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Da sinistra, Giovanni Gorno Tempini e Dario Scannapieco
Da sinistra, Giovanni Gorno Tempini e Dario Scannapieco
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Nella Cassa del potere: perché è così importante Cdp (e i partiti vogliono metterci le mani sopra)

09 febbraio 2024, 22:00 Ultimo aggiornamento: 23:21

Meloni si trova ad affrontare la nomina più pesante: il numero uno di Cdp, oggi guidata da Dario Scannapieco. Da Eni, Tim, Terna e Poste alle altre mille società: che cosa c’è nel gruppo e tutte le poltrone in ballo. L’inchiesta  | Cdp e Poste puntellano l’accordo sui Buoni Fruttiferi

Giorgia Meloni dovrà affrontare a breve la nomina più pesante tra quelle che spettano al governo: la guida della Cassa Depositi e Prestiti. A chi affiderà la premier questo gigante da 469 miliardi di attivi che con la sua rete di società e veicoli arriva a controllare buona parte dell’economia di Stato e genera un valore aggiunto pari all’1,5% del pil? Dentro il suo bilancio si trova di tutto, di più. L’ultima colossale acquisizione è quella di Autostrade per l’Italia, per oltre 8 miliardi.

Mille aziende partecipate direttamente e indirettamente da Cdp

Ma in mano ha quote di giganti come Eni e Poste, di Tim e della concorrente nella fibra Open Fiber; spazia dalle carte di Nexi alle valvole di Valvitaia, dai cavi con Terna alle navi con Fincantieri fino ad Ansaldo Energia, alla Treccani, a Euronext, al colosso delle costruzioni Webuild. L’elenco non finisce qui: come private equity sostiene le startup con Cdp Venture e si muove come potenziatore di pmi di successo con il Fondo Italiano d’Investimento (Fii) e gestisce infrastrutture strategiche attraverso Cdp Reti. In totale, è presente in circa mille aziende.

Senza dimenticare l’attività tradizionale che svolge da 174 anni, quella dei finanziamenti agli enti locali (2.338 operazioni per 1,2 miliardi nel 2022 e altri 688 per 392 milioni nel primo semestre 2023) e adesso anche il sostegno alla transizione ecologica e digitale.

Un colosso fuori dal bilancio pubblico

La forza di Cdp sta nel fatto che le sue attività sono fuori dal bilancio dello Stato. Si capisce quindi come sia insieme strumento di politica industriale - un ruolo giocato per decenni in Italia dall’Iri - ma anche di politica economica; più di recente è diventata anche uno strumento di impatto sociale e ambientale, per come l’ha interpretata il ceo uscente Dario Scannapieco.

La domanda quindi è: che tipo di Cassa ha in mente la premier Meloni? Negli anni la Cdp ha svolto tutti questi lavori: sotto la guida di Claudio Costamagna (presidente) e Fabio Gallia (ceo) ha operato soprattutto da «investment bank di sistema», vedi la mossa di entrare in Tim e in Open Fiber. Con Fabrizio Palermo, ceo fino al 2021, la Cassa è stata interpretata più come «banca di sistema», non sono con prestiti ma anche con le garanzie alle imprese oltre che come «private equity di sistema».

L’attuale amministratore delegato in scadenza in primavera, per molti anni vicepresidente della Bei, ha portato nella Cassa nuovi concetti di policy: da qui per esempio il varo del primo green bond e del più recente social bond da 750 milioni, oltre all’incremento a 27 degli uffici aperti nelle regioni e all’internazionalizzazione della rete, con la creazione di uffici al Cairo, Rabat e Belgrado, e la raccolta di 1 miliardo di risorse all’estero.

Comprate e vendute

Per quanto riguarda invece le partecipazioni, la presa sui grandi colossi di Stato ma anche su diverse medie imprese è continuata, anche se Scannapieco più che espandere il portafoglio ha preferito vendere quote o interi asset (Kedrion, Fsi sgr, QuattroR sgr, Inalca, Bonifiche Ferraresi, Rocco Forte Hotel) per rimpolpare il capitale, oggi tornato sopra i 2 miliardi (era di 350 milioni del 2021), secondo una scelta di rotazione, per esempio investendo in Gpi o nella società di cybersecurity Maticmind (quest’ultima di fatto un’operazione in casa, dato che a vendere è stato il Fondo Italiano).

Anche sulla base di questa logica Scannapieco ha deciso di tenersi fuori dalla partita per la rete Tim: troppo costosa e troppo incerta, anche se la Cassa potrebbe tornare in campo con l’auspicata fusione con Open Fiber: una partita che andrà giocata a Bruxelles proponendo rimedi significativi come la vendita delle aree bianche della fibra, quelle che hanno un mercato.

Totonomine ed elezioni

I nomi che per ora circolano sono quelli di Stefano Donnarumma, già ceo di Terna, che però sconta anche la beffa della mancata nomina all’Enel nella precedente tornata di assegnazione di poltrone dell’era meloniana. Una Cdp in versione banca d’affari potrebbe trovare nel banker di Rothschild Alessandro Daffina un profilo adeguato, anche se il diretto interessato ha smentito di essere interessato. E non è detto che non venga riconfermato Scannapieco, figura tecnica che potrebbe mettere d’accordo le varie forze della maggioranza.

Sulle prossime nomine pubbliche Meloni dovrà avviare duri bracci di ferro con Lega e Forza Italia, a cominciare dalle Ferrovie così ambite da Matteo Salvini. In questo scenario l’assemblea di Cdp per la nomina dei vertici - oggi prevista per la fine di maggio - potrebbe slittare a dopo le elezioni europee. Anche perché non c’è solo da nominare il numero uno ma tutti i componenti della squadra. Per questo è molto probabile che i nomi veri salteranno fuori solo alla fine.

La figura del presidente

Diverso è il ruolo del presidente Giovanni Gorno Tempini, che termina il suo primo mandato pieno essendo arrivato al vertice della Cassa a ottobre 2019 dopo le dimissioni di Massimo Tononi. Una carica, quella del presidente di Cdp, che spetta alle 66 fondazioni azioniste. Ma è una partita differente, dove a dare le carte saranno i principali enti come Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Sardegna e la Crt. E dove un ruolo decisivo lo avrà anche il futuro presidente dell’Acri Giovanni Azzone, numero uno di Cariplo, l’ente cui Gorno Tempini è tradizionalmente più vicino.

Rapporti stretti con il governo

La relazione della Cdp a trazione Scannapieco con il governo Meloni è sempre più stretta: la Cassa è stata incaricata di gestire il Fondo Italiano per il Clima da 4 miliardi, e da ultimo è stata coinvolta nel Piano Mattei e ora nel neonato Fondo Sovrano. Ma la Cassa è soprattutto un colossale centro di potere, come un ministero o addirittura più di un ministero, per le aziende che gestisce, per le informazioni riservate custodite nei due palazzi di via Goito a Roma e di via San Marco a Milano, per le nomine che da essa dipendono. Per dare un’idea, in poche settimane andranno rinnovati i board delle partecipate quotate Tim (9,8%), Saipem (12,8%), Webuild (16,6%) e della neoacquisita società di telemedicina Gpi (18,4%). E in tutte, gli orientamenti della Cassa avranno un peso sulla scelta degli amministratori.

Poltrone da assegnare

Nella compagnia telefonica il presidente Salvatore Rossi ha già detto di non essere disponibile per un altro mandato, mentre il ceo Pietro Labriola cerca la riconferma. In Saipem scadono sia la presidente Silvia Merlo sia il ceo Alessandro Puliti, inviato da Cassa ed Eni nel 2022 a risollevare le sorti della società. Scontate invece le riconferma in Webuild, dove il ticket Donato Iacovone Pietro Salini si prepara a un nuovo mandato. Poi sono in scadenza nel 2024 i cda di alcune società del gruppo: in Fintecna, una delle poche sopravvissute del vecchio carrozzone Iri, scadono sia il presidente Vincenzo Delle Femmine che il ceo Antonino Turicchi, top manager che Giorgia Meloni ha messo un anno fa a capo di Ita Airways e il cui nome circola anche come futuro amministratore delegato della stessa Cdp.

In Open Fiber scade il board ma è quasi certa la riconferma di Giuseppe Gola, cooptato lo scorso anno per sostituire in corsa Mario Rossetti. Infine c’è Cdp Reti, la scatola che ha in pancia le quote in Snam, Terna e Italgas e che ospita come azionisti anche i cinesi di State Grid: la holding deve rinnovare anche presidente e ceo, che sono rispettivamente Gorno Tempini e Scannapieco. Per legge le candidature per quei posti sono aperti: il termine per proporsi scade il 10 marzo. Che cosa succederà? (riproduzione riservata)



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