Il taglio di giovedì 6 marzo è dato per scontato dagli analisti. La Bce dovrebbe ridurre il costo del denaro con una sforbiciata dello 0,25% al 2,5% per la sesta volta dal giugno scorso quando erano al 4%. Ma potrebbe trattarsi dell’ultimo calo senza discussioni all’interno della banca centrale presieduta da Christine Lagarde dato che il partito dei falchi potrebbe risvegliarsi e mettere in discussione ulteriori tagli data la loro mancata capacità di comprimere il pil, già debole, è la loro teoria. A partire da Isabel Schnabel, membri del consiglio direttivo della Bce, che nei giorni scorsi ha detto di voler iniziare la discussione per fermare o mettere in pausa i tagli.
Se questo è lo scenario, per chi deve aprire un mutuo si fa più difficile la scelta tra un tasso fisso e uno variabile. Partendo da un punto ormai dato per sicuro, ovvero la riduzione di 25 punti base del 6 marzo. Facile.it e Mutui.it hanno stimato che in questo caso la rata di un finanziamento variabile dovrebbe diminuire di circa 17 euro, passando dagli attuali 650 euro a 633 euro (le simulazioni sono fatte su un mutuo da 126 mila euro in 25 anni, con un loan to vale del 70%, con tasso Euribor 3 mesi più 1,25%, sottoscritto a gennaio 2022).
Dopo il taglio del 6 marzo per i prossimi mesi le incognite sono più che mai numerose e sono molti a scommettere che questo potrebbe essere, se non quello finale, uno degli ultimi. Guardando all’andamento dei futures sugli Euribor emerge che gli indici potrebbero continuare scendere gradualmente raggiungendo il punto più basso entro la fine dell’anno, per poi stabilizzarsi.
Dati alla mano, l’Euribor a tre mesi dovrebbe arrivare a 2,16% a giugno per poi scendere al di sotto del 2% entro la fine dell’anno: se queste previsioni fossero corrette, la rata del mutuo standard preso in esame arriverebbe, entro dicembre 2025, a 611 euro dai massimi di 748 euro di un anno fa, con un risparmio di circa 40 euro rispetto ad oggi, per poi fermarsi.
Per chi è oggi alle prese con la sottoscrizione del mutuo, quindi aumentano i dubbi sulla scelta se sia meglio il fisso o il variabile? Sul fronte dei fissi, l’inizio dell’anno è stato caratterizzato da un aumento dell’Irs, l’indice di riferimento per questo tipo di offerta, che sta risentendo dell’aumento dei rendimenti dei titoli di stato europei, sulla scia di quelli americani. La buona notizia, però, è che l’aumento dell’Irs si è trasmesso solo parzialmente sui tassi proposti alla clientela perché molti istituti di credito hanno deciso di assorbire parte di questi rincari riducendo gli spread applicati ai mutui fissi e mantenendo così l’offerta su livelli competitivi, spiega l’analisi di Facile.it I variabili, invece, pur continuando nella loro corsa al ribasso rimangono ancora più costosi rispetto ai fissi.
Secondo le simulazioni di Facile.it e Mutui.it, su un mutuo di 125 mila euro con un loan to vale del 70%, guardando alle migliori offerte a tasso fisso disponibili online i Tan partono dal 2,54%, con una rata pari a 568 euro. Per i variabili, invece, le migliori offerte partono da un Tan pari al 3,30%, con una rata iniziale di 617 euro. (riproduzione riservata)