherebbe uno spezzatino parziale del gruppo, mentre le indicazioni di Cdp puntano verso un approccio strategico olistico al ruolo di Nexi all’interno dell’infrastruttura nazionale», osserva Banca Akros, convinta che qualsiasi potenziale scenario di take-private incontrerebbe ostacoli significativi, a meno che non sia allineato con l’orientamento strategico di Cdp e con gli interessi più ampi del governo Meloni. In questo contesto, «continuiamo a considerare il ruolo di Cdp come determinante nel definire le future opzioni strategiche per Nexi e la fattibilità di qualsiasi operazione». (riproduzione riservata)



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