Nel cuore del Salento c’è un boutique hotel di sole 6 camere che sembra una casa segreta tra gli ulivi
A Parabita, una villa ottocentesca abbandonata è diventata Il Giardino Grande: un rifugio esclusivo tra giardino geometrico, design mediterraneo e ospitalità familiare
A chi viene dal Nord, il Salento fa un effetto euforizzante. Merito del cielo blu che abbaglia già dalla scaletta dell’aereo, del sole splendente più o meno sempre, dei rosari di paeselli – apparentemente anonimi e invece ricchi di tesori – e del verde tenero dei prati e degli ulivi, per quanto molti ne manchino all’appello, decimati da quel castigo di Dio che corrisponde al nome di Xylella. Eppure, neanche di fronte alla catastrofe ambientale, la gente di qui perde il sorriso e la pazienza. Men che meno il senso dell’ospitalità e il dono di un’inimitabile accoglienza.

Non fanno eccezione i Fasano: padre (Gabriele), madre (Pina Micaletto) e due figli, Valentina, 41 anni, e Marco, 37, padroni di casa del boutique hotel Il Giardino Grande. Salentini doc, incarnano i valori fondanti di questo lembo di Puglia – unità familiare, operosità, intraprendenza – ed esprimono quel mix di educazione, eleganza e affabilità che le persone di qui si portano dentro come un gene.
«Eravamo alla ricerca di una proprietà in cui dare vita a un progetto di ospitalità», spiega Valentina, che dopo diversi anni trascorsi a Milano lavorando nell’hôtellerie internazionale di lusso, ha fatto ritorno alla sua terra natale per prendere parte alla nuova avventura di famiglia.

«Quando ci siamo imbattuti nel Casino, un’aristocratica villetta ottocentesca abbandonata nelle campagne di Parabita, in provincia di Lecce, ci abbiamo visto del potenziale. Abbiamo immaginato una raffinata residenza che armonizzasse elementi tradizionali e stile classico contemporaneo, nella quale accogliere pochi e selezionati ospiti. Così l’abbiamo comperata e in quattro anni di restauri e di lavori, sotto la direzione dello Studio Metamor Architetti e Associati, ciò che avevamo sognato è diventato realtà».

L’affascinante resort, a cui è stato dato il nome di Giardino Grande (dal titolo del romanzo di Ortensio Seclì, autore locale), incanta i visitatori già da fuori. Vi si arriva attraverso uno scenografico giardino, concepito e realizzato dalla paesaggista Milena Mastria: scandito da lunghi colonnati sormontati da archi in ferro battuto e percorso da vialetti perpendicolari e paralleli, ha un impianto geometrico rigoroso che echeggia le suddivisioni degli spazi tipiche del giardino all’italiana. Più fantasiosa e spontanea appare invece la disposizione degli alberi e dei fiori, prevalentemente mediterranei: argentei ulivi, vivaci melograni, carrubi e fichi a cui fanno da contrappunto profumati gelsomini rampicanti sui pilastri, cespugli di rose, generose fioriture di lantane e soprattutto due altissime palme, verdi sentinelle della casa, situate proprio di fronte all’ingresso e riprese nel logo della proprietà.

L’edificio principale è un parallelepipedo squadrato, dal volume contenuto, le linee pulite, il colore chiaro e nello stesso tempo caldo. Merito del carparo leccese di cui sono rivestiti i muri, una pietra locale che ha una texture granulosa e una particolare capacità di assorbire e riflettere la luce. È la nota di inizio di una sinfonia di bianchi che prosegue nell’ampia lobby (sotto) pavimentata in cocciopesto – una malta di calce, sabbia e frammenti di mattoni, tegole, cocci – e nelle variazioni cromatiche minimali, tono su tono, degli ambienti adiacenti: come la saletta delle colazioni e la suggestiva “chiesetta”, un raccolto locale di meditazione o semplicemente di riposo, il cui pezzo forte è un antico altare, perfettamente restaurato.

Aleggia ovunque una luminosità naturale e diffusa che dà respiro agli spazi e uniforma gli sfondi, regalando continuità ed esaltando gli accenti: una collezione di arredi – credenze, librerie, poltroncine, tavoli, lampade, tessuti, quadri, specchi e oggetti –, per lo più di modernariato, dai colori decisi accostati a contrasto. Dieci e lode a Pina Micaletto Fasano, che li ha cercati a uno a uno nei mercatini delle pulci o in magazzini, negozi, aste e case private, e che ha collaborato attivamente con Sara Lagna, interior designer dell’intero progetto.

Al primo piano, nelle sei camere del Giardino Grande, i colori replicano la palette del territorio circostante e pur senza spezzare il fil rouge con il resto dell’edificio (le stanze restano sempre dipinte di chiaro), si accendono di verdi oliva, tenui celesti, caldi terracotta nelle rispettive sale da bagno. Ogni suite porta il nome di un albero (Ulivo, Fico, Ciliegio, Carrubo, Loto, Melograno) e la porta d’ingresso di ciascuna si apre con una maniglia in ferro battuto che ne riproduce la foglia. Una menzione a parte meritano i soffitti: alcuni, spettacolari, a volta, a botte o a stella, altri spioventi in cannicciato. Un paio di camere dispongono anche di terrazzi, da cui si gode la vista del giardino e, in lontananza, di Parabita, suggestiva di notte quando tutte le luci sono accese.

Va sottolineato che la struttura è sostenibile: «Siamo consapevoli dell’importanza cruciale del territorio e della necessità di conservarlo al meglio mettendo al centro sua integrità anche nell’esercizio delle attività economiche», dice Marco, ex bocconiano con un passato in EY. «Obiettivo del Giardino Grande è di limitare l’impatto ambientale e ridurre al minimo il consumo energetico, utilizzando energia rinnovabile: a questo scopo abbiamo installato un congruo numero di pannelli solari sufficienti a coprire il nostro fabbisogno».

La coerenza del progetto non viene meno a tavola: perché anche qui brilla il Salento con i suoi sapori, i colori, i profumi dei prodotti locali e la bontà di pietanze che vengono dal passato ma piacciono ancora oggi. Al bar della piscina vengono offerti snack sani e genuini, mentre nella saletta delle colazioni, ogni mattina è allestito un buffet diverso, con formaggi freschi artigianali, salumi, frutta raccolta in loco, oltre che torte rigorosamente di giornata, yogurt, cereali, pane fatto in casa. A disposizione degli ospiti c’è anche una selezione di opzioni à la carte. Va segnalato che al Giardino Grande non sono previsti pranzo e cena: su richiesta di un numero sufficiente di ospiti (almeno 6-8), però, lo staff è disponibile ad allestirli occasionalmente, sotto la guida di chef noti anche al di fuori dei confini regionali, che firmano piatti non solo eccellenti, ma meravigliosi da vedere. Sicuramente destinati a essere ricordati.

Se è vero che molti ospiti s’innamorano della pace e dello charme di questo luogo e sembrano restii ad allontanarsene, ciò non impedisce a Valentina e ai partner locali con i quali ha avviato delle collaborazioni di proporre e organizzare esperienze ed esplorazioni nei dintorni: si va dal noleggio di yacht (con Salento Luxury Yachts – Gallipoli) ai tour enogastronomici nelle cantine e nei ristoranti locali, dalle passeggiate a cavallo alle partite a golf, dalle visite alle botteghe di artigiani e artisti alla raccolta delle olive, ai picnic, alle gite. Ciò non toglie che, a fine giornata, dopo essersi riempiti gli occhi di bellezza, tutti gli ospiti fanno ritorno volentieri nel Giardino Grande.

Non solo perché è bello, confortevole e chic, ma perché è percepito come casa. Una casa dove si è curati e coccolati e dalla quale è difficile partire. Parola di chi c’è già stato. Al momento dei saluti, tutti sentono gli spilli del distacco e, magari senza dirlo, fanno voto di tornarci. Il suggerimento è di non lasciare nulla al caso. Molti sono i chiamati, pochi gli eletti: tredici per la precisione, capacità ricettiva massima di questo paradiso. Ci vuole poco, anzi pochissimo, a riempirlo. (Riproduzione riservata)
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