La piattaforma di streaming Netflix ha chiuso il primo trimestre con valori ben sotto le aspettative e anche l'outlook ha deluso il mercato. La società ha perso 200mila abbonati a fronte di una crescita stimata di 2,5 milioni. La sola sospensione del servizio in Russia, successiva all'invasione dell'Ucraina, è costata 700mila membri. Accanto alla guerra in Ucraina, Netflix ha identificato l'inflazione galoppante e la feroce competizione nel mercato come le principali cause della peggior perdita di abbonati degli ultimi 10 anni. La pandemia aveva contribuito a una crescita esponenziale degli abbonati della società, nascondendo importanti fattori di allarme dovuti all'ingresso di nuovi concorrenti nel mercato. Solo in Asia il gruppo è riuscito a registrare un incremento. A pesare anche gli aumenti effettuati e la politica di restrizione della condivisione degli account.
Netflix ha perso nell'after hours a Wall Street il 25,73% a 258,9 dollari, portando così la perdita da inizio anno a 40,91%. Dall'annuncio di gennaio del calo di abbonati la società ha perso quasi metà del suo valore. Nel primo trimestre di quest'anno i ricavi sono, comunque, cresciuti del 10% a 7,87 miliardi di dollari, poco sotto le stime degli analisti. L'utile netto è sceso a 1,6 miliardi a fronte degli 1,71 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente. L'utile per azione è stato pari a 3,53 dollari, superando le aspettative a 2,89 dollari.
Netflix ha stimato di mantenere il margine al 20% (25,1% nel primo trimestre, in calo rispetto al 27,4% di un anno prima), ma di perdere altri 2 milioni di abbonamenti nel prossimo trimestre, nonostante l'uscita delle tanto attese stagioni di "Stranger Things" e "Ozark" e il debutto del nuovo film "The Grey Man" con Chris Evans e Ryan Gosling. La mancata crescita del numero di abbonati e le stime per il prossimo trimestre tutt'altro che positive hanno portato il ceo, Reed Hastings, a rivedere alcune scelte commerciali.
In particolare, il management valuterà di offrire una versione più economica del servizio di streaming in cui saranno presenti inserzioni pubblicitarie, seguendo l'esempio delle concorrenti HBO Max e Disney+. Un cambio di rotta radicale per la piattaforma californiana che si è sempre tenuta lontana dalla complessità del mercato pubblicitario. In questo momento, però, Hastings preferisce allinearsi alle scelte dei consumatori. Infine, la società è alla ricerca di un modo per trarre profitto dalle 100 milioni di famiglie, di cui ben 30 milioni in Canada e negli Stati Uniti, che accedono ai suoi servizi attraverso account condivisi.
Numeri e outlook in seguito ai quali oggi Ubs ha rivisto il rating sul colosso Usa da buy a neutral e il suo prezzo obiettivo da 575 dollari a 355 dollari. Gli analisti della banca svizzera credono che la feroce competizione in un mercato ormai saturo e la crescente inflazione nei paesi Emea continueranno a influenzare la crescita della società nei prossimi due anni. Secondo le stime di Ubs, Netflix copre ora il 18% del mercato domestico dello streaming di video contro il 40% del 2019.
Sono diversi i motivi che hanno portato Ubs a diminuire la valutazione di Netflix, ma il primo è il calo preoccupante dei nuovi abbonamenti e l'attesa per il prossimo trimestre di un ulteriore e ben più gravoso calo di 2 milioni di abbonati, contro la crescita di 1,5 milioni dello scorso anno. Anche il picco atteso per la seconda metà dell'anno (5,4 milioni) sarà nettamente inferiore a quello pre-pandemia, superiore a 25 milioni. Ora Ubs ha stimato una crescita dei ricavi dell'8,2% per quest'anno e del 7,8% per il 2023, in calo rispetto alla media del +23% degli ultimi tre anni, e un calo dei margini operativi di 140 punti base al 19,5%. Data la lenta crescita e i probabili nuovi investimenti, Ubs si aspetta margini costanti anche per il 2023 al 20,2%, leggermente inferiori alle stime del 2022 (20,9%) e in linea con quelle della società. (riproduzione riservata)