In parallelo al miglioramento del quadro macroeconomico, si rafforza anche il sentiment di mercato. Secondo quanto emerso da un'indagine condotta da Natixis Im su oltre 8 mila clienti individuali, un'alta percentuale di investitori è fiduciosa che nel 2021 i ritorni annuali supereranno del 13% l'inflazione. Eppure, la previsione potrebbe essere troppo ottimistica: a detta dei professionisti della finanza intervistati dalla società di gestione, i ritorni si piazzeranno intorno al 5,3% sopra l'inflazione. Il divario nelle aspettative, quindi, si porta al 174%, in crescita di 53 punti percentuali rispetto al 2020.
"L'attuale sentiment di mercato indica come gli investitori guardino alla ripresa economica per rendere la nuova normalità un contrappeso commisurato alle sfide dell'anno scorso", ha spiegato Antonio Bottillo, Country Head ed Executive Managing Director per l'Italia di Natixis Investment Managers. Come ribadito dall’esperto, "gli investitori hanno grandi aspettative per il panorama di investimenti nello scenario post-pandemico", tuttavia resta il "persistente desiderio di sicurezza rispetto alla performance degli investimenti".
Difatti, il 76% degli investitori europei (81% in Italia) continua ad anteporre la sicurezza alla performance finanziaria degli asset, anche se il 53% si è detto disposto ad assumersi dei rischi per beneficiare della crescita dei rendimenti. In particolare, la maggiore preoccupazione dei mercati europei è la lentezza della ripresa economica (44,5%), seguita dalla volatilità (39%) e da disfunzioni politiche (32%). "Le preoccupazioni fondamentali in tema di volatilità potrebbero mettere alla prova il coraggio degli investitori dinanzi a turbolenze di mercato", ha concluso Bottillo.
Oltre ai rischi di mercato, gli investitori condividono anche un ampio spettro di timori finanziari: uno su tutti, le spese non preventivate (30%). In Italia i costi non previsti sono al secondo posto nella lista dei timori degli investitori, dietro alle preoccupazioni legate agli aspetti fiscali (37,5%) e davanti alla sicurezza del posto di lavoro (27,3%).
C'è da dire, comunque, che la maggior parte degli investitori europei non è rimasta scottata dalla pandemia da Covid-19. L'indagine di Natixis ha mostrato che i ritorni medi si sono attestati all'11,2% al di sopra dell'inflazione. Di conseguenza, solo l'11% degli europei ritiene di aver subito un significativo peggioramento della propria sicurezza finanziaria durante la pandemia, il numero più basso di tutte le altre aree geografiche. Inoltre, due terzi degli intervistati sono sicuri della propria stabilità finanziaria, anche se tra questi gli italiani sono in ultima posizione (52,3%), dopo Germania (74%), Olanda (78%), Svizzera (70%) e Regno Unito (71%).
Poco toccati dagli effetti della pandemia, il 50% degli intervistati non ha apportato modifiche ai propri investimenti a seguito del Covid-19. I millenial, invece, hanno mostrato maggiore propensione all'adattamento: il 74% di loro ha ritoccato la propria strategia, incrementando il capitale investito, intensificando le attività di trading online o aumentando quelle tramite il proprio consulente. (riproduzione riservata)