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Nessuna alternativa alle azioni, l'elevato premio al rischio sosterrà le valutazioni
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Nessuna alternativa alle azioni, l'elevato premio al rischio sosterrà le valutazioni

di Marco Vignali
11 gennaio 2021, 12:00

Per Columbia Threadneedle, se i dividendi rimanessero sui livelli attuali per i prossimi 10 anni, l'S&P 500 dovrebbe perdere il 9% per portarsi in linea con il rendimento del Treasury. Possibile correzione nel breve, ma nel medio periodo l'elevato premio al rischio azionario e i tassi bassi sosterranno le azioni

Dopo l'ampia risalita dai minimi di marzo, le valutazioni dei mercati azionari, specialmente quelle statunitensi, appaiono a molti fin troppo elevate. Sebbene diversi fattori continuino a generare incertezza, come la seconda ondata della pandemia e una ripresa effettiva degli utili ancora da verificare, altre fattispecie che avevano comportato un elevato grado di preoccupazione, elezioni presidenziali e Brexit in primis, sembrano ora definitivamente (o quasi) alle spalle.

In questi mesi concitati, i temi di rilievo sui mercati sono stati diversi: dal nuovo piano fiscale previsto dal Governo Usa, che dovrebbe finalmente poter essere implementato dopo la vittoria dei democratici al Senato, all’innovativo approccio di politica monetaria della Federal Reserve, che consentirà esplicitamente all'inflazione di superare il target prestabilito. Quest’ultima eventualità dovrebbe poter esser conseguita mediante la politica "lower for longer", la quale dovrebbe a sua volta ancorare i tassi a breve termine su livelli ridotti almeno per i prossimi quattro-cinque anni.

Alla luce di queste variabili, gli analisti di Columbia Threadneedle Investments sottolineano che, nonostante le valutazioni stratosferiche ed i prezzi spumeggianti di molti comparti azionari, non esiste ad oggi un'asset class alternativa che permetta di discostarsi dal segmento equity. "Salvo che nel brevissimo termine, non vi è alcuna alternativa alle azioni, in quanto il premio al rischio azionario globale, ovvero la differenza tra il rendimento degli utili azionari e i rendimenti reali offerti dai titoli di Stato, rimane estremamente ampia", sottolinea Paul Doyle, responsabile azionario per l'Europa di Columbia Threadneedle Investments.

Per avvalorare questa tesi, basti considerare che il rendimento da dividendo dell'indice S&P 500 è attualmente pari all'1,6%, al di sotto della sua media di lungo termine del 4,3%, ma ben oltre il rendimento dello 0,70% fornito dal Treasury Usa decennale. "Se i dividendi distribuiti rimanessero sui livelli attuali per i prossimi dieci anni, l'S&P 500 dovrebbe perdere il 9% per portarsi in linea con il rendimento del Treasury decennale, escludendo dal calcolo la componente inflattiva: infatti, se l'inflazione si attestasse in media al 2%, nello stesso periodo di dieci anni, l'S&P 500 dovrebbe subire un calo del 25% per arrivare sullo stesso livello dei Treasury decennali", sottolineano da Columbia Threadneedle.

E per chi si stesse chiedendo cosa avviene al di fuori degli Stati Uniti, lo scenario che si delinea è ancora più sorprendente: le azioni dell'area euro e quelle britanniche, sempre secondo i calcoli effettuati dalla società di investimento, dovrebbero perdere rispettivamente il 30% e il 50% in termini reali per uguagliare i rendimenti obbligazionari. “Nessuno di questi scenari appare probabile, e benché il rendimento degli utili statunitensi sia nettamente inferiore alla media, il premio al rischio azionario è ancora elevato, perché i rendimenti obbligazionari reali rimangono in territorio negativo", continua Doyle.

Di fatto, il premio al rischio azionario continua ad aggirarsi sul livello di marzo, quando le quotazioni azionarie hanno toccato i minimi: questo perché se da un lato i prezzi delle azioni hanno recuperato quota e i rendimenti da dividendo sono diminuiti, dall'altro il calo dei rendimenti obbligazionari reali è stato del tutto analogo. "Pur avendo inglobato nei prezzi la temporanea flessione degli utili societari dovuta al Covid-19, il mercato ha scontato anche il calo da 94 punti base del rendimento trentennale privo di rischio da inizio anno", argomenta l'analista, "e se l'effetto sugli utili è transitorio, quello sul tasso di sconto è permanente: ne consegue che, nonostante i timori di breve termine, in realtà le quotazioni azionarie dovrebbero essere ancora più elevate".

Nel contempo, la politica monetaria è risultata straordinariamente accomodante e, vista la totale assenza di inflazione, è difficile che i tassi obbligazionari aumentino nei prossimi anni", sottolineano gli strategist del gruppo, secondo cui, pur essendo improbabile un ulteriore nuovo calo dei rendimenti, l'attuale premio al rischio azionario è tale da consentire alle azioni di apprezzarsi ancora, anche laddove i rendimenti obbligazionari dovessero leggermente salire.

Quali settori azionari hanno più spazio per correre? Sicuramente, "la convenienza dei titoli value rispetto a quelli growth ha raggiunto il massimo storico, superando persino quella rilevata all'apice della bolla delle dotcom del 2000. Tuttavia, queste azioni hanno bisogno di un elemento catalizzatore in grado di innescare una ripresa. Un nuovo pacchetto fiscale e un vaccino regolarmente autorizzato e distribuito in tempi rapidi potrebbero fornire questa spinta, ma non siamo ancora giunti a questo punto”, ribadiscono da Columbia Threadneedle, evidenziano come il segmento value tenda a sovraperformare quello growth durante le fasi di indebolimento del dollaro e di accelerazione della crescita globale, motivo per cui "un deprezzamento del biglietto verde nei prossimi mesi potrebbe imprimere slancio ai titoli value attualmente su livelli depressi".

Infine, secondo Doyle, "anche se il ritorno a una politica dei tassi zero sosterrà gli asset rischiosi nell'immediato futuro, nel breve termine l'attuale aumento dei contagi di Covid-19, i continui lockdown, la riduzione dell'attività economica e la soppressione delle aspettative inflazionistiche potrebbero innescare una nuova correzione dei listini azionari". (riproduzione riservata)



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