Sono i primi segni concreti di un raffreddamento dell’inflazione oltremanica. L’indice dei prezzi al consumo nel Regno Unito è sceso al 7,9% a giugno dall’8,7% del mese precedente. La stima dell’Office for National Statistics, la più bassa da marzo 2022, è anche più bassa rispetto all’attesa degli analisti che si aspettavano un indice all’8,2%.
Su base mensile, l’Ipc principale è aumentato dello 0,1% , al di sotto di una previsione di consenso dello 0,4%. L’inflazione core, che esclude i prezzi volatili di energia, cibo, alcol e tabacco, è rimasta vischiosa al 6,9% su base annua, ma è comunque scesa dal top da 31 anni toccato a maggio (al 7,1%).
A favorire la discesa dell’inflazione è stato soprattutto il calo dei prezzi del carburante per motori, mentre i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati a giugno anche se in misura inferiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’inflazione al supermercato è scesa al 17,3% dal 18,7% di maggio, ma gli articoli sullo scaffale rimangono molto costosi per gli acquirenti in difficoltà.
Il calo sarà anche una buona notizia per il governo di Rishi Sunak e la Banca d’Inghilterra. Il governo ha affermato che le cifre si stanno finalmente «muovendo nella giusta direzione». Nonostante i dati migliori del previsto, il cancelliere, Jeremy Hunt, ha affermato, però, di non essere soddisfatto, «sappiamo che i prezzi elevati sono ancora una grande preoccupazione per le famiglie e le imprese».
In effetti, l’inflazione nel Regno Unito rimane la più alta nel gruppo di economie del G7 e alcuni analisti prevedono che la Banca d’Inghilterra potrebbe aumentare il tasso di base oltre il 6,5% entro l’inizio del prossimo anno, spingendo verso l’alto i tassi dei mutui e la pressione sui proprietari di case. Gli ultimi dati aumentano le possibilità che la Banca d’Inghilterra possa optare per un aumento meno ampio del previsto di 25 anziché 50 punti base. Secondo Katharine Neiss, chief european economist di Pgim Fixed Income, però, i dati potrebbero non essere sufficienti a dissuadere la BoE dall’aumentare i tassi di altri 50 punti nella riunione di agosto.
«Il recente accordo sui salari del settore pubblico si tradurrà probabilmente in un’inflazione ostinatamente elevata. Sebbene i dati del pil del Regno Unito per il mese di maggio abbiano mostrato una piccola contrazione», spiega Neiss. «La nostra valutazione del recente flusso di dati è che la BoE rimarrà concentrata sull’inasprimento delle condizioni di credito per raffreddare l’economia e riportare l’inflazione al target».
Il rendimento dei Gilt (titoli di stato britannici) a due anni, che sono sensibili alle aspettative sui tassi, è sceso di 24 punti base al 4,843%, poiché i mercati stanno ora scontando le aspettative per un tasso finale più basso della Banca d’Inghilterra al 5,75% dal 6%. Su questa convinzione scivola la sterlina sul dollaro a quota 1,293 (-0,75%). (riproduzione riservata)